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Ddl anticorruzione, torna il falso in bilancio
di Redazione

Senato a scrutinio segreto: fino a 5 anni per le società non quotate

Tags: Corruzione, Anticorruzione



ROMA - Prosegue a ritmo serrato la marcia del ddl anticorruzione all’esame del Senato, il cui voto finale era atteso per ieri sera. L’Aula di palazzo Madama ha già approvato, a scrutinio segreto, l’art.8 che fissa per il reato di falso in bilancio per le società non quotate, con pene da uno a cinque anni. I sì sono stati 124, i no 74 e 43 gli astenuti. Via libera dal Senato, con 146 sì, 95 no e 8 astenuti, anche all’art.9 del che introduce nel Codice civile gli articoli 2621-bis e 2621-ter sui fatti di lieve entità nella valutazione delle false comunicazioni sociali nelle società non quotate. Si prevede una riduzione di pena rispetto a quanto previsto dall’art.8 precedentemente approvato.

L’Aula di palazzo Madama ha votato anche l’art.10 del provvedimento, approvandolo con 182 voti a favore, 85 contrari e 48 astenuti. L’articolo modifica l’articolo 2622 del codice civile, e fissa la pena della reclusione da tre a otto anni per gli amministratori di società quotate che si siano resi responsabili di false comunicazioni sociali. Il Senato ha quindi dato il suo assenso, con 205 sì, 56 no e un astenuto, all’art. 11 sulle multe in termini di quote azionarie per i responsabili di falso in bilancio.

Intanto, il capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Giustizia al Senato, Enrico Cappelletti solleva dubbi sulla regolarità delle votazioni e denuncia: “La legge sull’anticorruzione è falsata dal voto di pianisti, che si esprimono per senatori assenti e il presidente Grasso non annulla le votazioni”. Per l’esponente pentastellato, “molti emendamenti, anche migliorativi, non vengono approvati sul filo del rasoio per 1-3 voti” e avverte: “Il M5S ha già scoperto un ‘pianista’ che ha votato per il senatore Tarquini (Fi), assente in aula, ma di fronte alle denunce del M5S, Grasso non annulla votazioni palesemente irregolari”. “è assurdo - afferma Cappelletti -. Un paradosso totale: si vota una legge che vorrebbe contrastare l’illegalità che è falsata dall’irregolarità del voto sugli emendamenti. Come se si volessero contrastare i furti e vengono ignorate le denunce puntuali di chi individua i ladri”.

Il senatore Franco Mirabelli, capogruppo del Pd nella commissione Antimafia, critica invece la linea seguita dal M5s: “Deve far riflettere - afferma - il fatto che i Cinque Stelle, dopo aver fatto finta per mesi di volere le norme anticorruzione, oggi hanno persino votato contro alla reintroduzione del falso in bilancio”. Gli italiani “devono sapere che i grillini hanno votato con chi il falso in bilancio l’aveva cancellato”.

Articolo pubblicato il 02 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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