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Palermo - Servizio veterinario dell’Asp: Paolo Giambruno risponde alle accuse
di Redazione

Inchiesta della Procura su presunti controlli irregolari in varie aziende

Tags: Palermo, Asp, Paolo Giambruno



PALERMO – Hanno respinto le accuse della Procura i veterinari indagati nell’inchiesta che ha portato al sequestro di titoli, conti correnti e aziende al direttore del Servizio veterinario dell’Asp, Paolo Giambruno, accusato di essere prestanome di un mafioso e di una serie di irregolarità nei controlli per il rilascio di autorizzazioni sanitarie. L’indagine riguarda altre 28 persone, tra funzionari e dirigenti del dipartimento, allevatori e amministratori di aziende.

“L’accusa – ha detto Paolo Ingrassia, presidente del Sivemp, il sindacato dei veterinari italiani, in conferenza stampa negli uffici del Servizio veterinario dell’Asp di Palermo, cui hanno partecipato altri medici indagati - di avere consentito l’accesso agli atti a personale non autorizzato non esiste. Il personale era autorizzato ed è stato pagato per svolgere un servizio di aggiornamento della banca dati d’intesa con l’azienda di Teramo”.

“I capi affetti da tubercolosi a un solo organo – ha aggiunto - normalmente vengono dati al libero consumo. Nel 2014 su 764 capi affetti solo 30 sono stati distrutti. Le carni degli animali affetti da tubercolosi, purché non in una fase generalizzata dell’organismo, possono e devono essere commercializzati”.

“L’imprenditore Caruso - ha precisato Ingrassia - a cui abbiamo sequestrato negli anni decine di capi ha avviato alla macellazione tre vitelli risultati affetti da tubercolosi. Dato che è stata ravvisata una lesione tubercolare si è applicata la normativa che prevede il sequestro dell’organo e il suo successivo invio all’Istituto Zooprofilattico. Poi però sono state fatte le analisi sui muscoli che sono risultate negative, a conferma che la tubercolosi riguardava solo un organo”.

“L’inchiesta – è intervenuto Giambruno - era iniziata quattro anni fa. Un dipendente del servizio veterinario aveva denunciato che imprenditori pagavano tangenti per avere favori. Ebbene, dopo quattro anni di indagini non c’è stata traccia di queste dazioni di denaro. Si parla di milioni di euro movimentati in borsa da me. Ma queste sono operazioni virtuali. Io ho movimentato poche migliaia di euro che sono diventate, solo virtualmente, milioni di euro. Il consulente della Procura questo aspetto l’aveva chiarito ma mi è stato contestato lo stresso”.

Giambruno, al quale sono stati sequestrati conti correnti, titoli e aziende che secondo l’accusa avrebbe in società con il boss mafioso di Carini Salvatore Cataldo, contesta anche l’accusa di aver disposto alcuni trasferimenti come metodo coercitivo per costringere i dipendenti a eseguire determinati ordini.

“La rotazione del personale – ha affermato - è un obbligo imposto dal Ministero. Non è discriminatorio. La rotazione, anzi, è utile a evitare incrostazioni che nel corso degli anni potrebbero crearsi tra un funzionario e un utente. Agirò legalmente contro chiunque continuerà a infangare l’onore mio e del dipartimento dove lavoro”.

Articolo pubblicato il 14 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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