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Quotidiano di Sicilia

In Sicilia la mafia uccide imprese e ricchezza
di Serena Giovanna Grasso

Unimpresa: l’Isola, Calabria e Campania le regioni in cui la criminalità incide maggiormente sull’attività aziendale, ma anche le più povere

Tags: Unimpresa, Mafia, Impresa



PALERMO – Da otto anni a questa parte, “crisi” sembra essere stata la parola d’ordine utilizzata a proposito della materia economica. Certo, in Sicilia e più in generale nel Mezzogiorno questo cancro si è attaccato con maggior vigore a causa della naturale e radicata arretratezza che caratterizza i territori praticamente da sempre. Ma quel che non tutti sanno o dicono è che a determinare quest’arretratezza sia stata e continua tutt’oggi ad essere in modo preponderante l’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico ed imprenditoriale.

Secondo “I costi dell’illegalità e la lotta alla criminalità organizzata”, il rapporto stilato da Unimpresa (Unione nazionale di imprese) e relativo all’anno 2013, le unità imprenditoriali site in Sicilia e in altre aree meridionali come Calabria e Campania risentono massimamente dell’incidenza operata dalle attività illegali compiute dalle imprese criminali. Non è certamente un caso che queste stesse sono le regioni più povere d’Italia. Al contrario,  passa una stretta connessione tra incidenza della criminalità sull’attività d’impresa e povertà della popolazione; dunque, l’illegalità è un male che dissangua tanto le aziende quanto la comunità.

Ma ritornando alle aziende, rispetto al campione di imprenditori intervistati in Sicilia da Unimpresa, si rileva un’elevata percentuale di dichiarazioni di condizionamenti da parte della criminalità organizzata (60%), mentre il 40% lamenta effetti negativi sul fatturato. Il maggiore fattore che incrina la situazione economica delle imprese risiede nella sleale concorrenza esercitata da parte delle aziende colluse con la criminalità organizzata. Infatti, queste ultime possono permettersi di offrire servizi e prodotti a prezzi decisamente inferiori grazie alla disponibilità di ingenti risorse finanziarie derivanti da ulteriori attività criminose: non di rado accade che i gruppi mafiosi utilizzino i proventi derivati da attività illegali quali prostituzione, traffico di stupefacenti, racket ed estorsione, così da “pulire il denaro” e sottrarsi quanto più possibile ai controlli  impartiti dagli organi statali che senza dubbio condannerebbero l’attività criminosa.

Ulteriori fattori che permettono l’attuazione di un regime altamente concorrenziale risiedono nella corruzione di amministratori e pubblici funzionari che in particolar modo nel settore degli appalti pubblici annulla le offerte competitive e condiziona le procedure di gara. Da non sottovalutare neppure la compressione salariale: infatti, molto spesso l’impresa mafiosa, specie in Sicilia, approfitta dell’alto tasso di disoccupazione per reclutare personale con retribuzioni inferiori rispetto alla soglia consentita e negano l’erogazione dei contributi previdenziali ed assicurativi, oltre naturalmente alla compressione dei diritti dei lavoratori.
Dunque, non affatto indifferenti sono le conseguenze gravanti sulle imprese che rifiutano i condizionamenti illegali: numerose sono le fughe delle aziende dall’Isola; quando si resta inevitabili sono i crolli di fatturato e le difficoltà economico – finanziarie, fino poi ad arrivare alla chiusura delle stesse.
 

 
Le imprese mafiose sottraggono quote di spesa pubblica
 
A distinguersi dalle imprese improntate alla legalità e da quelle mafiose, sono le imprese che scelgono di contrarre degli accordi con queste ultime. Ma perché le imprese dovrebbero scegliere di associarsi alle mafiose? La maggioranza degli imprenditori accetta tali condizioni per entrare a far parte  del sistema protezionistico che elimina i costi e i rischi della concorrenza, garantendo una ripartizione del mercato e degli utili secondo un sistema di rotazione interno. Oltretutto, rifiutarsi di abbracciare gli ideali dell’impresa mafiosa espone la stessa ad una doppia ritorsione, ovvero quella mafiosa e quella politica. Infatti, quando il sistema politico è corrotto devierà i finanziamenti pubblici statali ed europei  in favore delle imprese mafiose. Così, le imprese criminali sottraggono importanti quote di spesa dai bilanci pubblici, riducendo allo stesso tempo il volume potenziale di spesa complessiva. Inevitabilmente verranno penalizzati gli utilizzi alternativi rivolti ai soggetti realmente meritevoli; intaccando gli stessi prodotti e servizi da offrire alla comunità che in questo modo risulteranno fittizi ed improduttivi.

Articolo pubblicato il 14 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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