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Bankitalia, i segnali sono positivi ma la crescita “incerta”
di Redazione

La fotografia del Paese nell’ultimo report economico della Banca d’Italia

Tags: Economia, Crisi, Banca D'italia



ROMA – Crescono “i segnali congiunturali favorevoli, anche se deve ancora consolidarsi il riavvio del ciclo economico” e pertanto “le prospettive sono ancora incerte”. È la fotografia scattata dalla Banca d’Italia nel suo ultimo bollettino economico.

Nel trimestre finale del 2014, infatti, “pur a fronte di una stazionarietà del prodotto, i conti nazionali confermano l’espansione dei consumi delle famiglie, l’accelerazione delle esportazioni e segnalano una lieve ripresa dell’accumulazione di capitale, in particolare per macchinari e mezzi di trasporto. Nei primi mesi dell’anno in corso l’andamento dell’attività industriale è ancora incerto, ma si riscontra un netto miglioramento della fiducia di famiglie e imprese”.

“Dopo la lieve ripresa della fine del 2014 – spiega l’istituto di via Nazionale - la produzione industriale sarebbe cresciuta, secondo nostre valutazioni, in misura modesta nei primi mesi dell’anno. Sulla base di questi dati, il prodotto nel primo trimestre sarebbe lievemente aumentato”.

Secondo Bankitalia, “segnali più favorevoli provengono dalle inchieste qualitative, che delineano un quadro di maggior fiducia nei giudizi di imprese e famiglie, soprattutto in termini prospettici”.

Un sostegno alla crescita “potrà scaturire dall’ampliamento del programma di acquisto di titoli recentemente varato dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea. L’attività economica beneficerebbe inoltre delle basse quotazioni del greggio: la riduzione della spesa energetica libera risorse che famiglie e imprese possono destinare a consumi e investimenti e potrebbe contribuire a un effetto sul prodotto nell’ordine di mezzo punto percentuale in due anni”.

Il piano di Quantitative easing della Bce, se pienamente attuato, consentirà secondo la Banca d’Italia una crescita del Pil del Paese superiore allo 0,5% nel 2015 e intorno all’1,5% nel 2016. A questi effetti, inoltre, “se ne possono aggiungere altri, di non facile quantificazione, qualora un aumento generalizzato dei prezzi delle attività, dovuto al riequilibrio dei portafogli, fornisca ulteriori incentivi a consumi e investimenti”.

Articolo pubblicato il 18 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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