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Organizzazione criminale per il traffico di migranti
di Redazione

Sono 24 i provvedimenti di fermo emessi, di cui 14 già eseguiti. Eritrei, etiopi, ivoriani e ghanesi avrebbero favorito con enormi guadagni l’immigrazione illegale di migliaia di connazionali

Tags: Immigrati, Migranti, Immigrazione



PALERMO – È ancora forte lo shock per l’ennesima tragedia del mare verificatasi nella notte tra sabato e domenica nel Canale di Sicilia, che ha provocato la morte di oltre centinaia di migranti. Sul numero esatto dei morti, però, c’è cautela, così come riferito dal procuratore di Catania Giovanni Salvi. Il totale delle vittime, infatti, è stato riferito da testimoni che “non hanno fatto verifiche: uno ha detto che erano 950 altri 700”.

“Secondo quanto ha riferito un sopravvissuto sentito a Catania - ha aggiunto Salvi - il peschereccio aveva tre livelli e i due inferiori, dove c’erano centinaia di migranti, sono stati chiusi prima della partenza per non farli uscire. La maggior parte di loro non poteva salvarsi”.

“Non ci risulta – ha concluso Salvi - che ci siano collegamenti con la mafia nel traffico di migranti, ma c’è l’ipotesi di reato sullo sfruttamento degli affari nella gestione dei Centri accoglienza”.

Intanto, nella giornata di ieri, la Polizia di Stato ha fermato, su ordine della Dda di Palermo, i componenti di un’organizzazione criminale transnazionale accusati d’associazione a delinquere e favoreggiamento di immigrazione e permanenza clandestina: eritrei, etiopi, ivoriani e ghanesi avrebbero favorito con enormi guadagni l’immigrazione illegale di migliaia di connazionali.
 
Tra le persone coinvolte nell’indagine anche due personaggi noti agli inquirenti: Ermias Ghermay, etiope, e Medhane Yehdego Redae, eritreo, ritenuti tra i più importanti trafficanti di migranti che operano sulla cosiddetta “rotta libica”. Ghermay, che vive e opera a Tripoli e Zuwarah, è latitante dal luglio del 2014, quando nei suoi confronti fu emesso un provvedimento cautelare, esteso anche in campo internazionale, dopo il naufragio avvenuto il 3 ottobre 2013 davanti alle coste di Lampedusa, in cui persero la vita almeno 366 migranti. Del tragico viaggio l’etiope è ritenuto organizzatore e responsabile.

“Tutti i dati emersi da questa indagine – ha affermato il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi - verranno comunicati a Eurojust e a Europol in modo che ci possa essere un proficuo scambio di informazioni e, attraverso le banche dati, si possano riscontrare gli esiti delle nostre inchieste con quelli delle autorità giudiziarie di altri paesi europei”.

I magistrati hanno emesso 24 provvedimenti di fermo: 14 sono stati eseguiti. Non è stato possibile arrestare i due capi dell’organizzazione che si trovano in Libia, mentre in manette è finito, a Civitavecchia, mentre tentava di lasciare l’Italia, il fratello di uno dei due boss, l’eritreo Asghedom Ghermay.

Articolo pubblicato il 21 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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