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Garanzia Giovani, il grande flop. La Regione trema davanti al Tar
di Michele Giuliano

Il caso degli esclusi dalla selezione dell’ottobre scorso: primo ricorso vinto da dieci candidati. Sentenza che potrebbe avere un effetto domino: altri 500 esclusi pronti al ricorso

Tags: Garanzia Giovani, Formazione



PALERMO - In 10 sono stati riammessi e almeno altri 500 potrebbero esserlo a breve. Il tempo materiale che il Tar esamini tutti i casi, che comunque sono sostanzialmente simili, e per la Regione saranno dolori. Il contenzioso di “Garanzia Giovani” rischia davvero di rappresentare l’ennesima sconfitta di un governo siciliano che nell’ambito della formazione ha messo insieme una serie di scelte che alla fine si sono rivelate un flop e su cui spesso sono arrivati degli stop dai vari organi competenti, che sia giustizia ordinaria e non.

Su “Garanzia Giovani” aleggia il puzzo dell’illegittimità dei candidati esclusi: una sentenza del Tar di questi giorni mette proprio questo in evidenza. Una decina di questi candidati esclusi hanno vinto il ricorso e dovranno essere riammessi al programma finanziato con fondi ministeriali che permetterà di riassorbire i 1.700 lavoratori degli sportelli multifunzionali per tre mesi. Stiamo parlando di un programma per cui sono stati impegnati 15 milioni di euro e che avrebbe dovuto dare un impiego a 2.065 persone tra addetti di segreteria, impiegati amministrativi, addetti all’erogazione delle attività di orientamento e direttori.

I candidati hanno partecipato a una selezione il 16 e il 17 ottobre, in base alla quale alla fine dell’autunno è stata pubblicata una graduatoria con 1.854 nomi. Fra questi c’erano proprio i dieci esclusi che però, all’atto della firma del contratto, erano rimasti inspiegabilmente fuori. Da qui è nato il ricorso che oggi è stato vinto e quindi la Regione dovrà riassorbirli.

Ma il problema è che con loro ad essere rimasti fuori sono stati altri 500 candidati che avrebbero intenzione di fare ricorso. Anzi, dopo questo pronunciamento del tribunale amministrativo, è quasi scontato che lo faranno. Un contenzioso che si è innescato quando è scaduto il contratto a tempo determinato che ha permesso di riassorbire i lavoratori rimasti fuori dagli enti di formazione: a quel punto, un centinaio di dipendenti ha scritto una lettera al Ciapi di Priolo contestando la conclusione del rapporto di lavoro, sostenendo di avere il diritto ad essere stabilizzati e chiedendo quindi “il riconoscimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e la immediata reintegrazione nel posto di lavoro con il pagamento di tutte le retribuzioni maturate dalla data di assunzione a quella di effettiva reintegrazione”.

Come fatto notare nel ricorso il bando imponeva di autocertificare l’eventuale presenza di contenziosi, ma non la indicava come criterio automatico per l’esclusione. Ma in quel momento in realtà non si poteva parlare nemmeno di contenzioso perché quei lavoratori avevano semplicemente inviato una raccomandata sollecitando la loro reintegrazione. In quest’ottica proprio in questi giorni è nato il tavolo permanente per le politiche sociali in Sicilia formalizzato attraverso la stipula di un protocollo siglato con le organizzazioni sindacali ed Anci. Un organismo chiamato a monitorare proprio l’attuazione degli interventi nell’ambito delle politiche sociali, socio-assistenziali e di welfare in Sicilia. Basterà questo a fare superare i tantissimi intoppi che attorno al lavoro e alla formazione si sono accavallati?
 

 
Una micro formazione per 13.000 soggetti
 
Il piano complessivo della misura “Garanzia Giovani” prevede nel dettaglio una micro formazione con corsi da 50 a 200 ore che dovrebbero coinvolgere 13 mila soggetti con 500 euro per sei mesi, prolungabili a dodici, nei casi particolarmente svantaggiati, che per l’appunto dovrebbe essere messa a regime dai circa 2 mila assunti scelti attraverso la selezione-flop. L’assessore regionale al Lavoro Bruno Caruso sostiene di credere molto in questo sistema perché, almeno sulla carta, effettivamente tenta di aggredire uno dei punti più deboli del mercato del lavoro siciliano, quello cioè dei cosiddetti Neet, soggetti fuori dalle dinamiche occupazionali e  con pochissime prospettive di inserimento. Ad essere chiesto il sostegno e supporto anche dei tanto criticati Centri per l’impiego per far entrare a regime la complessa macchina che sino ad oggi invece è andata avanti con grande incertezza, e le scelte sui formatori e il conseguente ricorso ne sono la tangibile testimonianza: “I Cpi dovranno sostenere il peso di un confronto con gli operatori del mercato e gli intermediari che partono avvantaggiati – precisa Bruno - e rispetto ai quali necessita l’allestimento di un’offerta nuova e competitiva rispetto al passato”.

Articolo pubblicato il 23 aprile 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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