Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Mojo Alcantara, territorio di bellezza selvaggia dalle origini antichissime
di Annalisa Di Stefano

La lava ha dato vita alle gurne e alle gole di roccia che offrono uno spettacolo incantevole

Tags: Mojo Alcantara



Una storia antica, fatta di lava e di acqua, lega il territorio tra Mojo Alcantara e Giardini Naxos. Sul finire dell’Ottocento, il geologo Wolfgang Sartorius von Waltershausen, che eseguì numerosi studi e cartografie sulle lave formatesi nei secoli, riteneva che la colata lavica che diede forma al promontorio di capo Schisò, sul quale nell’VIII sec. a.C. i coloni calcidesi, guidati dall'ecista Teocle, fondarono la cittadina di Naxos, fosse fuoriuscita dal monte Mojo, circa mille anni prima di Cristo.

Il monte Mojo, ai piedi del quale sorge il paese di Mojo Alcantara, è infatti il più settentrionale dei coni avventizi del vulcano più alto d’Europa, e lo studioso tedesco nel suo libro “Der Ätna”, sulle lave e cavità dell'Etna, sosteneva che la colata lavica eruttata da questo vulcanetto sarebbe scivolata lungo il letto del fiume per poi tuffarsi nel Mar Jonio. La lava così, nel corso dei millenni, ha dato vita anche alle gurne e alle gole di roccia lavica dell’Alcantara che, per lo spettacolo che offre e per la sua selvaggia bellezza, è il fiume più incantevole dell’isola.

Di sicuro c’è che le origini di questo territorio sono molto antiche. Già nel V secolo lo storico Tucidide riporta in un suo scritto che Naxos sorgeva alla foce del fiume Achesines o Assinos. Era questo il nome dato dai greci al fiume Alcantara, conosciuto anche col termine di Onòbala, ossia "fiume dovizioso", poiché  le sue acque erano popolate da numerose specie ittiche, che poi gli Arabi mutarono in Al Quàntarah, (ponte ad arco), che richiamerebbe all’esistenza in zona dei resti di un antico ponte romano ed, infine, Federico III D'Aragona in epoca normanna denominò flumen Cantaris.

La valle dell’Alcantara fu inoltre teatro di numerose vicende storiche, tra cui la cruenta battaglia che vide fronteggiarsi, nel territorio di Francavilla di Sicilia, le truppe spagnole, alleate della popolazione locale, e quelle austriache, che combattevano a fianco dei Savoia. Lo scontro si ebbe nel giugno del 1719, durante la guerra della Quadruplice Alleanza, nei pressi di una collina dove sorgeva il convento, scelto come avamposto dalle truppe spagnole, causò migliaia di vittime da entrambe le parti e si concluse con la sconfitta degli austriaci.  Anche il territorio dove sorge Mojo Alcantara sembra avere antica memoria. Il geografo arabo Edrisi, nel 1150, nella zona compresa tra Randazzo e Castiglione, testimonia l’esistenza di uno castello o borgo fortificato, con l’aspetto di un piccolo casale, e che lo stesso definisce al-Mudd (Mojo).  Il centro attuale è però assai più recente.
 
Il borgo nacque nel 1602, sotto la reggenza di Palmerio Lanza, che quell’anno ebbe in concessione dall'autorità règia la cosiddetta “licentia populandi”. I nobili Lanza fecero così realizzare il loro palazzo baronale, oggi non più esistente, nei pressi del luogo dove sorge la Casa comunale. Si racconta che proprio in questo edificio, intorno al 1630, Giovanni Francesco Pintorno, meglio noto come frate Umile da Petralia, lavorando ininterrottamente giorno e notte, scolpì da un tronco di pero selvatico un crocifisso, oggi conservato nella chiesa di S. Maria delle Grazie, e al quale l’ultima domenica di settembre di ogni anno vengono attribuiti solenni festeggiamenti.

Articolo pubblicato il 05 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐