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Formazione, Regione sconfessata dopo ricorso degli enti
di Michele Giuliano

Ancora un’altra sconfitta davanti al Tar: regolare la cessione del Cefop, uno dei più grandi enti della Sicilia. Governo siciliano bocciato oramai su tutta la linea: dovrà riconoscere il finanziamento da 32 mln

Tags: Formazione, Cefop, Lavoro, Regione Siciliana



PALERMO - Un’altra sonora sberla per la Regione nell’ambito del famoso “repulisti” nel settore della formazione professionale. Ed a rifilarlo, ancora una volta, è stato il Tar della Sicilia che ha accolto gli ennesimi ricorsi degli enti, e nel caso specifico dei commissari straordinari del Cefop (uno dei più grandi enti di formazione dell’Isola con i suoi circa 400 dipendenti). è stato disposto l’annullamento della nota n. 50927 del 20 giugno del 2014 e i decreti dirigenziali con i quali erano stati definanziati i progetti dell’ente a valere sull'avviso 20/2011.
 
“Quindi la cessione del complesso aziendale, in esecuzione del programma finanziario approvato dal ministero dello Sviluppo economico, era assolutamente legittima – attacca la Uil Scuola Sicilia -. Le conseguenze della dettagliata e argomentata sentenza, soprattutto in merito agli adempimenti dell’assessorato, e ai risvolti di natura occupazionali, saranno valutate nei prossimi giorni”.
 
Sembra  chiudersi definitivamente la vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso 408 lavoratori dell’ex Cefop che quindi, con questa sentenza del Tar, potranno imminentemente essere assunti dal Cerf (a cui era stato ceduto il complesso aziendale, ndr) per riprendere a lavorare. Si sbloccano circa 32 milioni di euro relativi al secondo e terzo anno dell’Avviso 20/2011 finanziati originariamente al Cefop ed oggi, a seguito della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia di Palermo che ha legittimato la cessione, appannaggio del Cerf che è il beneficiario del medesimo finanziamento.

Il Cefop ha avuto ragione su tutta la linea: anzitutto secondo il Tar non sarebbe stato necessario alcun atto di assenso alla cessione dell’azienda da parte dell’amministrazione regionale sia in un’ottica pubblicistica, che in una prospettiva pubblicistica. Inoltre sarebbe stato violato il legittimo affidamento riposto sempre dal Cefop, considerato che il governo regionale, in riscontro a specifica richiesta di chiarimenti contenente un chiaro riferimento alla delibera della Giunta regionale n. 200/2013, aveva rappresentato la possibilità di autorizzare il subentro nel progetto formativo in corso.
 
Per l’Amministrazione regionale si è costituita in giudizio l’Avvocatura dello Stato, che ha depositato vari documenti. Si è costituita in giudizio anche il Cerf, che ha depositato una memoria, con la quale ha chiesto l’annullamento dei provvedimenti impugnati dal ricorrente.
 

 
Cerf e le violazioni da parte della Regione
 
Nel presentare ricorso il Cerf ha rappresentato al Tar una serie di violazioni, a suo dire, da parte della Regione. In primis la presunta “falsa applicazione dell’articolo 116 del decreto legislativo n. 163/2006, con eccesso di potere sotto il profilo del difetto di istruttoria, del travisamento dei fatti, della manifesta illogicità”. Ed ancora “violazione e falsa applicazione degli articoli 2112, comma 5, e dell’art. 2558 c.c.. e dell’articolo 3 della legge nazionale 241/1990, per effetto dello sviamento, eccesso di potere sotto il profilo del difetto di motivazione e istruttoria, e manifesta illogicità”. Inoltre il Cefop ha chiesto l’annullamento, previa sospensiva e vinte le spese, dei decreti con i quali il Dirigente generale del dipartimento regionale dell’Istruzione e della formazione professionale aveva revocato i finanziamenti che hanno portato al mancato avvio dei corsi. Ora per la Regione l’ennesima gatta da pelare.

Articolo pubblicato il 07 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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