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Catania - Investimenti ferroviari: al capoluogo etneo 100 mln, a Palermo 1 mld
di Melania Tanteri

Dopo la frana sul viadotto Himera e l’interruzione sulla A19, le attenzioni si spostano sui treni. Esperti dell’Università: la città ha bisogno di interrare binari e stazione

Tags: Catania, Treni, Trenitalia, Trasporti



CATANIA – Spesa per il trasporto ferroviario troppo bassa per colmare il gap della Sicilia con il resto d’Italia. Il crollo del viadotto Himera, che da circa un mese ha tagliato letteralmente in due l’Isola, causando enormi problemi ai pendolari e non solo a loro, ha avuto una conseguenza positiva, almeno una: l’aver riportato l’attenzione sulla rete di trasporti siciliana sulle sue necessità e su quello che andrebbe fatto, soprattutto da parte del mondo politico, per trasformare l’inconveniente in opportunità.

Di questo, e anche del grave ritardo siciliano, si è discusso a Catania, in occasione di un incontro presso la Facoltà di Scienze politiche, nel corso del quale Gianfranco Attaguile, esperto del settore, ha illustrato l’attuale situazione, evidenziando come, alla base della distanza della Regione con il resto d’Italia, vi siano anche investimenti minimi che non consentirebbero di adeguare nemmeno la rete ferroviaria.

“I correttivi tecnici ed economici  per migliorare i servizi di trasporto siciliani in generale, e catanesi in particolare – ha spiegato Attaguile nel concludere il suo intervento - sono legati all’ottimizzazione e alla razionalizzazione di mezzi di trasporto posseduti, a maggiori investimenti infrastrutturali e, magari, a un correttivo sulle abitudini sociali di utilizzo di massa del medesimo mezzo di trasporto”.

Una posizione sposata anche dal Giuseppe Inturri, ricercatore universitario di Trasporti dell’Università di Catania ed esperto del Rettore per la Mobilità, che sottolinea come il problema dell’isola sia la mancanza di rete infrastrutturale. E il dislivello di investimenti che vedono, ultimamente, soccombere Catania rispetto a Palermo.

“Si registra uno squilibrio tra Palermo e la città etnea – prosegue: il capoluogo può contare su oltre un miliardo, Catania su appena cento milioni. E invece la città ha bisogno di intrerrare i binari e la stazione, interventi positivi che producono. Poi, si trovano però 800 milioni di euro per potenziare la Bicocca-Raddusa”.

Per Inturri, sarebbe stato meglio investire nel nodo Catania. “La scelta è incomprensibile – dice – e la politica deve interpretare i problemi reali e agire di conseguenza”. Senza contare che, senza infrastrutture adeguate, la città etnea non entrerà nelle reti core d’Europa, ossia la parte più importante e di interesse europeo.

Intanto, proprio dalla città etnea, parte l’esposto di Federconsumatori alla Procura della Repubblica sul crollo del pilone che ha tagliato in due la viabilità siciliana: l’azione legale punta sulla prevedibilità dell’evento in quanto “la frana che ha investito il viadotto il 10 aprile scorso è in movimento dal lontano 2005 ed è stata monitorata dai tecnici della provincia di Palermo”.

Articolo pubblicato il 14 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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