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Quel diritto allÂ’infanzia negato ai bambini del Mezzogiorno
di Serena Giovanna Grasso

Terre des hommes: al Sud il 26% dei minori presi in carico dai servizi sociali ha subito maltrattamenti. Numerose le violenze “sommerse”: Comuni sprovvisti di strumenti di indagine

Tags: Terre Des Hommes, Infanzia



PALERMO – Quel diritto all’infanzia sancito dalla Convenzione Onu approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni unite il 20 novembre 1989 ed ancora oggi molto spesso negato. Non parliamo di realtà da terzo mondo, ma del “Belpaese civilizzato”. Particolarmente allarmanti sono i dati contenuti all’interno dell’“Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia” elaborata da Terre des hommes e Cismai (Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia), in particolar modo per i bambini residenti nel Mezzogiorno.

Infatti, il numero più alto di bambini presi in carico dai servizi sociali al Nord e Centro non deve ingannare. In particolare, nel Settentrione i minorenni in carico ai servizi sono più del doppio di quelli seguiti al Sud (rispettivamente 63,1 ogni mille bambini e 30,5 ogni mille). Ciò purtroppo non vuol significare che i bambini residenti nel Mezzogiorno, afflitto da gravi difficoltà socio – economiche, vivano situazioni di minor disagio. Dunque, Terre des hommes ipotizza come causa di una tale contenuta incidenza, le maggiori difficoltà incontrate dai servizi sociali meridionali nell’intercettare e prendere in carico i minorenni in stato di bisogno. Infatti, il reale problema consiste nell’incapacità dei servizi sociali meridionali di offrire una copertura uguale a quella garantita dai servizi sociali settentrionali. In tutta Italia sono 457.453 i minori presi in carico dai servizi sociali.

Tutta la gravità della situazione meridionale si evince nel momento in cui Terre des hommes prende in considerazione la quota di bambini vittima di maltrattamento rispetto al totale di minori presi in carico dai servizi sociali. Infatti, in quest’ambito i minorenni presi in carico dal sistema sono notevolmente più numerosi nel Mezzogiorno: si parla di 259,9 ogni mille minorenni seguiti, contro i 155,7 casi ogni mille del Nord, quasi la metà.

Molteplici sono le forme di maltrattamento subìte dai minori: in testa troviamo la trascuratezza materiale alternativamente a quella affettiva (47,1%), a seguire con dei “buon” 19,4% e 13,7% rileviamo rispettivamente la violenza e il maltrattamento psicologico. Seppur appare relativamente contenuto in termini percentuali, altrettanto preoccupante è quel 4,2% di bambini costretti a subìre abusi sessuali, forma di maltrattamento intollerabile a qualsiasi età, in particolar modo se si tratta di minori.
Ad essere maggiormente soggetti a maltrattamenti sono i minori stranieri: si tratta di un’incidenza pari a 20 ogni mille minori extracomunitari presenti in Italia, contro gli 8 ogni mille italiani.

A questi già tristi dati, dobbiamo purtroppo aggiungere il fatto che si tratta di una denuncia parziale, privata di tutti quei maltrattamenti “sommersi”, ossia nascosti e non denunciati. A tal proposito, acquisisce una rilevanza non affatto trascurabile la denuncia avanzata da Terre des hommes: difatti, l’organizzazione ha rilevato la mancanza di un vero e proprio strumento a disposizione dei Comuni atto a rilevare le varie forme di maltrattamento subìte, l’età delle vittime, il sesso, le condizioni socio-economiche di appartenenza, l’ambito e il contesto del maltrattamento.

Occorrerebbe incoraggiare una proficua collaborazione tra ambiente scolastico, pediatri e medici più in generale, i quali grazie ai rapporti privilegiati che hanno con bambini e adolescenti possono giocare un ruolo di rilievo per la denuncia del fenomeno.
In generale, sarebbe opportuno godere di un quadro esplicativo completo, così da poter promuovere esclusivamente interventi idonei ai problemi presenti.

Infine, concludiamo illustrando gli interventi già attivati dai Comuni per i minorenni maltrattati: la forma più comune di sostegno è costituita da aiuti diretti da parte del servizio sociale professionale (38,4%), seguono gli interventi di assistenza economica al nucleo familiare (27,9%) e l’allontanamento dalla famiglia di origine con conseguente ricovero in comunità (19,3%).

Articolo pubblicato il 28 maggio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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