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Castrofilippo, il borgo che da feudo fu elevato al rango di Baronia
di Annalisa Di Stefano

Nel 1584 il nobile Stefano Monreale gettò le fondamenta per un nuovo centro urbano

Tags: Castrofilippo



In questo territorio sorgeva quasi certamente l’antico castello saraceno conosciuto col nome di al-Minshàr, di cui narra anche Idrisi, il geografo arabo alla corte di re Ruggero, espugnato nell’anno Mille dai Normanni e sulle cui ceneri venne fondato un casale. Trascorsero i secoli e quel feudo fu elevato al rango di Baronia e, nel 1584, il nobile Stefano Monreale, originario della Francia, vi gettò le fondamenta per un nuovo centro urbano.

Per esso il barone scelse il nome di Castrofilippo, in onore del re di Spagna Filippo II e, come sito, una collina fertile e ricca di acqua.

Ma la fondazione del nuovo paese non fu un’impresa facile. Si racconta che Stefano Monreale, durante la costruzione di Castrofilippo, subì l’opposizione di Girolamo I del Carretto, conte del vicino centro di Racalmuto, che esercitava giurisdizione anche su quel territorio e, nella costruzione del nuovo abitato, vedeva una minaccia alla propria autorità. Per questo motivo il barone dovette ricorrere all’intervento del viceré e della Regia Corte, dai quali ottenne la protezione necessaria a portare avanti la sua opera di costruzione.

Nella parte alta dell’abitato sorgeva il palazzo baronale, con al centro un grande cortile. Poco più in basso vi era una fontana, detta “dei canali”, che forniva l’acqua al paese. Dalla residenza di famiglia dei Monreale si dipartiva la “strata di lu cassaru”, che conduceva alle abitazioni dei contadini. E’ questo il cosiddetto quartiere Cannatone, con le strade strette e i vicoletti di impronta araba. Di fronte al palazzo baronale, che diverrà ducale con il Visconte Cicala, primo duca di Castrofilippo, vi era invece una piccola chiesa dedicata a Santa Lucia, poi scomparsa. Alle porte del paese s’incrociano un’edicola votiva, con un’antica pittura raffigurante la Madonna col Cristo morto, ed una roccia con in cima la statua della Vergine, posta lì per proteggere emigranti durante il loro lungo viaggio. Questo luogo è conosciuto dalla gente del posto con il nome di “Petralonga”.

Nella piazzetta dedicata a don Vincenzo Savatteri, sorge la chiesa del Sacro Cuore, voluta agli inizi del secolo scorso dal parroco stesso, che la fece realizzare a sue spese. L’edificio  presenta una semplice facciata, ma si fa notare per la grande statua del Sacro Cuore di Gesù che spicca sopra il campanile.

Al duca Maurizio Monreale si deve invece la costruzione nel 1634 della chiesa Madre, che fu ingrandita due secoli dopo. Alla fabbrica originaria furono infatti aggiunte l’abside e le due cappelle laterali, che le fecero assumere la pianta a croce latina. La chiesa nel tempo si arricchì di stucchi in oro zecchino, tele pregiate e numerose statue, tra cui quella di San Taddeo, ritenuta miracolosa, ed altre opere scultore, alcune delle quali di probabile scuola gaginesca. Il duca all’epoca si adoperò anche per edificare la chiesa che avrebbe dovuto ospitare un pregevole Crocifisso scolpito su ebano, risalente al 1635 ed attribuito a fra’ Umile da Petralia.
Un’opera di grande valore artistico nonché una delle statue più antiche del paese, che fa bella mostra di sé nella cappella laterale della Matrice.

Articolo pubblicato il 09 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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