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Quotidiano di Sicilia

Negli atenei siciliani crolla il numero delle matricole
di Paola Giordano

I dati dell’Anagrafe nazionale studenti universitari elaborata dal Miur. Nel 2014 sono state 17.038 contro le 28.724 di 10 anni fa

Tags: Università



CATANIA - I dati pubblicati in questi giorni dall’Anagrafe nazionale studenti universitari elaborata dal Miur, benché ancora provvisori, parlano chiaro: sono sempre meno gli studenti italiani che decidono di iscriversi all’università. Rispetto a dieci anni fa, infatti, nell’anno accademico 2014-2015 i diplomati che hanno proseguito gli studi sono diminuiti del 27,5%.
 
Si tratta di un trend negativo che risulta ancora più drammatico al Sud: l’Abruzzo è in testa con un calo del 56%; seguono Molise (-52,3%), Basilicata (-49,4%) e Calabria (-43,8%).

I dati inerenti agli atenei siciliani non smentiscono tale tendenza: dall’anno accademico 2004-2005 all’anno in corso l’università siciliana ha visto diminuire i suoi immatricolati del 50,7%: se, infatti, dieci anni fa gli immatricolati erano 28.724, quest’anno, pur con la presenza di un nuovo ateneo (la Libera Università della Sicilia Orientale “KORE” con sede ad Enna), le matricole sono solo 17.038. Analizzando i dati ateneo per ateneo, emerge che solo la sede palermitana della Libera Università degli Studi “Maria SS. Assunta” di Roma ha incrementato, seppur di poco, le immatricolazioni: 94 immatricolati di quest’anno contro gli 85 del 2004-2005. Si tratta però di numeri poco rilevanti, specie se rapportati alle vistose perdite dei tre grandi atenei dell’isola (Palermo, Catania e Messina).

L’Università di Palermo dieci anni fa aveva 11.498 immatricolati; quest’anno invece solo 6.808 diplomati l’hanno scelta per continuare il loro percorso di istruzione: ciò significa che ha perso 4.690 immatricolati. Stessa sorte hanno avuto l’ateneo catanese (5.755 immatricolati quest’anno contro i 10.845 del 2004-2005, ovvero 5.090 diplomati in meno) e quello messinese, dove mancano all’appello 2.874 matricole (dai 6.296 immatricolati di dieci anni fa ai 3422 di oggi).

«L’università italiana – ha commentato il Coordinatore nazionale UdU Gianluca Scuccimarra - sta morendo e perde migliaia di studenti ogni mese. Di fronte a questo massacro pensare ad una “Buona Università” nata nelle stanze di partito e senza contatto con il mondo universitario sarebbe follia. è ormai indispensabile affrontare le vere priorità dell’università, a partire dalle condizioni degli studenti: finanziamento reale del diritto allo studio da portare a livelli europei, riforma della tasse universitarie per ridurle e introdurre criteri uniformi di progressività ed equità a livello nazionale ed eliminazione dei numeri programmati per favorire l’iscrizione. Se questo non accadrà, se ancora una volta prevarranno slogan e visioni ideologiche, il “punto di non ritorno” per l’Università pubblica si avvicinerà inesorabilmente».

Articolo pubblicato il 10 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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