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Quotidiano di Sicilia

L’esodo dei minori senza nessuno, la seconda possibilità di Praesidium
di Serena Giovanna Grasso

Il progetto promosso da Save the children interviene nei centri di accoglienza siciliani, pugliesi e calabresi. Gli obiettivi: fornire assistenza legale, contribuire all'integrazione e responsabilizzazione

Tags: Save The Children, Praesidium, Immigrazione, Migranti



PALERMO – L’arrivo della bella stagione produce un inevitabile incremento del flusso migratorio, già notevole nel corso degli scorsi mesi, nonostante le non ottimali condizioni climatiche. Eppure, dietro i nudi e crudi numeri (come se le vite e le drammatiche storie di ciascun disperato si esaurissero in un mero conteggio), esistono storie di persone in carne e ossa, con il loro portato di esperienze vissute all’interno dei centri di accoglienza. Tra queste ci sono quelle tragiche dei minori non accompagnati.

Cartina di tornasole di questa narrazione dell’esodo minorile dai Paesi africani è, tra gli altri, il progetto Praesidium promosso da Save the children all’interno delle comunità per minori e centri Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Nel 2014 sono arrivati in Italia via mare 26.122 minori, di cui 13.026 non accompagnati, dunque, maggiormente a rischio di sfruttamento economico o sessuale, abuso e violenza.

Il progetto ha interessato le strutture di accoglienza siciliane, calabresi e pugliesi. Nello specifico, sono stati otto i punti interessati nell’Isola: Ispica (Rg), Priolo (Sr), Porto Palo (Sr), Scuola verde di Augusta (Sr), palazzetto dello sport e Cpsa (centro di primo soccorso e accoglienza) di Pozzallo (Sr), Le Zagare (Sr) e Caltagirone (Ct). Sono state selezionate le seguenti strutture a causa degli elevati tempi di attesa; episodi di conflitto tra minori e operatori; elevato numero di nazionalità di minori in transito.

Inoltre, Save the children ha deciso di intraprendere il progetto esclusivamente in queste tre regioni perché sono i tre territori maggiormente carenti di assistenza legale e mediazione culturale. Dunque, per queste ragioni i minori presentano maggiori difficoltà nel comunicare e nel completare l’iter giuridico necessario all’ottenimento dei documenti di soggiorno, anche in seguito al compimento dei diciotto anni.

Gli obiettivi che il progetto intende perseguire attengono alla valorizzazione dei diritti appartenenti a tutti i soggetti di età inferiore ai diciotto anni; primo fra tutti il diritto alla partecipazione, il principio secondo cui i minori devono essere coinvolti nelle decisioni che li riguardano direttamente. Innumerevoli sono i vantaggi che ne derivano: innanzitutto, si contribuisce alla formazione di una persona autonoma e dunque alla crescita e responsabilizzazione del bambino o adolescente che sia; in secondo luogo, si stimola il coinvolgimento personale e attivo, promuovendo il riconoscimento e la consapevolezza di sé. In terzo luogo, la presenza di operatori dediti all’ascolto contribuisce ad allentare situazioni di tensione che si generano all’interno dei luoghi di accoglienza, per motivi legati al sovraffollamento, divieto di uscire, mancanza di opportunità ricreative.

Gli operatori di Save the children fanno emergere le aspettative e gli stati d’animo dei minori non accompagnati, così da soddisfare i loro bisogni e formulare le criticità agli indirizzi politici di accoglienza. Ma non solo. Infatti, informano i minori dei loro diritti in un clima ricreativo che ne faciliti l’apprendimento, materia soggetta a gravi criticità specie nelle regioni soggette al progetto.
Il progetto Praesidium si compone principalmente di tre fasi: accoglienza e integrazione; vita in comunità; lavoro e autonomia. Nel corso della prima fase i processi partecipativi consistono in informazioni sul percorso della comunità, condividendo le loro aspettative e bisogni; garantendo ai minori l’opportunità di porre domande circa il loro futuro ed i loro diritti. Nel corso della seconda fase, il minore passerà dall’essere informato al prendere decisioni condivise con il proprio tutore. Inizia proprio qui il processo che conduce all’autonomia.

Infine, abbiamo la terza fase, forse la più importante. Si tratta della fase conclusiva che restituisce alla società il minore diventato adulto, con nuove capacità, esperienze e soprattutto senso di responsabilità. Nel corso di quest’ultima tappa, il minore riceve il maggior numero possibile di informazioni necessarie all’inserimento nel mondo del lavoro. Infatti, al minore verrà chiesto di illustrare le precedenti esperienze accumulate nel proprio Paese d’origine, così da poter porre in atto un confronto con il sistema italiano.
 
Saranno illustrati tutti i diritti spettanti dai lavoratori e le condizioni prescritte dal contratto collettivo nazionale. Inoltre, non meno importanti sono le istruzioni sulla compilazione di un buon curriculum vitae e sullo svolgimento di un colloquio di lavoro. Tali attività vengono effettuate in un contesto ricreativo, così da coinvolgere una quota maggiore di adolescenti e bambini e permetterne un apprendimento più attento.

Articolo pubblicato il 11 giugno 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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