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Quotidiano di Sicilia

Retrocedere il Catania e radiare gli scorretti
di Carlo Alberto Tregua

Colpire gli illeciti arricchimenti

Tags: Calcio Catania, Antonino Pulvirenti



Ritorniamo sulla bufera che ha travolto il calcio catanese, che è rappresentato da una società per azioni, quindi un’impresa come un’altra. Ed è proprio questa chiarissima discriminazione fra il sentimento legittimo dei tifosi catanesi e gli interessi degli imprenditori che deve far capire dove sta l’equità nelle valutazioni.
Antonino Pulvirenti ha ammesso, non sappiamo se perché costretto dall’evidenza dei fatti o da altre ragioni, di avere comprato cinque partite sborsando 500 mila euro. Si tratta di una somma ingente, ripetiamo mezzo milione di euro, che non può essere comparsa dal nulla.
Il predetto Pulvirenti dovrà spiegare all’opinione pubblica da dove ha preso quei soldi, se dalla società, dal patrimonio privato, da altre società o da ulteriori fonti. Ovviamente, affinché le sue affermazioni siano credibili, occorre dimostrarne la traccia. La Procura di Catania si occuperà di questo aspetto, non certo secondario. è proprio la via del denaro che fa capire i fatti: chi lo dà e chi lo riceve; come si procura e da dove arriva; a chi si dà e per quale causa.
 
Pulvirenti ha detto di aver comprato le cinque partite per salvare il Catania dalla retrocessione: bella prodezza! Un modo come un altro per dire di avere addormentato i giocatori avversari, in modo da far vincere illecitamente la propria squadra. Diversamente, non si sarebbe salvata.
Non vi è dubbio, per conseguenza, che la società vada retrocessa. Non solo per punire il comportamento della stessa come persona giuridica, ma anche per punire la proprietà e gli amministratori che hanno agito in malafede, violando numerosi articoli del Codice civile, penale e sportivo.
Se non risultasse dai libri contabili della Spa il movimento di denaro, cioè l’uscita dei 500 mila euro, si potrebbe ipotizzare che il bilancio non è in regola.
Ma, al di là della questione legale, civile, penale e sportiva ve ne è una più importante: la questione etica. Lo sport è un’attività nobile, in cui si misurano le forze fra atleti. Non è ammissibile che alcuni prendano anabolizzanti e altri soporiferi. Le leggi sportive puniscono fortemente chi le vìola: vedi i casi eclatanti di Pantani e Armstrong, nel ciclismo.
 
L’attività di Pulvirenti, quella di comprarsi le partite, aveva lo scopo di creare un indebito arricchimento della sua proprietà, diretta o indiretta. Ed è proprio l’indebito arricchimento che va colpito. Come? Retrocedendo la squadra non al livello più basso (Lega Pro), ma al gradino inferiore (dilettanti). Tuttavia, la Spa Catania non dovrà essere penalizzata in misura maggiore di altre Spa incorse in casi simili.
La Giustizia sportiva e quella penale hanno intrapreso due strade parallele, pur indagando sui medesimi fatti.
Non sappiamo quali potranno essere gli sviluppi di questa vicenda, anche tenendo conto che i calciatori avversari che hanno preso le mazzette dovranno essere puniti severamente, come avvenuto in altri casi similari.

La questione più rilevante è il discredito piovuto sulla città di Catania, dall’opinione pubblica nazionale, che spesso non distingue i fischi dai fiaschi. Come se tutta Catania fosse corrotta, dall’Amministrazione all’ultimo dei cittadini. Ecco perché bisogna che si alzi forte e chiara la voce della stessa Amministrazione e degli stessi cittadini per separare le responsabilità sociali da chi si è comportato scorrettamente, non certo a fin di bene ma per tutelare i propri interessi.
Sarebbe un grave errore se questa voce, forte e chiara, non si elevasse sia ora che nel prosieguo. Se così accadesse si rischierebbe di mettere nel calderone le responsabilità di tutti relativamente alla Spa Catania. Questo non è accettabile.
Noi per primi abbiamo denunciato apertamente che le vicende di una società calcistica, per quanto nel cuore di migliaia di tifosi, non hanno nulla a che fare né con l’Amministrazione né con i catanesi, dal punto di vista civile e penale e soprattutto dal punto di vista sociale.
Ora attendiamo che altri facciano emergere questa netta divisione, in modo da spiegare all’opinione pubblica nazionale che Catania è una città vivace, che vuole ritornare a crescere in un ambiente etico in cui chi fa bene va premiato e chi fa male va punito.

Articolo pubblicato il 03 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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