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Polemiche per il comma 128 del ddl #BuonaScuola
di Laura Paglia

È prevista l’istituzione di un Comitato di valutazione per la valorizzazione del merito dei docenti. Stanziamento di 200 mln, ripartito dal dirigente al personale più meritevole

Tags: #buonascuola, Scuola, Anief



CATANIA - L’esame degli emendamenti al ddl ‘Buona Scuola’ 1934 è passato giovedì 2 luglio alla Commissione Cultura e Istruzione della Camera che, durante le votazioni della mattinata, su 140 presentate, ha dichiarato inammissibili una ventina di proposte di modifica e ne ha respinte 73, per poi terminare nel primo pomeriggio: “Tutte le richieste di modifica - ha affermato la relatrice Maria Coscia al termine della seduta - sono state respinte”. Dunque il testo rimane quello nella versione elaborata dal Senato.

L’ipotetica scadenza è stata fissata per oggi 7 luglio, data in cui il disegno di legge dovrebbe giungere in aula per il terzo e ultimo round di votazioni, in merito alla stabilizzazione dei 120 mila docenti precari, a una più capillare collaborazione tra scuola e mondo del lavoro, al rafforzamento della figura del preside all’interno degli istituti scolastici e, tra le tante questioni che hanno sollevato non poche polemiche, all’istituzione, prevista al comma 128, di un Comitato di valutazione (già contemplato dall’antesignano art. 11 d.lgs. n. 297/1994, pur con composizione e competenze diverse), eletto a cadenza triennale, il cui parere influenzerà la decisione del dirigente scolastico relativamente alla ripartizione di un fondo (effettuata con D.M.) al personale docente di ruolo più meritevole e ai docenti da riabilitare.

Infatti, dando un’occhiata più da vicino, è l’art. 13, nei suoi commi da 126 a 130, ad aver riscosso innumerevoli dissensi, laddove sotto le spoglie di “valorizzazione del merito dei docenti”, cela un “paradosso”, così definito dai sindacati e dichiarato dall’Anief – Associazione Professionale Sindacale – nella persona del suo presidente Marcello Pacifico, già segretario organizzativo Confedir e confederale Cisal.

I commi in questione prevedono, infatti, uno stanziamento pari a 200 milioni di euro (24 mila ad ogni istituto), somma che dal 2006 verrà assegnata in base ai criteri forniti dal Comitato, a cui spetta il ruolo di individuare le linee guida sulla scorta delle quali il dirigente giudicherà l’operato dei singoli docenti e ripartirà tra di essi le quote.

Sono tre gli ambiti su cui il Comitato dovrebbe effettuare la propria valutazione, che dev’essere motivata: qualità dell’insegnamento e contributo al miglioramento dell’istituzione “Scuola”, verificati anche mediante il successo, sia a livello formativo che scolastico, registrato in capo agli studenti; risultati ottenuti in termini di potenziamento delle competenze degli alunni, insieme all’innovazione nella didattica e nella metodologia con cui l’insegnante si approccia nei confronti della classe; responsabilità sorte durante le attività di coordinamento e organizzazione.

Per quanto riguarda la composizione dell’organo, l’esistenza del quale non deve comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, sono tre le categorie decretate a farne parte: innanzitutto, tre docenti; due rappresentanti dei genitori o un rappresentante dei genitori e un rappresentante degli studenti, a seconda che si tratti rispettivamente di primo o secondo ciclo di istruzione; infine, un componente esterno, scelto dall’Ufficio regionale. Ed è il medesimo ufficio che trasmetterà al Miur, al termine del triennio 2016/2018, una relazione sui canoni adottati per premiare il merito professionale nella classe docente, in modo tale che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca potrà elaborare parametri validi a livello nazionale.
 


Anief contraria. Pacifico: “È un paradosso inaccettabile”
 
La novità dell’organismo responsabile della verifica dell’attività svolta dai docenti è stata vista con sospetto dalle organizzazioni sindacali del settore e sulla stessa lunghezza d’onda si è conformato il parere dell’Anief, che la reputa una manovra pericolosa, che rischia di assoggettare gli insegnanti a “giudizi poco efficaci e completi, condizionati dalla discrezionalità e dell’inesperienza che un giovane alunno può avere nel proporre la sua idea sugli insegnanti del proprio istituto” – così dichiara il sindacalista Pacifico, precisando che “è inaccettabile che uno studente di 14-15 anni sia chiamato a valutare i propri professori. È come se un figlio desse un giudizio al padre sulla capacità di essere genitore”. Sottolinea, infine, che le decisioni assunte dal Comitato non saranno meramente formali, dal momento che sarà investito anche del compito di valutare il superamento del periodo di formazione per il personale docente ed educativo, da cui deriva anche la competenza in merito all’eventuale riabilitazione dei soggetti in questione.
Prende le distanze una magra fetta di docenti e sindacalisti, secondo i quali l’obiettivo dell’organo non sarà valutare gli insegnanti, ma individuare i criteri per procedere alla loro valutazione, che invece sarà effettuata dal dirigente scolastico, il quale, tenendo conto delle suddette indicazioni, assegnerà annualmente una somma del fondo di cui al comma 125.

Articolo pubblicato il 07 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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