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Export, da tre anni sempre più in basso
di Chiara Borzì

Dati Italian Trade Agency su elaborazioni Ice da stime Istat: la nostra regione dipende troppo dai mercati esteri. Lo scorso anno si è registrato -14 per cento nelle esportazioni. Nel primo trimestre del 2014 la Sicilia ha toccato -30,7 per cento nel saldo con le importazioni.

Tags: Economia, Sicilia, Export



PALERMO – L’export siciliano è in crisi ufficiale da circa tre anni. Sono lontani i dati positivi del 2010, del 2011 e del 2012, così come lo sono anche le percentuali discrete che hanno caratterizzato il comparto dal 2006 al 2008. A partire dal 2013 la realtà è diventata molto diversa, composta da dati negativi a doppia cifra, scesi lo scorso anno fino al -14 per cento.

Da più di tre anni, poi, la Sicilia fa registrare un saldo normalizzato - ovvero quel dato che indica il grado di dipendenza dall’estero di un Paese da determinati settori merceologici - prettamente negativo. Questa tendenza si protrae da circa dieci anni. Nel primo trimestre del 2014 la Sicilia ha toccato, infatti, il -30,7 per cento di saldo, nel 2009 ha sfiorato il -29 per cento e nel 2006 è giunta fino al -33,1 per cento e ciò a causa di 15.829.699 mila euro spesi in importazioni e appena 7.947.923 mila euro ottenuti dalle esportazioni.

I dati sono forniti dall’Italian Trade Agency, su elaborazione Ice da stime Istat. Negli ultimi nove anni solo due periodi possono essere ricordati come veramente positivi per il nostro export, il 2010 (+48,7 per cento) e il 2012 (+21,5 per cento); anche l’intervallo tra queste due annualità è però da considerarsi positivo, perché nel 2011 è stato registrato comunque un guadagno del 16 per cento. Dal 2013, però, tutto è cambiato con l'inizio di un lungo e netto periodo di discesa delle esportazioni che si è concretizzato con queste percentuali: -14,4 per cento nel 2011, -14 per cento nel 2014, -21,8 per cento nel primo trimestre del 2015 (gennaio-marzo).
Le stime negative del saldo normalizzato, unite alle percentuali in discesa delle esportazioni, rendono evidente un lungo e solido periodo di crisi che investe un settore-risorsa per la Sicilia. La nostra regione è nota nel mondo per l'esportazione di raffinati o l’elettronica, ma dimentica e non mostra ai mercati esteri il valore di altri settori assolutamente spendibili, come quelli del born in Sicily o le produzioni provenienti dal primo settore, che potrebbero invertire il trend.

Recentemente, in modo diretto da Catania, gli specialisti istituzionali dell’internazionalizzazione hanno messo in evidenza come, proprio per la Sicilia, sia indispensabile una scommessa che guardi oltre il settore della raffinazione. “La raffinazione si sta spostando in aree meno sviluppate – ha evidenziato durante il Roadshow Ice Michele Valensise, segretario generale della Farnesina – quindi, pur non dimenticando questo apparato, la Sicilia ha l’esigenza di diversificare la sua offerta”.

Il nostro mercato di esportazione è però lontano da questa richiesta. Nel 2014 la regione ha racimolato in totale dall’export Sicilia-Mondo 9.647.974 mila euro e ben 6.501.133 mila euro provenivano proprio dai prodotti derivanti da questo comparto. 428.639 mila euro sono stati guadagnati  dai prodotti chimici di base, fertilizzanti e materie plastiche e gomma; 396.806 mila euro dalle componenti elettroniche; 274.271 mila euro dai prodotti di colture permanenti; 157.629 mila euro da prodotti di colture agricole non permanenti; 158.205 mila euro da export di frutta e ortaggi lavorati e conservati; 107.746 mila euro dalle bevande. L'introito da altri settori c'è, ma è tutto da sviluppare.
 


In crescita i comparti calzature e carne lavorata
 
A meno che i mercati internazionali non cambino imprevedibilmente direzione, il futuro dell’esportazione siciliana non potrà più dipendere solo dalla vendita all’estero dei prodotti della raffinazione. La variazione registrata dalla Italian Trade Agency rispetto questo settore parla di un -35 per cento di esportazioni nel passaggio dal primo trimestre del 2014 a quello del 2015. La Sicilia avrebbe così perso circa 536 milioni di euro. Ha subito una flessione del 23,5 per cento l’export dei prodotti a dicitura “altri prodotti chimici” e quasi del 25 per cento quello dei medicinali. Contestualmente una crescita boom è stata registrata per la vendita fuori dai confini nazionali di motori, generatori e trasformatori elettrici (+183 per cento) e la vendita di macchine per impieghi speciali (+136,5 per cento). E’ interessante anche la crescita dell’export delle calzature (+57,8 per cento) e della carne lavorata (+40,5 per cento). è di nuovo evidente che le alternative al petrolio non hanno la stessa resa, ma ugualmente meriterebbero maggiore attenzione. Grazie ai dati diffusi dalla Italian Trade Agency possiamo analizzare anche gli andamenti delle esportazioni a livello provinciale. I primi mesi del 2015 sono stati un vero toccasana per Palermo. Rispetto al primo trimestre dello scorso anno, il capoluogo ha fatto segnare un +53 per cento di esportazioni, seguito a debita distanza dalla positiva Agrigento (+14 per cento) e dalla ancor più lontana Trapani (+2,9 per cento). Il resto dei territori provinciali hanno fatto registrare forti difficoltà nelle esportazione. E’ un vero tonfo quello di Caltanissetta, che fa registrare un -60,9 per cento rispetto al primo trimestre del 2014; Siracusa sprofonda a sua volta in una flessione del - 32,2 per cento, mentre Enna si ferma al -15,5 per cento. Stime più contenute si registrano per Messina (-12,9 per cento), Ragusa (1-3 per cento) e Catania (-0,1 per cento). In Sicilia su nove province solo due tra queste possono contare su variabili di esportazioni davvero positive.

Articolo pubblicato il 21 luglio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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