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Pmi di capitali, tra il 2017 e il 2013 in Sicilia perso il 6,3% del fatturato
di Serena Giovanna Grasso

Secondo il rapporto Check-up Mezzogiorno, nell’Isola il 93,1% delle imprese ha meno di dieci addetti e nessuna più di 250. La combinazione di produttività e valore aggiunto in calo e costo del lavoro in ascesa erode il Mol (-50,2%)

Tags: Pmi, Impresa



PALERMO – La crisi sferza colpi mortali in modo tutt’altro che indifferente alle imprese meridionali. Ma non è una novità. Secondo le rilevazioni compiute da Check-up Mezzogiorno, il rapporto pubblicato lo scorso 28 luglio da Confindustria, sono assai prevalenti le imprese di piccolissime dimensioni: costituiscono ben l’89,9% del totale le imprese con meno di dieci addetti, quasi dieci punti percentuali in più rispetto alla situazione rilevata nell’Italia centro-settentrionale (80,4%) e addirittura trenta punti percentuali in più rispetto alla Germania (60,9%). Dimensioni tanto ridotte trovano la propria ragion d’essere in una radicata sfiducia nelle possibilità di ripresa maturata dagli imprenditori meridionali, i quali preferiscono investire meno per rischiare meno.

Addirittura in Sicilia e Calabria si rileva la componente più consistente di imprese che impiegano meno di dieci addetti (rispettivamente 93,1 e 94,5%). Di conseguenza, nelle medesime regioni risultano assolutamente assenti le imprese con più di duecentocinquanta impiegati.

Riferendo la nostra attenzione esclusivamente alla piccole e medie imprese di capitali, quindi escludendo quelle che hanno meno di dieci e più di duecentocinquanta addetti che in Sicilia costituiscono il restante 6,9%, analizziamo la variazione percentuale del fatturato negli anni critici. Nel 2013, a confronto con l’anno precedente, sembra essersi arrestata la caduta del fatturato, anzi alcune realtà regionali hanno iniziato il cammino della ripresa: nello specifico, lievi perdite hanno interessato il Molise (-0,7%), Puglia (-0,1%) e Sardegna (-0,3%), mentre in Sicilia (0,2%), Abruzzo (0,7%), Campania (1,8%) e Basilicata (2,5%) è possibile cogliere i primissimi segnali di ripartenza.

Cosa ben diversa accade se consideriamo l’intero settennio critico, ovvero le variazioni di fatturato rilevate tra il 2007 e il 2013: infatti, per quel che riguarda la circoscrizione meridionale le perdite si attestano al 5,4%, anche se a livello regionale si rilevano perdite assai più accentuate, come quella siciliana (-6,3%), sarda (-10%), abruzzese (-7,8%), calabrese (-11,6%) e molisana (-13,9%).

La combinazione di fatturato, valore aggiunto e produttività in calo con costi medi del lavoro in crescita ha avuto conseguenze gravi sulla redditività lorda delle piccole e medie imprese meridionali comprese tra 10 e 250 addetti. Infatti, ad essersi contratto è stato anche il Margine operativo lordo (Mol), che nel Mezzogiorno ha subito una perdita pari al 38,6% tra 2007 e 2013, si tratta ovvero di una flessione maggiore di quella già pesante osservata a livello nazionale (-31,5%). Ricordiamo che per Margine operativo lordo si intende quell’indicatore di redditività che evidenzia il reddito di un’azienda basato solo sulla sua gestione caratteristica, quindi senza considerare gli interessi (gestione finanziaria), le tasse (gestione fiscale), i deprezzamento di beni e gli ammortamenti.

In particolare, risulta più che dimezzato il Mol delle imprese siciliane e molisane (rispettivamente -50,2% e -54,2%), mentre minore è stata la riduzione cumulata in Basilicata (-16%) e Campania (-26%), soprattutto grazie ad una ripresa tra il 2012 e il 2013. Infatti, proprio tra il 2012 ed il 2013 si evidenzia una significativa divaricazione tra territori: il Mol torna a crescere in Abruzzo (+5,3%), Basilicata (+8,8%) e Campania (+6,4%), mentre resta in territorio negativo, seppure rallentando la caduta degli anni precedenti, in tutte le altre regioni meridionali.

Articolo pubblicato il 20 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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