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Quotidiano di Sicilia

Rsu, il governo commissaria la Regione
di Carlo Alberto Tregua

Dieci impianti energetici

Tags: Rsu, Rifiuti, Regione Siciliana



La legge Sblocca Italia n. 164/2014  prevede che in tutte le Regioni debbano essere costruiti degli impianti per la produzione di energia (biogas, biocarburante e altri prodotti), utilizzando come materia prima i rifiuti solidi urbani.
Ovviamente, la legge d’interesse nazionale vale anche per la Sicilia, nonostante il deprecato Statuto speciale servito per creare privilegi e non per servire i siciliani.
L’incompetente presidente della Regione ha subito risposto: “Qui comando io”. Incompetente per due motivi: perché non ha capito che l’unica strada imboccata da tutto il mondo avanzato è quella di insediare tali impianti energetici; e non ha capito perché in certi versanti il governo può adottare il potere sostitutivo.
Bisogna ricordare che in materia di rifiuti solidi urbani, l’Unione europea ha aperto la procedura d’infrazione che comporta salate multe per giorni di ritardo fino a quando il sistema non viene rimesso sui binari previsti dai regolamenti della stessa Unione.   

Peraltro, la Regione ha dato prova d’inefficienza non solo per quanto riguarda la raccolta e lo smaltimento degli Rsu, facendo accumulare alle Ato Spa un deficit di oltre 1,8 mld, non solo ha fallito la sua missione nelle Ato idriche, ma anche non riuscendo a far funzionare la raccolta differenziata nei 390 comuni.
Incompetente anche perché tale raccolta differenziata potrebbe essere superata dagli impianti energetici che nella prima parte della filiera produttiva può procedere alla separazione dei diversi componenti quali plastica, ferro, legno, vetro, umido, ecc.
La Regione è stata incapace anche di formulare una legge che obbligasse tutti i Comuni ad un sistema unificato di raccolta mediante appositi punti dislocati nei quartieri ove i cittadini si sarebbero potuti recare portando i loro rifiuti in sacchetti di diverso colore e pagando in base al peso consegnato. Nei punti di raccolta si sarebbero consegnati ai cittadini altrettanti sacchetti in base alle loro richieste. Per cui la Tari non servirebbe più.
Per le imprese si potevano fare convenzioni con apposite cooperative per la raccolta e la consegna agli stessi punti. Non inventiamo nulla, quello che descriviamo si fa a Milano, a Bolzano, a Parigi.
 
Da molti anni proponiamo la soluzione definitiva al problema, sia dal punto di vista organizzativo che da quello economico. Ma gli incompetenti, politici e burocrati, hanno sempre fatto orecchie da mercante per eseguire non si sa bene quali interessi personali visto che la situazione attuale non serve l’interesse generale.
La soluzione proposta è quella d’insediare dieci impianti energetici, uno per ogni area industriale ove il terreno è gratis. Ognuno di essi costerebbe intorno a 250 milioni di euro, tutto finanziato in project financing, creerebbe 100 posti di lavoro per la costruzione e 100 posti di lavoro per l’esercizio e produrrebbe un utile tassabile di circa 2 mln all’anno oltre l’ammortamento del finanziamento.
La soluzione è analoga a quella prima riferita dalla legge Sblocca Italia, cioè la costruzione d’impianti energetici, con due differenze: la prima consiste nel non usare più la vecchia denominazione di inceneritore. Questi impianti di ultima generazione, infatti, come quello Sky green che un’azienda italiana sta costruendo alla foce del Tamigi, non sono inceneritori, ma industrie vere e proprie, ad impatto ambientale vicino allo zero. 

La seconda e più importante differenza è frazionare il sistema produttivo. è meglio avere dieci impianti che due. Se si guastasse uno dei due, mezza Sicilia riavrebbe il problema. Se si guastasse invece solo uno dei dieci impianti il rischio sarebbe di un decimo.
La soluzione dunque c’è. Abbiamo più volte chiesto a Crocetta, nella qualità, di pubblicare i bandi di evidenza europea in modo da attirare investitori da tutto il mondo, facendogli trovare pronti i luoghi ove costruire tali impianti e cioè, ripetiamo, le aree industriali, anch’esse pronte a rendere disponibili i terreni necessari.
Ovviamente, la procedura di assegnazione dovrebbe essere ridotta all’osso in modo da consentire alla conferenza di servizi di rilasciare tutte le autorizzazioni in 60 giorni.
La soluzione, dunque, è scodellata ancora una volta. Un presidente serio dovrebbe analizzarla a fondo e spiegare ai siciliani le ragioni di un eventuale diniego. Questo farebbe un presidente che sa fare il presidente. Ma non lo sa fare. Che guaio per i siciliani!

Articolo pubblicato il 20 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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