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Rivoluzione green: laboratori di avanguardia nelle Isole minori
di Rosario Battiato

A Favignana e Lampedusa un progetto per sostituire le fonti fossili nella produzione di energia elettrica. In tutto il mondo già undici realtà stanno diventando al 100% rinnovabili

Tags: Legambiente, Energia, Lampedusa, Favignana, Enac



PALERMO – Le nuove frontiere delle energie rinnovabili permettono di ribaltare anche le storiche condizioni di subalternità infrastrutturale. È il caso delle isole minori che in alcune parti del mondo sono diventate dei cantieri energetici avanzatissimi e pressoché autonomi. Anche nel Mediterraneo si lavora per farle diventare dei laboratori di avanguardia tra nuove proposte e studi di fattibilità.

“Nelle isole minori del Belpaese l’energia è costosissima, 70milioni di euro che paghiamo nelle bollette, e prodotta da vecchi e inquinanti impianti da fonti fossili”. Lo scrive Legambiente nell’ultimo approfondimento “Isole Smart Energy”, che promuove nelle isole di Favignana, Giglio e Lampedusa, i “cambiamenti necessari per invertire lo scenario energetico attuale puntando sul contributo di sole, vento, mare”. Per farlo l’associazione del Cigno ha lanciato un dibattito pubblico con un questionario online che apre al confronto con ministeri, autorità per l’energia, comuni, imprese, mondo della ricerca.

Non è casuale che Legambiente definisca “paradossale” la situazione energetica delle piccole isole: troppo costoso realizzare cavi sottomarini per la loro distanza e difficoltà di approvvigionamento che determina un costo più alto dell’energia elettrica prodotta rispetto al Continente. Una situazione paradossale acuita dalla sostanziale staticità nella ricerca di soluzioni alternative, mentre nel resto del mondo si procede verso l’innovazione. In questo modo Legambiente vuole lanciare una campagna di idee per capire come costruire una “prospettiva di innovazione energetica” da strutturare intorno a impianti da fonti rinnovabili e efficienti, integrati con smart grid e sistemi di accumulo.

La necessità di un cambiamento in direzione green è resa manifesta dal quadro degli approvvigionamenti energetici di Favignana e Lampedusa. Nell’isola delle Egadi la produzione dell’energia, che serve poco più di 3.500 utenze, è garantita dalla centrale termo-elettrica alimentata a gasolio garantito dalle navi cisterna. Nell’isola ci sono anche 8 impianti fotovoltaici. Non è molto diversa la situazione per la sorella delle Pelagie che mantiene il suo sistema elettrico grazie a una centrale termo-elettrica con generatori alimentati a gasolio e riforniti via mare. Sono sei gli impianti fotovoltaici installati.

I progetti in cantieri comunque non mancano. Nelle scorse settimane l’Enac (ente nazionale aviazione civile) ha presentato i risultati del progetto “Efficientamento energetico e ottimizzazione del sistema delle strutture aeroportuali presenti nelle regioni obiettivo convergenza” relativo al Programma operativo interregionale (Poi) Energie 2007-2013 e proprio per gli aeroporti di Pantelleria e Lampedusa è stato condotto uno studio di fattibilità con l’obiettivo di individuare le migliori soluzioni di intervento per la produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili. Lo studio ha previsto “alcune possibili configurazioni impiantistiche minieoliche ad asse verticale, integrate da fotovoltaico e da sistemi di accumulo energetico, inclusa un’ipotesi di impianto pilota di immediata realizzabilità”. Entro quest’anno verrà realizzato un impianto “pilota” di produzione da fonte energetica rinnovabile (Fer) presso l’aeroporto di Pantelleria.

Articolo pubblicato il 21 agosto 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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