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Nuovi scenari energetici per il Mediterraneo
di Rosario Battiato

La scoperta da parte dell’Eni del giacimento in Egitto con numeri da record: potrebbe essere uno dei maggiori a livello mondiale. In prospettiva si garantirà l’autonomia energetica del grande Paese nordafricano e non si esclude un piano di esportazioni

Tags: Eni, Gas, Zohr 1X



PALERMO – Potrebbe essere una “Libia 2”, come l’ha definita Maurizio Molinari ieri su La Stampa. La scoperta del mega-giacimento di gas nelle acque egiziane da parte di Eni rappresenta la prima vera alternativa alle tradizionali fonti di approvvigionamento nazionale che arrivano dal Nordafrica (Libia e Algeria) e dalla Russia, due aree coinvolte in questioni geopolitiche che ne hanno messo a rischio l’affidabilità. Anche per la Sicilia, ad oggi punto di passaggio obbligato dei flussi nordafricani, potrebbero esserci delle novità rilevanti.

La scoperta del cane a sei zampe è arrivata dal pozzo Zohr 1X, che è situato a quasi 1.500 metri di profondità d’acqua, nel blocco Shorouk. “Dalle informazioni geologiche e geofisiche disponibili – si legge nella nota ufficiale di Eni –, e dai dati acquisiti nel pozzo di scoperta, il giacimento supergigante presenta un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas in posto (5,5 miliardi di barili di olio equivalente) e un’estensione di circa 100 chilometri quadrati.

Zohr rappresenta la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel mar Mediterraneo e può diventare una delle maggiori scoperte di gas a livello mondiale. Questo successo esplorativo offrirà un contributo fondamentale nel soddisfare la domanda egiziana di gas naturale per decenni”.

Una grande occasione e non solo per l’Egitto di Al-Sisi, che vede nell’autonomia energetica del suo Paese una speranza per poter contenere il potere dei vari gruppi terroristici che ne minacciano la stabilità, ma anche per l’Italia e per l’Unione europea.
Una precisazione che arriva da un noto analista come Robin Mills della Manaar Energy Consulting che alla Bloomberg ha dichiarato come in seguito alla soddisfazione delle necessità interne si potrà mettere a punto “un piano per eventuali esportazioni”.

Un passaggio confermato anche da Claudio Descalzi, ad del cane a sei zampe, intervistato nei giorni scorsi da La Repubblica, che anticipa una vera e propria rivoluzione nel risiko dell’energia. Per l’Egitto, intanto, è l’occasione per liberarsi dalla dipendenza di Russia e Algeria e in futuro potrà “liberare gas aggiuntivo per le importazioni degli altri paesi”.

Il coinvolgimento dell’Italia potrebbe passare molto lontano alla Sicilia, addirittura in Liguria. “Un quantitativo rilevante, ma sempre di complemento, potrebbe arrivare direttamente in Italia, via nave, tramite l’impianto di liquefazione di Damietta (città e porto egiziano, ndr) ultimamente quel nostro impianto egiziano non era in esercizio per mancanza di gas: ma con questa scoperta, che porterà l’Eni a raddoppiare la produzione egiziana (200mila barili di petrolio equivalente al giorno) potremmo in futuro riempire l’impianto di Damietta e imbarcare il gas al rigassificatore di Panigaglia, o altrove”.

È troppo presto per azzardare ipotesi e per valutare cosa potrebbe accedere in una Sicilia che ancora nel 2013, tra Libia e Algeria, permetteva l’ingresso in Italia di circa il 30% del totale del gas importato grazie agli ingressi di Mazara del Vallo e Gela. Certamente l’instabilità della regione dura ormai da tempo come confermato dall’ultimo episodio alla fine di luglio con il sequestro di quattro tecnici italiani nel pressi del terminal energetico di Mellitah in Tripolitania.
 

 
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ROMA – Chiusa questa fase, Eni svolgerà nell’immediato le attività di “delineazione del giacimento – si legge nella nota del Cane a sei zampe – per assicurare lo sviluppo accelerato della scoperta che sfrutti al meglio le infrastrutture già esistenti, a mare e a terra”. Descalzi si è già recato al Cairo per aggiornare il Presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, e per parlare della nuova scoperta con il primo ministro del paese, Ibrahim Mahlab, e con il ministro del Petrolio e delle risorse minerarie, Sherif Ismail. Per l’ad di Eni si è trattato di una “scoperta storica” che sarà in grado di “trasformare lo scenario energetico di un intero paese, che ci accoglie da oltre 60 anni”. E forse non soltanto di un solo Paese.
Per Eni si conferma anche la scelta di puntare sull’esplorazione: “Negli ultimi 7 anni abbiamo scoperto 10 miliardi di barili di risorse e 300 milioni negli ultimi sei mesi”. L’azienda italiana è presente in Egitto dal 1954, dove opera attraverso IEOC, ed è stata storicamente precursore nell’ esplorazione e sfruttamento delle risorse gas nel paese fin dalla scoperta del Campo di Abu Maadi nel 1967.

Articolo pubblicato il 01 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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