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Avvocato e giornalista anche loro nuovi poveri
di Chiara Borzì

L’identikit: “Dai 40 ai 55 anni di età, ex professionisti, uomini separati”. Caritas: a Catania circa 2.000 ex benestanti hanno chiesto aiuto

Tags: Povertà, Caritas



CATANIA - Li chiamano “nuovi poveri”, sono uomini e donne che a causa della crisi hanno perso la propria occupazione o la possibilità di condurre una vita mediamente agiata. Si tratta di avvocati, imprenditori, commercianti, architetti e anche giornalisti, che a causa di un licenziamento e per il fallimento delle rispettive aziende, si sono ritrovati in strada. Molti scelgono di rimanerci, altri con molto pudore decidono di rivolgersi soprattutto ai centri messi a disposizione della Caritas, dove anche rimanendo nell’anonimato è possibile usufruire del servizio mensa e di una doccia. In Sicilia le nuove povertà si associaziono a quelle precedentemente esistenti. Esattamente a quelle 180mila famiglie che vivono ufficialmente in condizione di povertà (dato Rapporto Res 2014).
 
Dal 2010 ad oggi nella sola città di Catania i cosiddetti “nuovi poveri” ammonterebbero a circa 2mila persone, una cifra enorme e che stando alle testimonianze degli stessi operatori della Caritas etnea, è in crescita. La Caritas ha una rete di centri assistenza diffusa in tutta Italia che permette di tracciare una quadro chiaro ed esteso delle “nuove povertà”. Quel che ne emerge è un contesto assolutamente complesso. “In questo periodo – ci spiega Valentina Calì dell’Help Center Caritas di Catania – non abbiamo ricevuto solo un’utenza locale, ma diversi ‘nuovi poveri’ provenienti dal Nord Italia. Prevalentemente uomini che scelgono volontariamente di venire in Sicilia per due motivazioni: il clima mite e la maggiore facilità di accesso ai nostri servizi, a differenza del Nord programmati per servire l’intero arco della giornata”.

Come accade per l’utenza che viene dal Nord, anche quella Sicilia, e in particolare catanese, è composta da uomini. “Parliamo di una fascia che va dai 40 ai 55 anni di età – spiega ancora Calì – di ex professionisti che hanno perso il lavoro, uomini separati o affetti da ludopatia. L’approccio con l’Help Center non è diretto: prima si aggirano all’esterno della struttura, poi scelgono di entrare ma con vergogna. Abbiamo accolto commercianti, imprenditori, un banchiere e anche un dipendente del comune di Catania. La loro prima richiesta è quella di trovare un lavoro, poi un alloggio (che rifiutano però se condiviso con stranieri), infine un pasto”.
 
Secondo la testimonianza dell’assistente sociale catanese, i “nuovi poveri” non sono solo ex appartenenti alla classe medie, ma cittadini che arrivati all’età matura non riescono più a ritrovare una ricollocazione nel mondo del lavoro. Alcuni non riusciranno mai a riprendersi da questa condizione, altri invece diventano emblema di una resistenza.
 
“Abbiamo cominciato a notare un aumento di flussi nel nostro Help Center dal 2011. Nonostante le condizioni precarie quello che è da sottolineare sia negli uomini che nelle donne che hanno perso la loro stabilità economica è la grande capacità di adattamento. Dal 2011 ad oggi abbiamo ricevuto circa 2mila persone, abbiamo compilato dal 2006 ad oggi circa 7mila schede conoscitive. Invito tutte le amministrazioni a venire nel nostro Help Center o al Centro ascolto diocesano per vedere cosa succede. Oggi la soluzione non è più neppure emigrare a Nord”.

Non solo a Catania, ma anche nella futura città metropolitana di Palermo, la condizione di “nuovo povero” tende sempre più ad avanzare. Secondo quanto comunicato a gennaio dai responsabili della Caritas del capoluogo siciliano, la percentuale di persone che chiede assistenza è aumentata del 14 per cento.

Articolo pubblicato il 24 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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