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Quotidiano di Sicilia

Da detenuti ad allenatori per dare un calcio al passato
di Annalisa Giunta

L’iniziativa è promossa dall’Aiac ed è al momento l’unica in Sicilia. Opportunità per 10 reclusi del Penitenziario di Caltanissetta

Tags: Aiac, Carcere



CALTANISSETTA – Trasmettere i valori dello sport e offrire un’opportunità ai detenuti della Casa Circondariale di Caltanissetta nell’ottica della funzione rieducativa della pena, con questo intento è stato presentato e inaugurato al “Malaspina” il corso per allenatori di calcio. Una scuola riservata a dieci detenuti comuni della casa circondariale nissena che ha aderito all’iniziativa promossa dall’Aiac (Associazione  italiana allenatori calcio). Un corso unico in Sicilia e terzo sul territorio nazionale sinora sperimentato a Potenza e Bari che prenderà il via nei prossimi giorni.

Un progetto pilota che sinora ha dato risultati positivi come evidenziato da Renzo Ulivieri presidente nazionale dell’Aiac, presente all’inaugurazione del corso assieme al delegato nazionale Roberto Bellomo.

“Come si sbaglia un rigore, una punizione – ha dichiarato Renzo Ulivieri – si può anche sbagliare nella vita. Chi sta pagando il suo conto alla società ha il diritto al reinserimento nella vita sociale, interessarsi di calcio può essere un passaggio importante”.

“Grazie all’intervento dell’area trattamentale  di questo istituto, con in testa Stefano Graffagnino e la sua passione per il calcio– ha sottolineato Angelo Belfiore, direttore della casa circondariale di Caltanissetta –  siamo riusciti a far sì che oggi questo corso diventasse realtà. è un’opportunità per i detenuti comuni, sognare è lecito poiché una volta usciti dal carcere possono utilizzare quanto appreso  nella realtà esterna”. Presenti in sala anche Maurizio Veneziano provveditore regionale degli Istituti penitenziari e Luca Rossomandi magistrato di sorveglianza che hanno dato il benestare al corso, oltre  a Totò Bruccoleri ex giocatore del Gela e Giovanbattista Raffa centrocampista della Nissa nella stagione ’85-86.

“Rieducare alla legalità, rieducare la persona – ha dichiarato Maurizio Veneziano – a mutare i propri comportamenti e a riconoscersi nei valori fondanti  della democrazia e della nostra società è l’aspetto dell’ordinamento penitenziario all’avanguardia”.

Articolo pubblicato il 25 settembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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