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Le coste stravolte dall’abusivismo edilizio. Case sulla sabbia e a due passi dall’acqua
di Riccardo Lupo

Trabia (Pa). La prepotenza di pochi a danno della comunità.
Zona privata. Alcuni proprietari di queste villette hanno avuto l’ardire di recintare il proprio spazio includendo addirittura, in alcuni casi, anche il pubblico accesso al mare.
Passato e presente. Il fenomeno delle costruzioni non regolari non si è del tutto arrestato: negli ultimi mesi, solo nel palermitano, sono state accertate ben 41 violazioni.

Tags: Abusivismo, Trabia



TRABIA (PA) - “Affittasi villetta a due passi dal mare”. A leggere queste inserzioni, qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un paradosso o di uno scherzo di cattivo gusto. Invece no, è davvero cosi. Si tratta proprio di case di villeggiatura costruite sulla spiaggia, e per di più, alcune di esse costruite a due metri dall’acqua, quindi a due passi dal mare, proprio come recita giusto il cartello.

Questo nostro viaggio parte da Trabia e in particolare dal tratto costiero antistante il Paese, che va dalla zona Ginestra - a confine con Termini Imerese - sino ad arrivare alla zona Nazionale, al confine con Altavilla Milicia.
Tutto cominciò a partire dagli anni Settanta, quando il boom edilizio -spregiudicato - prese campo anche a Trabia. Il tratto costiero in questione si estende per circa sei chilometri e su di esso si susseguono villette più o meno grandi e più o meno belle. Persino per i bagnanti deve essere arduo andare al mare visto che i varchi di accesso, lungo i sei chilometri, si contano sulle dita di una mano. Si, perché alcuni proprietari di queste villette hanno avuto la brillante idea di recintarsi il loro spazio di proprietà includendo, in alcuni casi, anche, il passaggio al mare che dovrebbe essere di pubblica utilità. Ci sarebbe anche da aggiungere che, oltre al numero risicato di varchi a mare, vi è una totale assenza di parcheggi pubblici, cosa non da poco soprattutto per chi viene in auto da altre località e vorrebbe trascorrere uno o più giorni al mare. Ma questa è un’altra storia.
Oggi vogliamo parlare di un territorio costiero ormai devastato dal cemento, poco o nulla può modificare il destino crudele di questo Paese. Si tratta di zone che avrebbero potuto portare benefici economici a tutti se utilizzate diversamente - si pensi all’industria del turismo - ma che nei fatti sono state segnate dalle ferite di decenni di incuria, di complicità, di connivenze e di una cultura, diffusa, dell’illegalità domestica. Trabia dovrebbe essere a vocazione altamente turistica, con decine di alberghi, di lidi a mare, di bed and breakfast, ma in realtà per queste strutture non vi è spazio. Qualcuno, negli anni, si è persino chiesto come mai non vi fossero turisti a gironzolare per la vie del paese. La risposta è a portata di tutti basta farsi un giro in macchina e verificare di persona che oltre alle case di villeggiatura, a mare, non vi è nient’altro: nessuna struttura ricettiva di una certa entità è presente in questo territorio.

Bisognerebbe chiedere a tutti i sindaci che si sono alternati negli anni Settanta, Ottanta e Novanta – epoca dei maggiori scempi - dove si trovano quando si doveva pensare al futuro socio-economico di Trabia e a quali alchimie stavano pensando per incrementare il turismo e per contrastare l’abusivismo edilizio scellerato.
C’è da dire che il problema è molto diffuso in quasi tutta la costa della provincia di Palermo e che molte case ormai sono state sanate con i vari condoni che si sono susseguiti negli anni passati. Le principali norme che disciplinano e tutelano il patrimonio paesaggistico-ambientale sono: il D.lgs. 42/2004 (vincolo paesaggistico ambientale), T.u. n.308/2001 (disciplina urbanistica), Codice penale (deturpamento e distruzione di bellezze naturali), Codice della navigazione e Codice civile (disciplina del demanio marittimo).

Le costruzioni non assoggettabili alle vigenti normative sono quelle precedenti al 1 settembre 1967.
A leggere, però, i dati forniti dal Roan (Reparto operativo aeronavale) della Guardia di finanza, pare che il fenomeno non si sia mai del tutto arrestato.

Da gennaio a ottobre 2009, su 42 interventi, solo nella provincia di Palermo, sono state accertate 41 violazioni e sono stati sequestrati beni per un ammontare di 15 milioni 870 mila euro. Il Roan, da questo punto di vista, è un reparto molto operativo, che opera con lo spiegamento un consistente apparato di uomini e mezzi, sia a terra che in mare, in collaborazione con le competenti Soprintendenze, con gli Enti Pubblici a vario titolo interessati e con le altre Forze di Polizia. Insomma, sembrerebbero tempi duri per chi vuole continuare a infrangere la legge.
 

 
Rocconi (Roan). “Molte leggi e spesso complesse”
 
TRABIA (PA) - Sul problema, che in generale coinvolge gran parte del territorio costiero siciliano, abbiamo sentito il colonnello Riccardo Rocconi, comandante del Roan della Guardia di finanza: “È un fenomeno diffuso, che impatta direttamente con il dissesto idrogeologico, con l’aspetto ambientale e, di conseguenza, anche con l’aspetto economico di un qualsiasi territorio”.
Qual è la situazione nella provincia di Palermo?
“In questa provincia il fenomeno dell’abusivismo è molto rilevante. Negli ultimi mesi, da gennaio a ottobre, abbiamo fatto moltissimi interventi e i risultati parlano chiaro”.
In che modo contrastate il fenomeno?
“I nostri reparti aeronavali eseguono costantemente operazioni in tutta la Sicilia”.
Le leggi a disposizione sono efficaci?
“Sono molte e complesse, pertanto al risultato operativo immediato, spesso non corrisponde un esito finale sufficientemente congruo”.

Articolo pubblicato il 11 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Case sulla spiaggia
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Costruttori a dir poco spregiudicati
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Riccardo Rocconi
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