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Messina - È tornata l'acqua ma la soluzione non è definitiva
di Lina Bruno

I tre tubi flessibili non dureranno tanto. Prevista la realizzazione di una nuova condotta a monte della frana. Il Genio Civile ha censito la presenza di una decina di pozzi che si potrebbero riattivare

Tags: Messina, Acqua, Amam



MESSINA - L’acqua in città è finalmente arrivata ma adesso bisogna rivedere tutto il sistema. Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile Nazionale e il commissario regionale Calogero Foti, nel fare il punto sugli interventi tampone che hanno consentito la quasi normale erogazione idrica dopo 20 giorni di emergenza, hanno sottolineato le criticità dell’intera rete e della condotta per i quali è necessario un immediato piano di intervento.

La soluzione dei tre tubi flessibili è solo temporanea, quella definitiva prevede la realizzazione di una nuova condotta a monte della frana, che avverrà però solo dopo che saranno conclusi i lavori di messa in sicurezza del versante a rischio, appena iniziati. La città si è trovata impreparata a tutto quello che ha seguito l’interruzione con la principale fonte di approvvigionamento idrico; assurdo che non si sia prevista una tale eventualità predisponendo un piano da adottare per affrontare i prevedibili disagi.

Ancora più grave che in questi anni non si siano cercate fonti alternative di approvvigionamento idrico sul territorio che invece sembrano esserci ma ignorate dall’Amam. Il Genio Civile ha censito in questi giorni la presenza di circa una decina di pozzi che si potrebbero riattivare e poi ci sono sorgenti come quella di Santo Stefano Medio la cui acqua si disperde nel greto del torrente nella totale indifferenza.

Da tutta la vicenda non ne esce benissimo l’Amam malgrado gli elogi del sindaco Renato Accorinti che ricorda come il progetto tampone dei tubi flessibili sia stato presentato dall’Azienda meridionale acque che si è avvalsa dell’impresa Benassi srl di Reggio Emilia, Amam che ha dovuto sborsare per l’ intervento circa 550mila euro.

E’ anomalo che una condotta che si estende per 70 chilometri in un territorio a rischio frane non sia mai stata seriamente monitorata ed è anomalo un sistema di distribuzione idrica cittadina che non consenta un equa distribuzione dell’acqua su tutto il territorio con abitazioni che restano servite solo dalla Santissima e quelle del palazzo accanto solo da Fiumefreddo. Lo ha evidenziato l’ingegnere capo del Genio Civile Leonardo Santoro ma anche Curcio e Foti così come si è parlato dei 1300 litri al secondo che riceve la città in condizioni normali ma in realtà, in rapporto agli abitanti ne basterebbero la metà; quando il flusso in piena emergenza con l’Alcantara però aveva raggiunto i 600 litri al secondo molti quartieri hanno continuato ad essere a secco.

Si è detto di perdite lungo la condotta e possibili allacci abusivi e anche su questo si dovranno fare delle verifiche. La Procura di Messina ha già avviato un indagine sull’intera vicenda. Un acquedotto obsoleto quindi non a “schema ridondante a maglie chiuse ma ramificato” su cui si spendono comunque risorse per manutenzioni ordinarie e straordinarie e sostituzioni di condotte con la prassi delle esternalizzazioni.

Nel 2014 per svariati interventi sulla rete cittadina l’Amam ha speso circa un milione e mezzo di euro attraverso cottimi fiduciari. Ma non solo. Ci sono anche 381mila euro più iva per il “servizio di gestione, controllo e presidio degli impianti di sollevamento dell’acquedotto del Fiumefreddo, Bufardo-Torrerossa, del serbatoio di Piedimonte Etneo e delle condotte ricadenti nella provincia di Catania”.

La ditta che ha firmato il contratto per il periodo 2014-2015 è la Cms srl con sede a Fiumefreddo. Altro cottimo fiduciario riguarda il servizio di analisi chimiche e batteriologiche sulle acque destinate al consumo umano per un costo di oltre 154mila euro per gli anni 2014-2016. Un servizio per il quale si poteva pensare che si utilizzasse una struttura pubblica invece se ne occupa la Chemitecno Sud. Nel 2015, che non è ancora finito con cottimi fiduciari sospesi dopo l’emergenza, si è speso per manutenzioni ordinarie e sostituzione di condotte corrose circa 557 mila euro.

Articolo pubblicato il 17 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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