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Aids, la causa è sempre quella, 8 volte su 10 niente preservativo
di Antonio Leo

Più colpiti i giovani tra 25 e 29 anni, soprattutto maschi omosessuali. Alta incidenza tra stranieri in Sicilia. Istituto superiore della sanità: nel 2014 hanno contratto il virus 3.695 italiani

Tags: Aids



PALERMO – L’anno scorso sono stati 3.695 gli italiani che hanno contratto il virus dell’Hiv. Gran parte di loro sono giovani tra i 25 e i 29 anni, perlopiù msm (acronimo che sta ad indicare i maschi che fanno sesso con altri maschi). Più in generale, sono soprattutto uomini: rappresentano il 79,6% dei casi nel 2014, mentre continua a scemare l’incidenza delle nuove diagnosi nelle donne. Si tratta di numeri stabili rispetto ai tre anni precedenti e collocano l’Italia al 12° posto per incidenza della malattia nell’Unione europea.

La fotografia, scattata con l’ultimo aggiornamento del Centro operativo “Aids” dell’Istituto superiore della sanità, conferma che nonostante anni di campagne, nelle piazze e nelle scuole, la principale causa del contagio resta sempre quella: il rapporto sessuale senza preservativo. L’84,1% delle nuove diagnosi (nel 41% dei casi sono omosessuali maschi, nel 26% eterosessuali maschi e nel 17% donne eterosessuali), infatti, è riconducibile all’assenza di protezioni. O
 
tto volte su dieci, va ribadito, il condom avrebbe evitato la trasmissione del virus. Che attecchisce di più al Centro-Nord (Lazio, Lombardia ed Emilia-Romagna), ma vede in crescita al Sud il numero di ammalati tra gli stranieri. Il 27,1% delle persone positive al test dell’Hiv, infatti, è di altra nazionalità (con un’incidenza di 19,2 nuovi casi ogni 100.000 contro i 4,7 nuovi casi ogni 100.000 registrati tra gli italiani residenti).
 
Oltre al Lazio, sono la Campania, la Sicilia e il Molise che fanno registrare il numero più alto di contagiati tra i non cittadini. Tra l’altro, in controtendenza rispetto al dato generale, si ammalano di più le donne straniere (il 36% delle eterosessuali femmine contro il 27% di eterosessuali maschi). Un dato, questo, che probabilmente trova spiegazione in una delle altre cause principali del contagio, largamente diffusa tra le immigrate, ovvero la prostituzione.

A tal proposito, lo scorso luglio Hermine Gbedo, mediatrice culturale del Comitato per i diritti civili delle prostitute aveva lanciato l’allarme: “Il 95% delle prostitute che lavorano in Italia è composto da donne straniere clandestine, la metà delle quali provenienti dall’Africa. E dopo l'approvazione delle ordinanze comunali anti-prostituzione queste giovani lavorano in luoghi nascosti, fuori dal nostro controllo, accettando qualsiasi condizione pur di guadagnare, compreso il mancato uso del preservativo”.
 
Un fenomeno che però non riguarda più solo le donne. “Al contrario di quanto si pensi – ha spiegato Gbedo - non sono le donne ma gli uomini immigrati a essere maggiormente colpiti dall'Aids (56%): la sieroprevalenza fra le lavoratrici del sesso extracomunitarie è in calo. Le politiche di repressione stanno però creando condizioni che ci preoccupano: le ragazze sono costrette a lavorare in posti isolati, accettando pur di guadagnare gravi compromessi, sotto la pressione degli sfruttatori o di clienti che richiedono rapporti non protetti”.

E mentre in Senato da dicembre 2013 è impantanato il disegno di legge 1201, presentato dalla senatrice Pd Maria Spilabotte, che abolirebbe la Legge Merlin e legalizzerebbe la prostituzione come una libera professione, l’Hiv continua a mietere vittime. In tutto, dall’inizio dell’epidemia (nel 1982) a oggi, sono stati segnalati oltre 67.000 casi in Italia, di cui circa 43.000 decessi. Quest’ultimi tendono a diminuire, ma crescono i contagiati inconsapevoli: tra il 2006 e il 2014 è aumentata dal 20,5% al 71,5% la proporzione delle persone che arrivano allo stadio di Aids conclamato ignorando la propria sieropositività. E così nel 2014, meno di un quarto delle persone ha eseguito la terapia antiretrovirale prima della diagnosi. Uno  studio condotto su 12 Centri clinici di malattie infettive, sparsi sul territorio nazionale, ha dimostrato che in Italia il 90,9% delle persone contagiate è seguito presso tali centri; di questi, il 92,6% è in terapia antiretrovirale, e di questi l'85,4% ha raggiunto la soppressione virale.

Va aggiunto che si scopre di aver contratto l’immunodeficienza talora per vie traverse: solo uno su quattro (il 26,4%) esegue il test per la presenza di sintomi hiv-correlati. Il 21,6% fa gli accertamenti in seguito a un comportamento a rischio non specificato, mentre il 10% nel corso di accertamenti per un’altra patologia.

Proprio per questo, per diffondere la cultura della prevenzione, la Lila Onlus (associazione a fianco dei sieropositivi italiani dal 1987) – in vista della Giornata mondiale contro l’Aids, celebrata ogni anno l’1 dicembre – ha aderito al testing week, manifestazione internazionale dedicata al controllo dello stato sierologico che consente l’accesso al test in modo anonimo e in luoghi diversi dall’ospedale. Oggi, dalle 16,30 alle 19, sarà possibile effettuare gratuitamente il test rapido salivare per l’Hiv a Catania, presso la sede Lila di via Finocchiaro Aprile 160, con la presenza di un medico e un counselor. Un piccolo gesto che può salvare tante altre persone.

Articolo pubblicato il 27 novembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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