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Il 118 è in piena emergenza. L'assessorato: "Arrangiatevi"
di Antonio Iacona

Entrata in vigore della legge 161/2014, probabili disservizi senza nuove assunzioni

Tags: Cimo, 118, Sanità



Il Servizio Emergenza del 118 è in pieno caos organizzativo. Da oggi saranno possibili, anzi probabili, disservizi e buchi nella Rete dell’Emergenza. Con l’entrata in vigore della Direttiva europea che regolamenta l’orario di lavoro di medici e infermieri ospedalieri, questi non potranno più effettuare prestazioni aggiuntive per il 118, come avvenuto finora.

La legge 161 del 2014, ha abrogato due precedenti norme italiane che avevano previsto una deroga alle Direttive comunitarie in tema di orari di lavoro e riposi del personale sanitario dipendente, rispondenti al rispetto dei principi generali della sicurezza e della salute dei lavoratori.

La Direttiva europea ha posto le basi giuridiche all’evidenza che periodi lavorativi prolungati producono effetti negativi sulla salute degli interessati ed aumentano il rischio d’errore. Lo stesso D.Lgs 66/2003 enunciava che “i lavoratori dispongano di periodi di riposo regolari e sufficientemente lunghi e continui per evitare che essi, a causa della stanchezza, della fatica o di altri fattori che perturbano la organizzazione del lavoro, causino lesioni a se stessi, ad altri lavoratori o a terzi o danneggino la loro salute a breve o a lungo termine”.

Tale principio valeva per tutti ad eccezione degli operatori del SSN. Con la Finanziaria 2008, per questioni di natura economica, fu decisa e concordata tra le diverse forze politiche, una deregulation totale degli orari di lavoro del personale medico e sanitario, che ha raggiunto aberrazioni tali che i medici avrebbero potuto lavorare anche due giorni di fila senza che ciò fosse illecito.
Mentre in altri ambiti lavorativi come quello dei trasporti, del volo e dell’industria nucleare, il problema del rischio legato alla fatica degli addetti è stato affrontato molti anni fa, nel campo della sanità ospedaliera il calo della performance o l’errore in campo clinico sono stati considerati come episodi sporadici anche quando vere e proprie catastrofi sono state attribuite a stanchezza derivante da turni di lavoro prolungati. Ma la letteratura scientifica internazionale collega direttamente la deprivazione del riposo e gli orari prolungati di lavoro dei medici ad un netto incremento degli eventi avversi e del rischio clinico per i pazienti, coinvolgendo il tema della sicurezza delle cure e quindi la tutela della salute dei cittadini che si rivolgono alle strutture ospedaliere.

Nel 2014, a seguito di una procedura di infrazione europea nei confronti del nostro Paese, il Governo Renzi si è “affrettato” a riallineare l’Italia al resto d’Europa, ovviamente senza tenere conto delle criticità enormi che sarebbero scaturite dalla sua applicazione nell’attuale condizione di grave carenza di risorse umane negli ospedali italiani e non solo. Con la Legge 161/2014 era stata fissata, come punto di non ritorno, la data del 25 novembre 2015 che è arrivata senza che Governo nazionale e Regioni siano corse in tempo ai ripari.

Inevitabilmente oggi si rischia la paralisi organizzativa di servizi assistenziali essenziali negli ospedali italiani ed anche nella Rete dell’emergenza. I vincoli inderogabili della direttiva europea delle 48 ore settimanali (incluse le ore di straordinario) e delle 11 ore di riposo obbligatorio tra un turno di lavoro e l’altro, non consentono più di fare ricorso a piene mani di personale ospedaliero per sopperire alla carenza di medici ed infermieri “dedicati” al 118. Finora le prestazioni sanitarie sono state assicurate quasi interamente da personale ospedaliero in regime di ”prestazioni aggiuntive”, lavorando cioè in plus orario con turni massacranti che mettevano accrescevano il rischio clinico sia nell’attività del 118 che in quella  istituzionale della struttura ospedaliera di appartenenza.

Va ancora sottolineato come non sia ovviamente possibile svolgere il servizio durante i periodi di ferie o di riposo biologico e come la mancata osservanza della nuova normativa rischi di avere anche risvolti di ordine assicurativo, dal momento che è altamente probabile che le assicurazioni non garantiranno la propria copertura se i casi di malpractice abbiano luogo nel mancato rispetto del riposo psico-fisico.

Al momento l’assessorato regionale alla Sanità, non ha trovato soluzioni efficaci al problema e nel corso di un recentissimo confronto con i responsabili del 118 siciliano ha espresso, per bocca di un suo funzionario, la sintesi della politica regionale con un lapidario e disarmante “arrangiatevi”.

Resteranno pertanto vuote le postazioni dell’emergenza con medico anestesista-rianimatore, mentre nelle Isole minori il servizio con turni di 72 ore verrà assicurato con prestazioni al limite della  legalità.
Eppure le soluzioni sono semplici: il servizio 118 non si può più reggere su prestazioni aggiuntive ma deve avere personale istituzionalizzato. Quindi bisogna assumere.

La proposta della Cimo è che le aziende sanitarie diano parte dell’orario istituzionale dei propri medici e infermieri al Servizio 118 costituendo una sorta di consorzio tra aziende sanitarie deputato alla gestione dell’emergenza sul territorio, con assunzioni da parte delle aziende sanitarie in modo che le figure professionali preposte svolgerebbero la propria attività in parte in ospedale e in parte per il 118, senza ricorrere a straordinario e prestazioni aggiuntive, nel pieno rispetto della normativa e della sicurezza della salute del paziente e degli stessi operatori sanitari. 

Antonio Iacono
Segretario Provinciale CIMO Palermo

Articolo pubblicato il 03 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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