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Quotidiano di Sicilia

L'Ars testa la tenuta della maggioranza
di Raffaella Pessina

Pomeriggio dedicato alla mozione di sfiducia nei confronti di Crocetta. Marco Falcone (Fi): “Dal governo assoluto pressapochismo”

Tags: Nello Musumeci, Ars, Rosario Crocetta, M5s



Pomeriggio dedicato alla mozione di sfiducia nei confronti del Governatore Crocetta, presentata dal Movimento Cinquestelle ed appoggiata da gran parte della opposizione. La terza in tre anni proveniente dal Movimento 5 Stelle, ma sostenuta solo adesso apertamente da un pezzo del centrodestra, da Forza Italia e Lista Musumeci.

In apertura ha parlato Totò Cordaro di Grande Sud Pid. “Siamo alla più becera restaurazione “, ha detto in Aula, definendo Baccei uomo non amico della Sicilia. Cordaro ha ribadito che l’opposizione del suo partito è in attesa di apprezzare in Aula, cosa che non è ancora avvenuta, delle norme provenienti dal Governo in favore dei siciliani. Gaetano Di Mauro, del Partito dei Siciliani – Mpa ha detto di non prendere neanche in considerazione questa mozione di sfiducia ritenendola una azione poco valida. “Lo farò solo quando ci saranno veramente 46 deputati disposti a votarla. Il problema – ha proseguito - non è presentare la mozione di sfiducia, ma la questione finanziaria e non mi pare che siano state fatte azioni dirompenti”. Di Mauro ha concluso dicendo che chiederà nella prossima conferenza dei capigruppo che venga calendarizzata una riunione d’Aula dedicata alla relazione del Presidente Crocetta sulle trattative con il governo romano.

Dopo, l’intervento di Giuseppe Milazzo di Forza Italia che ha ribadito come la mozione di sfiducia sia più che altro indirizzata alla maggioranza, hanno parlato i rappresentanti del Movimento Cinquestelle. Gli stessi hanno ricordato l’episodio della polemica tra Crocetta e il cantautore Roberto Vecchioni che ha definito con pensanti parole la Sicilia e hanno sottolineato che l'unico errore è stato quello di non avere sottolineato le responsabilità amministrative delle condizioni della Sicilia.

È stato il turno quindi del leader dell’opposizione Nello Musumeci. “Sarei tentato di dire a Crocetta che stavolta non vorrei rivolgermi a lui, per levare l’appello alto che in altre occasioni ho ritenuto di rivolgergli da questa tribuna”.

“La nostra mozione - ha proseguito -  serve a capire se in quest’Aula il Governo regionale gode ancora di una maggioranza, perchè non si è mai preoccupato di chiedere ai siciliani una verifica di maggioranza e ha preferito risolvere le proprie controversie all’interno delle stanze del Palazzo per non far conoscere le ragioni non nobili che hanno determinato una insanabile frattura all’interno del Pd  e che non consente una programmazione per l’affrontare i problemi della Sicilia.

In giornata era intervenuto anche Marco Falcone capogruppo di Forza Italia all’Ars. “Mancano solo due settimane alla fine dell’anno e la Sicilia, prima volta nella storia, non ha ancora nè un Ddl di bilancio né un Ddl di esercizio provvisorio. Una situazione di gravissima incertezza alla quale deve essere immediatamente posto rimedio.

Da parte del governo Crocetta constatiamo un assoluto pressapochismo, che getta nello sconforto gli enti locali, le società partecipate, i precari e le imprese e le ditte fornitrici, che aspettano da diversi mesi il pagamento delle loro spettanze. I vertici di Palazzo d’Orleans dimostrano ancora una volta di non essere all’altezza della gestione della cosa pubblica siciliana”.
Il Presidente della Regione, che nei giorni scorsi ha incontrato il sottosegretario Luca Lotti, avrebbe avuto rassicurazioni sulle risorse destinate alla Sicilia: ai 900 milioni già inseriti nella Legge di Stabilità, entro la prossima primavera dovrebbero aggiungersene altri 500, quale esito del tavolo avviato a Palazzo Chigi.

Nel frattempo, Crocetta e l’assessore all’Economia Alessandro Baccei, hanno messo a punto un piano che dovrebbe garantire la tenuta dei conti fino al completo trasferimento della dotazione di 1,4 miliardi. Domani la giunta dovrebbe infatti approvare il bilancio inserendo nelle entrate questa cifra, ma ‘sospendendo’ temporaneamente spese per 500 milioni, somme - bloccate nei capitoli di precari, Comuni ed enti - che saranno liberate nel secondo semestre del 2016. Una mossa che consentirebbe di approvare il bilancio entro il prossimo 31 dicembre, al più tardi nella prima decade di gennaio. Sarebbero previsti, inoltre, ulteriori tagli per 400 milioni di euro, da reperire attraverso tagli ad enti regionali e partecipate, ma anche con la vendita di quote azionarie e immobili.
Mentre scriviamo l’Aula è ancora in corso.

Articolo pubblicato il 16 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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