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Messina - Da Messinambiente ad Amam passaggio entro il 31 dicembre
di Lina Bruno

Alla multiservizi dovranno confluire Ato3 con i suoi 51 dipendenti e i 72 dell’Azienda Meridionale acque. L’assessore Ialacqua: “La nuova società eredita la gestione dei servizi, non i debiti”

Tags: Messina, Messinambiente, Amam



MESSINA - “Le difficoltà di Messinambiente sono la causa per cui costituiamo la Multiservizi”. L’assessore all’Ambiente Daniele Ialacqua è più che mai convinto che con il passaggio della società che gestisce i rifiuti all’Amam si da l’avvio ad una inversione di tendenza per una partecipata che finora ha prodotto solo debiti, affidata ad un commissario che con fatica riesce a districarsi nel percorso verso la liquidazione.

“Messinambiente ha problemi di carattere organizzativo - dice Ialacqua - finanziario, che ora avremmo risolto, e societario che si supererà con il passaggio all’Azienda meridionale acque. La nuova società eredita solo la gestione dei servizi mentre per i debiti c’è la liquidazione che continua all’interno del nuovo soggetto fino a quando tutti i creditori non saranno pagati; la maggior parte dei fondi che si utilizzeranno sono nel Piano di riequilibrio, - ricorda l’assessore - che costituisce il principale bacino da cui attingere”.
Ma questa manovra finanziaria, sposata dall’Amministrazione comunale, in alternativa alla dichiarazione del dissesto, non ha avuto ancora il via libera del ministero degli interni, una situazione che si protrae da oltre un anno e che costringe ad una sorta di limbo tutta l’attività amministrativa. Sulla partecipata pende anche un pignoramento da 29 milioni di euro fatto dall’Agenzia delle entrate che si sta cercando di congelare.

“L’anomalia è che qualche giorno prima, - ricorda l’assessore - avevamo concordato una transazione e invece è arrivato il decreto ingiuntivo che ha annullato l’accordo”. Il passaggio risolutivo di cui parla Ialacqua si dovrebbe compiere entro il 31 dicembre ma si sa già che è un termine, l’ennesimo che l’Amministrazione si è posta, che non potrà essere rispettato anche se gli uffici, sia a Palazzo Zanca che nelle due partecipate, stanno lavorando in questo senso. Tutto potrebbe slittare al prossimo anno e a quel punto anche l’organigramma che era stato predisposto dovrà essere aggiornato con nuove previsioni di utili e spese.

All’Amam dovrà confluire anche Ato3 con i suoi 51 dipendenti che si vanno ad aggiungere ai 518 di Messinambiente e ai 72 dell’Azienda Meridionale acque. L’analisi da cui si è partiti si riferisce al consuntivo 2014 da dove emerge che Messinambiente ha avuto ricavi per 26 milioni 779 mila euro e costi per 28 milioni 885 mila euro, producendo un risultato di esercizio negativo di oltre tre milioni di euro. 

Ato3 ha invece avuto un utile di 136 mila euro e Amam ha chiuso in positivo, centrando un utile di un milione e mezzo di euro. Anche per il 2015 si potrebbe fare già un consuntivo che risulterebbe però non così roseo come si ipotizzava nella relazione prodotta sull’operazione Multiservizi”.

Lo scorso luglio e su cui i sindacati confederali hanno mostrato non poche perplessità. In quel momento si pensava ad un imminente passaggio e secondo l’analisi di costi e ricavi, c’era la convinzione che la società unica, in house providing, che avrebbe gestito sia i servizi ambientali che quello idrico, già a fine 2015 sarebbe stata in grado di produrre un utile superiore ai tre milioni. Tra i ricavi venivano previsti quasi 27 milioni di euro conteggiate dalle bollette del servizio idrico, i 13milioni 787mila euro coperti dalla Tari ma anche 143mila euro provenienti dalla gestione dell’impianto di Pace dove c’è invece ancora uno stop alla costruzione da parte dei ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali.

Tra i costi quello maggiore è costituito dagli oneri del personale che ammontano ad oltre 15 milioni e mezzo di euro. Ma ci sono anche quelle spese che l’Amam ha dovuto sostenere a fine ottobre a seguito dell’emergenza idrica che ha messo in ginocchio la città per tre settimane e che nella relazione di luglio non potevano essere contemplati e che invece potrebbero ridimensionare la percentuale degli utili preventivati.

Articolo pubblicato il 18 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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