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In Sicilia furti, abusivismo e rapine sono i reati più frequenti
di Fallico Rossella

Questi sono i risultati dell’indagine “Confcommercio-Gfk Eurisko” condotta sui fenomeni criminali radicati in Italia

Tags: Criminalità, Furto, Rapina, Sicilia



CATANIA – Per il 32% delle imprese è peggiorato il livello di sicurezza, crescono abusivismo, furti, rapine e contraffazione. In crescita anche la percentuale di chi, sentendosi poco al sicuro, scegli di adottare almeno una misura di sicurezza. Questo è il quadro delineato dall’indagine “Confcommercio-Gfk Eurisko” condotta sui fenomeni criminali.

Un’impresa su tre dichiara un peggioramento generale dei propri livelli di sicurezza rispetto all’anno scorso; il dato si accentua particolarmente nelle regioni meridionali, dove per il 38% i livelli di sicurezza sono peggiorati; nelle grandi aree urbane del Centro Sud (37%) e in alcuni settori specifici, come venditori su aree pubbliche e benzinai.

In Sicilia in particolare per il 23% il livello di sicurezza viene percepito come insoddisfacente. Nello specifico per la nostra Isola si attenzionano crimini aumentati maggiormente per furti (53%), seguiti da abusivismo (51%) e da rapine (44%). In Sicilia seguono i crimini per contraffazione (40%), usura (30% contro un dato nazionale del 21%), tangenti negli appalti (20%) pari merito con le estorsioni (20%). A Catania  per il 47% degli individui oggetto dell’indagine la percezione di sicurezza per l’attività è peggiorata; a Palermo il dato è del 17%. A Catania è diffuso maggiormente il fenomeno dell’abusivismo (74%), seguito dai furti (73%) e dalla contraffazione (65%). A Palermo il crimine più diffuso è l’abusivismo con il 40%, seguito dai furti (36%) e dalle rapine (35%).
Nello Stivale in crescita furti (per il 57% delle imprese) e i crimini ad alta “visibilità” come l’abusivismo, la contraffazione e le rapine, quest’ultime in aumento per circa il 50% degli imprenditori.

Nello specifico i furti sono in aumento soprattutto nel Nord- Est (68%); l’abusivismo è invece “caratteristico” del Centro, Centro-Nord e Centro-Sud (59%); le rapine si concentrano maggiormente nel Nord-Est; usura ed estorsione sono invece peculiarità del Centro-Sud, del Sud e delle Isole, dove si ha una percentuale rispettivamente del 29% e del 22%.

Cresce la quota di imprenditori che ritiene di avere a che fare con la criminalità organizzata (era 22% nel 2007), aumenta anche la quota di chi fa riferimento ai delinquenti comuni, tornata ai livelli del 2007(in cui era 52%): nel Sud e nelle Isole in particolare si registra per la criminalità comune un dato del 58%, per la criminalità organizzata il 41%, ovvero i dati più alti dello Stivale.

Su dato nazionale un imprenditore su dieci ha ricevuto minacce o intimidazioni con finalità estorsiva, in aumento di due punti percentuali rispetto al 2014. Dodici imprenditori su cento dichiarano di conoscere altre imprese che sono state oggetto di minacce (+1% in confronto al 2014). Sia l’esperienza diretta sia quella indiretta si accentuano nel Sud, in particolare nei grandi centri del Meridione dove si registra una percentuale rispettivamente del 23% e del 24%.

In calo la percentuale di imprenditori che cede alla richiesta estorsiva (22% contro 27% del 2014; si avvicina ai livelli del 2007, pari al 19%). Il fenomeno tuttavia si accentua al Sud, in particolare nei grandi centri, e tra gli imprenditori che hanno subito minacce da parte della criminalità organizzata: in Sicilia il 27% di chi ha ricevuto minacce decide di accettare (contro un dato nazionale del 22%); a Palermo ad accettare è il 23%, dato non pervenuto per la città di Catania. Per l’Ufficio Studi di Confcommercio l’illegalità “costa”  a commercio, alberghi e pubblici esercizi una perdita di fatturato pari a 21,7 miliardi (oltre il 7% l’anno) cui si aggiungono 5,7 miliardi di costi per difendersene, per un totale di 27,1 miliardi.

L’opinione sulle iniziative ritenute più efficaci per la sicurezza della propria attività in Sicilia è allineata alla media nazionale, fa eccezione a Palermo un’accentuazione per una maggior protezione da parte delle forze dell’ordine. A Catania risultano sopra la media nazionale la certezza della pena, i maggiori interventi delle associazioni di categoria e l’associazionismo antiraket. Rispetto alla media nazionale in Sicilia è leggermente più alta la quota di chi cita la presenza di edifici abbandonati e baby gang tra i problemi del territorio; a Catania sono più citati i venditori abusivi, i negozi sfitti e l’accattonaggio; a Palermo anche venditori abusivi, negozi sfitti, prostituzione, case occupate e risse tra bande.

In Sicilia le leggi che contrastano i fenomeni criminali sono ritenute spesso inefficaci, anche se con un giudizio meno negativo rispetto alla media nazionale; molto più negativo il giudizio di  Catania. Nell’Isola e a Palermo la grande maggioranza è favorevole all’inasprimento delle pene, anche se con giudizio un pò meno drastico rispetto alla media nazionale; a Catania i giudizi più drastici superano invece la media nazionale.

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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