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La spesa per i dispositivi medici in Italia è di 3,6 mld di euro
di Adriano Agatino Zuccaro

Il dato emerge dal “Rapporto sulla spesa rilevata dalle strutture sanitarie pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) per l’acquisto di dispostivi medici” pubblicato dal ministero della Salute

Tags: Sanità, Spesa



ROMA - Le aziende sanitarie italiane nel 2014 hanno speso oltre 3,6 miliardi di euro per l’acquisto di dispositivi medici con un incremento di oltre 400 milioni di euro, pari al +12,6% rispetto al 2013. Un incremento dettato anche dall’estensione del tasso di copertura delle aziende per l’anno 2014 che risulta pari all’82,2% (la Sardegna non ha ancora avviato le trasmissioni).
Il dato emerge dal “Rapporto sulla  spesa rilevata dalle strutture sanitarie  pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) per l’acquisto di dispostivi medici – anno 2014” pubblicato pochi giorni fa sul sito del ministero della Salute. Il Rapporto “consente un’analisi sulle modalità di gestione, governo ed impiego dei dispositivi medici e del loro impatto economico” e “ la pianificazione-programmazione delle attività aziendali e l’osservazione e la verifica di eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi pianificati, al fine di porre in essere in maniera tempestiva le eventuali azioni correttive”. Le manovre di spending review hanno definito il tetto di spesa per l’acquisto dei dispositivi medici da parte delle strutture pubbliche del Ssn pari al 4,4% per il 2014.

Il settore dei dispositivi medici non è unico ma copre settori e mercati molto eterogenei con “imprese diverse che producono prodotti diversi per rispondere a bisogni diversi”. Osservando il “Flusso consumi aggregati per categoria” si nota che la spesa risulta concentrata.

Quattro categorie rappresentano, nel 2014, circa il 54% della spesa rilevata per consumi di dispositivi medici: dispositivi protesici impiantabili e prodotti per osteosintesi, dispositivi per apparato circolatorio, dispositivi impiantabili attivi, dispositivi da somministrazione, prelievo e raccolta.

A livello regionale le spese maggiori si registrano in Lombardia con quasi 540 milioni di euro; seguono Veneto (374 milioni), Emilia Romagna (364 milioni), Toscana (331), Piemonte (292), Lazio (291), Sicilia (268). La nostra Isola si piazza dunque al settimo posto in Italia, chiude la classifica la Valle d’Aosta con appena 8 milioni.

Gli analisti stimano che il settore dei dispositivi medici, a livello mondiale, crescerà ad un tasso del 5% tra il 2013  ed il 2020, raggiungendo nel 2020 un  fatturato complessivo di 514 miliardi  di dollari (EvaluateMedTech, 2014). In  Europa, il mercato dei dispositivi medici genera un fatturato di circa 100  miliardi di euro l’anno e impiega oltre  575.000 persone (Eucomed, 2013). 
Il 70% del fatturato totale in Europa è generato inGermania, Francia, Gran  Bretagna, Italia, e Spagna.

L’8% circa del fatturato globale è reinvestito in ricerca e sviluppo, equivalente a circa 8 miliardi di euro l’anno e, mediamente, al deposito di un brevetto ogni 50 minuti.

In Europa, l’industria dei dispositivi medici si compone di circa 25.000 imprese, il 95% delle quali sono piccole e medie imprese, e principalmente piccole e micro imprese. In Italia, il settor dei dispositivi medici è caratterizzato da un alto livello di innovazione e  mostra, rispetto all’economia nel suo complesso, un forte dinamismo. 

Nel 2012 il numero di società produttrici, distributrici o integrate verticalmente di dispositivi medici attive in  Italia e presenti nella banca dati Aida è pari a 4.940, evidenziando un incremento del 200% rispetto al 1994.

Complessivamente le imprese di  dispositivi medici impiegano 41.931 lavoratori, con un incremento medio annuo del 9,5% tra il 2004 ed il 2012. Il settore ha fatturato complessivamente 13.535 milioni di euro con un tasso annuo di crescita del 4,7% negli anni 2004-2012.

Articolo pubblicato il 23 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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