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Quotidiano di Sicilia

Italia in convalescenza ma serve cura "strong"
di Carlo Alberto Tregua

Matteo Renzi, rottamare regole burocratiche

Tags: Matteo Renzi



Nella conferenza stampa di martedi 29 dicembre, il presidente del Consiglio ha elencato le riforme effettuate dal suo Governo e dalla sua maggioranza, nonché altri risultati ottenuti. Ha omesso, ovviamente, le tante riforme non ancora portate a termine e soprattutto non ha evidenziato le iniziative indispensabili per fare accelerare la ruota della crescita.
Diceva Ennio Flaiano (1919/  1972): Quello non dice nulla, ma lo sa dire. Non è proprio il caso di Renzi perché certamente sa dire le cose che dice, ma vi sono anche dei contenuti abbastanza buoni. Qual è il difetto di questi contenuti?
Il primo riguarda la tecnica di formulazione delle leggi, secondo la quale viene affidato a successivi provvedimenti legislativi la loro attuazione. Per esempio, nel caso della legge di Stabilità, perché essa diventi operativa serviranno oltre 150 provvedimenti. Il che significa che molte cose diventeranno operative nella seconda parte dell’anno ed altre neanche alla fine del 2016.
Ricordiamo che altre centinaia di provvedimenti debbono essere emessi dall’Esecutivo per rendere attuabili leggi del Governo Monti e del Governo Letta (Sic!).

Il secondo difetto riguarda la modesta incisività delle riforme, più di forma che di sostanza. Per cui la macchina burocratica continuerà a girare con lentezza ed inefficacia, sperperando soldi dei cittadini senza l’efficacia che dovrebbe essere alla base della produzione dei servizi pubblici.
Ha ragione Renzi quando porta in evidenza il piccolo incremento del Pil (forse 0,8%) e la buona performance della nuova occupazione (scesa all’11,5%): si tratta di un buon inizio. Ma siamo molto lontani dalla disoccupazione fisiologica, come quella tedesca che oscilla intorno al 5/6%.
Per creare nuova occupazione in maniera vigorosa e decisa occorre mettere in moto gli investimenti, le opere pubbliche, la costruzione di infrastrutture, l’attrazione di aziende straniere, il potenziamento delle strutture di esportazioni, l’avanzamento di innovazione e tecnologia (Ict) e l’aumento di dotazione nella ricerca, anche mediante sgravi fiscali per la ricerca provata. Poi, occorre mettere in moto il Sud.
 
Come è pensabile accelerare la crescita quando le otto regioni del Meridione, salvo Puglia e Basilicata, sono in decrescita? Fa poi ridere il dato emesso dall’ufficio statistico della Regione siciliana che accerta un incremento del Pil dello 0,4%. Aspettiamo l’Istat per smentire o confermare tale dato.
La carenza più grossa del Meridione è quella infrastrutturale. Renzi, durante l’inaugurazione della variante di valico sull’A1, ha detto che ora tocca alla Salerno-Reggio Calabria, di cui peraltro manca la ristrutturazione di soli 60 dei 440 km.
Ma ha dimenticato il Ponte sullo Stretto, la Tav Salerno-Reggio Calabria, la Tav in Sicilia e in Sardegna. I sardi non sono cittadini di serie B e avrebbero diritto a una linea veloce tra Sassari e Cagliari.
La più grave omissione del presidente del Consiglio riguarda la riforma della burocrazia, inefficiente, corrotta, incapace di sostenere lo sforzo dell’Esecutivo e di mettersi al servizio degli italiani. Ovviamente sono salvi dirigenti e dipendenti che fanno per intero il loro dovere. 

Com’è a tutti noto la burocrazia in un Paese può essere il motore della crescita o il tappo della crescita. In Italia vale la seconda alternativa. Non parliamo delle regioni meridionali, ove la casta burocratica ha retto il sacco a quella politica realizzando l’immondo risultato di fare arretrare ulteriormente il Meridione.
Di fronte a questa fotografia l’omissione di Renzi è gravissima e sorprende come il Grillo parlante e l’opposizione di destra e di sinistra non abbiano puntato i loro strali sulle due questioni che abbiamo appena elencato: malabestia burocratica e  Meridione.
Ci auguriamo che i ministri meridionali e tutti i parlamentari illustrino al presidente del Consiglio, che è persona intelligente, come sia indispensabile mettere mano allo sviluppo del Sud.
Gli auguriamo anche che egli apra gli occhi sui cattivi burocrati che continuano ad ostacolare la sua voglia riformatrice e impediranno la realizzazione della sua promessa: rottamare regole e procedure burocratiche. Con quelle attuali l’Italia è inchiodata.

Articolo pubblicato il 31 dicembre 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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