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Pubblici esercizi decimati nei centri urbani
di Adriano Agatino Zuccaro

Osservatorio Confesercenti: il 2015 è il quinto anno consecutivo di contrazione per il commercio in sede fissa. La Sicilia è la regione italiana che fa registrare il saldo peggiore tra chiusure e nuove aperture: -16.355

Tags: Confesercenti, Imprese, Negozio



ROMA – La Sicilia è la regione italiana che fa registrare il saldo peggiore tra aperture e chiusure di negozi e locali negli ultimi cinque anni: 16.355 imprese in meno.

Anche negli altri centri urbani italiani continua la grande emorragia di attività commerciali e pubblici esercizi: nel 2015 il bilancio tra aperture e chiusure di negozi, bar e ristoranti è in rosso, con un saldo negativo di oltre 29mila imprese. Le stime, elaborate dall’Osservatorio Confesercenti, la dicono lunga sul periodo di crisi attraversato dai commercianti.

“Il 2015 è il quinto anno consecutivo di contrazione per il commercio in sede fissa, la ristorazione ed il servizio bar. In totale, dal 2011 ad oggi, questi tre settori hanno registrato circa 207 mila aperture e 346 mila chiusure, per un saldo negativo di poco meno di 140 mila imprese” scrive l’Osservatorio.

Tra le regioni più colpite, dietro alla nostra Isola, troviamo la Lombardia (-14.327), la Campania (-13.922), il Lazio (-13.713), il Piemonte (-11.652) e la Toscana (-9.903).

Nessuna regione presenta un bilancio positivo. Tra le città capoluogo di provincia, invece, il primato di chiusure va a Roma: l’Urbe sta soffrendo una crisi commerciale ancora più intensa di quella registrata dal resto del Paese: in cinque anni la città ha subito un saldo negativo di quasi 7.500 tra negozi, bar, caffè e servizi di ristorazione. Seguono il comune di Torino, che perde oltre 3mila imprese, e quello di Napoli (-2.327 imprese). Quarto posto nella classifica dei dieci comuni capoluogo di provincia coi saldi peggiori per Palermo (-2.299 imprese), settimo per Catania (-1.209 imprese). Ben due città siciliane, dunque, figurano nella triste classifica.
“Complessivamente, considerando tutti i capoluoghi di provincia, l’unico comune che ha registrato un saldo positivo è Padova, dove negli ultimi cinque anni il numero di bar, negozi e ristoranti è cresciuto, anche se solo di 42 unità” prosegue Confesercenti.

Il dato nazionale presenta un “crollo meno grave di quello registrato nel 2014 (-34mila) ma comunque peggiore delle attese”. Il calo delle chiusure – il primo in cinque anni – è infatti quasi annullato dalla frenata delle aperture: in totale nel 2015 secondo la stima sono state avviate circa 37mila nuove imprese, contro le oltre 42mila che hanno aperto nel 2014 e le 45mila nel 2013.

“La ripartenza dei consumi, che pure c’è stata, è ancora troppo recente e modesta per portare ad una rapida inversione di tendenza, anche se finalmente nel 2015 tornano a calare le chiusure di imprese. Preoccupa, però, la frenata di nuove aperture, bloccate dalla stretta del credito e dalla riduzione dei margini di impresa, erosi dalla crisi e da una fiscalità cresciuta quasi costantemente negli ultimi cinque anni” scrive il presidente di Confesercenti Massimo Vivoli. “Per mettere il settore in condizioni di ripartire davvero bisogna ridurre il peso che grava su negozi, locali e botteghe […] la nostra proposta è introdurre affitti a canone concordato e cedolare secca per le imprese che aprono in uno degli oltre 600 mila locali ormai sfitti per ‘mancanza’ di attività in tutta Italia. Un intervento che ci aiuterebbe a difendere la vivacità dei nostri centri storici e a favorire il ripopolamento di negozi e botteghe” conclude il presidente.

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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