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Quotidiano di Sicilia

Sicilia penultima in Italia per la qualità delle istituzioni
di Adriano Agatino Zuccaro

L’IQI è sceso dal punteggio di 0,24 del 2004 allo 0,22 del 2012. In nove anni l’Isola ha fatto, dunque, passi indietro in termini di qualità delle Pubbliche amministrazioni. La Toscana al top, seguono Trentino-Alto Adige e Umbria

Tags: Istituzioni



PALERMO - La Sicilia è penultima in Italia per qualità delle istituzioni; ultima in classifica la Calabria. Non è tutto: l’IQI, Institutional Quality Index (valori da zero ad uno), è sceso dal punteggio di 0,24 del 2004 allo 0,22 del 2012. In nove anni la nostra Isola ha fatto, dunque, passi indietro in termini di qualità delle pubbliche amministrazioni. I dati emergono dallo studio “Measuring Institutional Quality in Italy” dei professori Annamaria Nifo e Gaetano Vecchione pubblicato sulla “Rivista Economica del Mezzogiorno”, trimestrale della Svimez diretto da Riccardo Padovani ed edito da Il Mulino.

L’IQI raccoglie 24 parametri riferiti  a cinque ambiti: partecipazione (che a sua volta raggruppa fenomeni tra cui associazionismo, acquisti in libreria,  partecipazione al voto), efficacia dell’azione di governo (ad esempio deficit  sanitario, raccolta differenziata, dotazione strutture sociali ed economiche),  qualità della regolamentazione (mortalità e qualità della vita delle imprese, dipendenti pubblici), certezza del diritto (tra cui tempi dei processi, evasione fiscale, sommerso), corruzione  (reati contro la PA, commissariamento  dei comuni, ecc).

In base all’IQI, la migliore qualità delle istituzioni in Italia si è registrata in Toscana, che, con un valore di 0,88 mantiene il primo posto della classifica 2004 e 2012. Ottima performance per il Trentino Alto Adige (0,86), che sale dalla 5° posizione del 2004 alla 2° posizione del 2012.

Scorrendo la classifica aggiornata troviamo l’Umbria (0,75), la Valle d’Aosta (0,74) e il Veneto (0,75). Le ultime posizioni sono di dominio delle regioni del Sud: la  Puglia (0,41), la Basilicata (0,41), la Campania (0,36), il Molise (0,25), e le già citate Sicilia (0,22) e Calabria (0,09). Da segnalare lo scivolone dell’Emilia Romagna che passa dal terzo all’ottavo posto. Giù anche la Lombardia, dal secondo al decimo posto(0,71).

Secondo la Svimez “l’obiettivo di  ridurre i divari e riavviare un processo di sviluppo non può essere perseguito senza avere istituzioni di qualità in tutto il territorio e una Pubblica Amministrazione ispirata a criteri e valori di equità, trasparenza, responsabilità, efficacia ed efficienza.

Il gap Nord-Sud in questo ambito incide in misura significativa sulle reali potenzialità di sviluppo economico e aggrava le condizioni di disuguaglianza e sofferenza sociale, tra le aree del Paese”. Per provare ad uscire da tale empasse “occorre investire su un processo ampio  di riforma, che punti a cambiamenti  strutturali e all’eliminazione dei nodi che rallentano il miglioramento del contesto in cui operano le imprese e che condiziona la qualità della vita per i cittadini”. 

Un ultima indicazione-precisazione della Svimez riguarda le politiche di coesione 2014-2020 che “possono rappresentare un decisivo supporto del processo di riforma in atto, con il rafforzamento della ‘capacità amministrativa’, soprattutto nelle regioni meridionali (che sono destinatarie  delle maggior quota di risorse).

Non  va però dimenticato che il compito di costruire una buona pubblica amministrazione con la garanzia dei diritti di cittadinanza sututto il territorio nazionale non spetta alle politiche aggiuntive, ma alle politiche pubbliche ordinarie e generali”.

Articolo pubblicato il 22 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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