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No carte dei diritti, Sì carte dei doveri
di Carlo Alberto Tregua

Lite fra Renzi e Camusso

Tags: Susanna Camusso, Matteo Renzi



Susanna Camusso, una simpaticona che assomiglia tanto ad Angela Merkel, ha protestato vivamente contro Matteo Renzi, quando questi ha annunciato che i dipendenti pubblici scansafatiche debbano essere licenziati entro 48 ore e il dirigente che non provvedesse sarebbe a sua volta licenziato.
L’annuncio del presidente del Consiglio è un timido avvio verso l’introduzione di minime doti di meritocrazia nella Pubblica amministrazione. Staremo a vedere se i decreti legislativi di attuazione della legge 124/2015, saranno conformi all’enunciazione renziana, ovvero costituiranno l’ennesimo tentativo non riuscito di far rientrare l’attività in un alveo ordinario.
Il sindacato, negli anni Cinquanta e Sessanta, ha avuto il merito di fare acquisire ai dipendenti i diritti che non avevano. Ma a forza di sostenere i diritti, nei decenni successivi, si sono dimenticati dei doveri. Oggi, a distanza di mezzo secolo è anacronistico parlare ancora di diritti, ben difesi e onorati da tutti i contratti di lavoro e, giustamente, da una Magistratura che tende a tutelare la parte più debole.

La sparata di Camusso, secondo la quale occorre una nuova carta dei diritti, è fuori dal tempo. Si capisce la ragione della leader sindacale della Cgil: difendendo tutti, acquisisce consenso da quella parte dei propri associati non meritevoli o, peggio, da fannulloni ed altri che non hanno né voglia né capacità di lavorare.
Sarebbe stato più equo e conforme alla Carta costituzionale ricordare i doveri dei pubblici dipendenti conclamati nell’art. 54 della Costituzione e l’obbligatorio ingresso nella Pa attraverso i concorsi, come prevede l’art. 97 della Carta, mentre oggi migliaia di dipendenti pubblici sono entrati per raccomandazione, senza misurarsi con altri cittadini, appunto nei concorsi.
Camusso dice che le leggi per licenziare i dipendenti pubblici ci sono, ma omette che esse non prevedono sanzioni quando il giusto licenziamento non viene effettuato e comunque consente lunghissimi periodi di moratoria, con il risultato che esse sono del tutto inefficaci.
Com’è possibile pensare che su quattro milioni di dipendenti, compresi quelli delle società partecipate, ogni anno ne viene licenziata soltanto qualche unità?
 
La verità è che le attuali leggi non consentono di inserire nella Pubblica amministrazione quelle doti di efficienza che prevedono premi per i bravi e sanzioni per gli incapaci. Non vi sono sanzioni per i dirigenti, i quali hanno la responsabilità oggettiva e soggettiva di fare funzionare i settori loro affidati. Ma quando non li fanno funzionare, non solo non ricevono sanzioni, fra cui l’annullamento del contratto, ma addirittura ottengono premi, distribuiti a pioggia che non producono alcun effetto incentivante.
La burocrazia italiana è allo sfascio. Non sarà facile che i decreti legislativi, derivanti dalla riforma Madia, rimettano a posto gli equilibri fra servizi e funzioni, anche perché i testi dei decreti sono preparati da burocrati interni, i quali non hanno alcun interesse a che la musica cambi e, senza darlo a vedere, continuano a preparare documenti che di fatto mantengono lo status quo e vanificano lo spirito e la lettera della riforma.

Renzi è persona intelligente, dotata di fiuto politico e di grandi capacità comunicative. Riteniamo che lui creda nei suoi annunci. Però, ci sembra che non sia altrettanto sensibile a verificare gli effetti delle proprie riforme. Cosicché non sa se esse abbiano modificato i comportamenti dei pubblici dipendenti e, in definitiva, se i servizi a cittadini e imprese abbiano acquisito qualità per renderli veramente utili.
La ministra Madia, per il suo curriculum, non ha una particolare competenza in materia di organizzazione pubblica. I suoi dirigenti hanno fuoco facile a farne un boccone professionale.
Allora tutto è perduto? Non sembra, perché il sentimento popolare di avversione verso una burocrazia che non funziona monta di giorno in giorno e trova sbocco nell’assenteismo al voto o nel voto di protesta dato al M5S.
Renzi si deve preoccupare di questo andamento e dovrebbe comunicare al Paese la sua volontà di riportare la Pubblica amministrazione nell’alveo della normale ed efficiente attività, anche pubblicando la carta dei doveri dei pubblici dipendenti.

Articolo pubblicato il 22 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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