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Porti e criminalità, bufera su Crocetta
di Raffaella Pessina

Stigmatizzate le dichiarazioni “gravi e infelici” su Gioia Tauro. Riprende oggi l’attività parlamentare a Palazzo dei Normanni

Tags: Ars, Giovanni Ardizzone, Rosario Crocetta



Non sono piaciute al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, le dichiarazioni rese da Rosario Crocetta in merito alla attribuzione dell’autorità portuale del Mar Tirreno meridionale a Gioia Tauro. Ieri Ardizzone si è recato in visita al presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto e nel corso dell’incontro è stata ribadita la comunanza dell’impegno delle istituzioni calabresi e siciliane contro la criminalità organizzata e sono state stigmatizzate le affermazioni, definite “gravi e infelici”, di Crocetta secondo cui l’attribuzione dell’autorità portuale del Mare Tirreno meridionale a Gioia Tauro favorirebbe la criminalità organizzata.

“Rifiutiamo i luoghi comuni e le etichette che troppo a lungo hanno caratterizzato le nostre due regioni - ha detto Irto -. I calabresi, così come i siciliani, per la stragrande maggioranza non sono mafiosi e anzi sono impegnati contro quella minoranza che con la propria forza di intimidazione vorrebbe tenere sotto scacco la collettività. La creazione di un presidio istituzionale come la sede della Port Authority - ha aggiunto Irto - non può che agevolare l’opera di bonifica del territorio dalla presenza della criminalità, tenacemente ed efficacemente contrastata dalla magistratura e dalle forze dell’ordine”. “La sinergia istituzionale tra Calabria e Sicilia - ha concluso Irto – è fondamentale per dare sostanza al sogno, a lungo accarezzato, della nascita di un’area integrata dello Stretto. Ma per far questo occorre vincere le diffidenze, i localismi e gli atteggiamenti di chiusura che certo non giovano alla crescita del nostro territorio e allo sviluppo della nostra comunità”.

Duro il commento di Ardizzone: “Da messinese e da siciliano, che si sente leso ogni qual volta si parla della nostra Isola come terra dove è impossibile fare investimenti a causa della mafia, voglio chiedere scusa ai cittadini calabresi per le improvvide e inopportune dichiarazioni del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta sull’accorpamento dei porti di Messina e Gioia Tauro”.

Ardizzone ha sottolineato come “al presidente Crocetta sfugge che la creazione dell’autorità di ‘Sistema Portuale dello Stretto’, la più grande del Sud Italia, deliberata dal Consiglio dei ministri mercoledì scorso, rappresenta un volano per il rilancio dell’economia a Messina. La politica, nelle proprie scelte, deve propendere verso gli interessi della collettività e non dei singoli, anche se legittimi. Il presidente della Regione, evidentemente, sottovaluta che si tratta di una grande occasione per avviare un progetto condiviso, che possa rilanciare l’Area dello Stretto quale territorio di grande potenzialità, in tema di attrazione di risorse, nel panorama del Mezzogiorno d’Italia”.

Intanto, oggi ricomincia l’attività parlamentare a Palazzo dei Normanni con la conferenza dei capigruppo che si dovrebbe svolgere nella mattinata e la seduta d’Aula fissata per le 16. In commissione Affari istituzionali infine è stata bocciata la norma del ddl di stabilità regionale con cui il Governo Crocetta prevedeva l’assunzione a termine dei 7 giornalisti per il nuovo ufficio stampa. Come si ricorderà, all’inizio del proprio mandato il Governatore aveva azzerato l’ufficio stampa esistente, senza provvedere alla sua ricostituzione.

In commissione sono stati sollevati dubbi in merito alla creazione del nuovo ufficio stampa. Il governo ha proposto di impegnare una somma pari a 600 mila euro fino alla fine della legislatura senza però specificare come effettuare tale copertura finanziaria né i profili professionali. La norma comunque potrebbe essere riproposta in commissione Bilancio questa settimana, dove il ddl verrà esaminato nella sua interezza e, una volta approvato, transitare per l’Aula per l’approvazione definitiva.

Infine, la Regione potrebbe ricorrere alla Corte europea contro la decisione della Commissione europea di tagliare 367 milioni di euro a valere sul Fse  2000/2006 ( Fondo sociale europeo), e risalente allo scorso 17 dicembre. Le motivazioni del ricorso si articolerebbero sul fatto che la misura da cui scaturisce il taglio non vada applicata a tutto il programma, e che la Commissione stessa non avrebbe rispettato i tempi di comunicazione non avendo rappresentato per tempo allo Stato, governo nazionale, le risultanze dei controlli che si erano svolti in Sicilia. La Regione fa inoltre presente che i progetti erano dotati di singola copertura finanziaria, pagati con fondi regionali.

Articolo pubblicato il 26 gennaio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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