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Beni confiscati, Sicilia: indietro tutti
di Adriano Agatino Zuccaro

La nostra Isola prima in Italia per numero di immobili ancora da destinare (2.865): il 34% del totale nazionale. Postiglione, dir. Anbsc: ‘Molti enti, senza soldi, li rifiutano’. Sprechi e sviluppo mancato

Tags: Mafia, Beni Confiscati, Sicilia



“Rafforzare la capacità di aggredire i beni mafiosi e di aumentare le tutele delle vittime della criminalità organizzata” sono obiettivi dichiarati da mesi dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando. In tale direzione opera (dal 2010) l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) che, solo nel 2015, ha consegnato 3.842 beni. Un terzo degli immobili italiani ancora da assegnare e gestiti dall’Anbsc, però, si trovano in Sicilia. Nell’Isola, alcuni Comuni preferiscono non avere il bene in consegna perché non si ha la possibilità di sostenere le spese di mantenimento. Alcune aziende, invece, crollano sotto “i costi della legalità”. Attraverso le parole del direttore Anbsc, Umberto Postiglione, e la storia di un’azienda confiscata in difficoltà, la La.Ra. s.r.l, ricostruiamo il quadro siciliano tra coni d’ombra e punte d’eccellenza.
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Articolo pubblicato il 02 febbraio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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