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Treni: in Sicilia meno corse e più care
di Roberto Pelos

I numeri del rapporto Pendolaria 2015 di Legambiente: negli ultimi sei anni -12% di servizi e biglietti rincarati del 7,7%. Chiusi quasi 1.200 chilometri di linee ferroviarie in tutt’Italia, spicca la Trapani-Palermo (via Milo)

Tags: Trasporti, Infrastrutture, Ferrovie, Rfi, Sicilia, Trenitalia



NAPOLI – Presentato il Rapporto “Pendolaria 2015: la situazione e gli scenari del trasporto pendolare ferroviario in Italia”; il dossier è realizzato da Legambiente. Tra i tanti dati che emergono dall’indagine ci soffermiamo ad esempio su quelli attinenti al totale dei tagli ai servizi che, per la Sicilia tra il 2010 e il 2015, hanno fatto registrare un -12,1% a fronte di un +7,7% nell’aumento delle tariffe. Peggio sono andate solo la Calabria (-26,4% e +20%), la Campania (-15,1% e +23,75%), la Liguria (-13,8% e +41,24%) e la Basilicata dove però, a fronte di un -18,9% nel totale dei tagli ai servizi, non si registrano aumenti nelle tariffe.

Nel rapporto si parla, tra l’altro, della chiusura di 1.189 chilometri di linee ferroviarie in tutta Italia negli ultimi anni, tra le quali spicca in Sicilia, purtroppo, la Trapani-Palermo (via Milo), chiusa da circa tre anni per smottamenti del sedime ferroviario e riguardo all’apertura della quale, non ci sono notizie certe; chiusa dal 2011 anche la Caltagirone-Gela (45,1 km).

Come dice il rapporto di Legambiente, mentre il dibattito politico verte sempre sulle grandi opere come il Ponte sullo Stretto, la Napoli-Bari, l’alta velocità Palermo-Catania, i problemi di chi vive nel Mezzogiorno riguardano i collegamenti regionali, la riduzione dei treni e la lentezza dei convogli lungo le principali direttrici.

Al Sud circolano meno treni e tra Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, i convogli effettuano 1.738 corse, molto meno delle 2.300 della sola Lombardia (secondo i dati che comprendono Trenitalia, Trenord e Cti, nella nostra regione, nell’anno appena trascorso, sono state effettuate 404 corse in relazione a 4.999.932 residenti contro le 2.300 corse per 9.794.525 residenti della Lombardia). La Sicilia è purtroppo tra le regioni dove i treni sono più vecchi (età media 22,5 anni); peggio vanno solo la Basilicata (23,7) e la Puglia (22,9), mentre l’età media dei treni del Nord è di 16,6 anni e quella nazionale, di 18,6.

L’indagine di Legambiente mette in risalto il ruolo delle regioni negli investimenti a favore del servizio pendolare italiano, e c’è purtroppo da costatare come, ad esempio nel 2014, in Sicilia non sono stati stanziati fondi a favore di chi viaggia in treno, mentre nel periodo tra il 2003 e il 2015, la spesa nella nostra regione per le infrastrutture ha fatto registrare 345,25 milioni di euro per le strade (per un valore del 93%), 17,30 mln per le ferrovie (4,7%) e 8,61 mln per le metropolitane (2,3%). In questo quadro, non molto confortante in generale per la nostra terra, sottolineiamo come, secondo il dossier di Legambiente, la Sicilia sia tra le regioni in cui il numero dei pendolari sia aumentato. Si registrano infatti, includendo comunque altri mezzi di trasporto oltre i treni, 200.598 abbonati, 44.075 viaggiatori giornalieri, in una rete ferroviaria estesa per 1.488 km. La graduatoria vede in testa, manco a dirlo, la Lombardia con 703 mila viaggiatori al giorno.

Articolo pubblicato il 02 febbraio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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