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Mantenere il cuore al sicuro con l'iniziativa di Anmco
di Mariaelena Casaretti

Questa è la settimana de “La Banca del Cuore”, un’iniziativa a carattere nazionale presieduta da un medico catanese

Tags: Michele Gulizia, Banca Del Cuore, Anmco



CATANIA - Da lunedì fino al 14 febbraio è in corso la settimana di Cardiologie Aperte e de “La Banca del Cuore”, iniziativa a carattere nazionale ideata dalla Fondazione “per il Tuo cuore” e dall’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) presieduta dal dott. Michele Gulizia, catanese doc e direttore della struttura complessa di cardiologia dell’Ospedale Garibaldi-Nesima di Catania. 
Il progetto, dopo il grande successo dello scorso anno che ha fatto registrare la presenza di oltre 18.000 italiani nelle cardiologie aderenti, prevede ben 600 strutture cardiologiche ospedaliere coinvolte e un registro elettronico in grado di raccogliere i dati clinici dell’elettrocardiogramma e della pressione arteriosa di ogni cittadino italiano.
Una vera e propria “cassaforte del cuore”, che permette di avere completo accesso alle informazioni personali grazie all’utilizzo della “BancomHeart”, una card gratuitamente rilasciata al paziente, che riporta le credenziali individuali per poter visualizzare o scaricare i propri dati clinici attraverso il codice fiscale utilizzato come User Id e una password segreta.
Screening cardiologici gratuiti, momenti di incontro con gli esperti cardiologi, dibattiti e attività di educazione sanitaria, consulenze in prevenzione primaria e secondaria, raccolte e concerti di beneficenza e tante altre le iniziative con l’obiettivo di sensibilizzare sui rischi per la salute cardiovascolare e diffondere la cultura della prevenzione.
In Sicilia, le strutture sanitarie che hanno aderito al progetto sono: P.O. Gravina e Santo Pietro di Caltagirone (Ct); Ospedale Barone Romeo di Patti (Me); Ospedale G. Di Maria di Avola (Sr) e il Presidio Ospedaliero Garibaldi-Nesima (Ct).
Sull’importanza de La Banca del Cuore e della prevenzione cardiovascolare è intervenuto per il Quotidiano di Sicilia il presidente dell’Anmco, il dott. Michele Gulizia, ideatore della piattaforma.

Su 18.000 elettrocardiogrammi effettuati, ci sono stati 231 casi (l’1,3%) di persone a cui sono state riscontrate anomalie a livello cardiovascolare che non sapevano di avere. Questo, oltre a dimostrare l’importanza dell’iniziativa da lei promossa è indice di un scarsa prevenzione. Che tipo di intervento suggerisce a riguardo?
“Vorrei premettere che i numerosi dati raccolti hanno soprattutto una rilevanza clinica e sociale; dal punto di vista scientifico vorremmo attendere che il campione sia più numeroso. Vorrei ricordare, poi, che quando parliamo di anomalie elettrocardiografiche ci riferiamo a due aspetti diversi, ma altrettanto rilevanti. Il primo è il riscontro di una fibrillazione atriale misconosciuta, aritmia erroneamente considerata benigna ma che in realtà è la principale causa di ictus mortali o altamente invalidanti. Se i medici, in genere, palpassero il polso ai loro pazienti, durante visite effettuate per altri motivi, si potrebbe meglio identificare questa malattia spesso asintomatica. Il secondo aspetto riguarda l’identificazione di patologie genetiche, come la sindrome del QT lungo o quella di Brugada, che sono ad alto rischio di morte improvvisa. L’esecuzione sistematica di un ECG in età infantile o adolescenziale potrebbe rappresentare il mezzo più idoneo per trovare queste condizioni e porvi rimedio".

Dallo screening preliminare delle card rilasciate è emersa qualche discrepanza tra Nord e Sud?
“I dati che abbiamo registrato sono a nostro avviso ancora inadatti a compiere ricerche di questo tipo; confidiamo senz’altro di condurre avanti anche indagini sulla eventuale diversa distribuzione regionale dei fattori di rischio cardiovascolare, magari quando raggiungeremo i 50000 pazienti con una BancomHeart. Sappiamo già purtroppo, a questo proposito, che proprio nel sud e in particolare nelle donne vi è una prevalenza elevata di obesità e di ipertensione arteriosa, cosa che spiegherebbe il notevole numero di ictus nelle donne meridionali".

Il lavoro di ANMCO quest’anno si concentra in particolar modo sulla sensibilizzazione rispetto ai valori lipidici del cosiddetto “colesterolo cattivo” che predispone le persone a un maggior rischio di infarti e ictus. Che dati emergono e cosa si sente di consigliare ai cittadini?
“In particolare è preoccupante che nel corso degli ultimi dieci anni vi sia un incremento piuttosto che una diminuzione di questo importante fattore di rischio cardiovascolare nella popolazione italiana. Noi medici sappiamo che bisogna ridurre questo colesterolo cattivo a seconda del rischio che un individuo ha di base di andare incontro a malattie cardiovascolari: ad esempio un recente studio, chiamato IMPROVE-IT, ha dimostrato che la maggiore protezione in pazienti che hanno già avuto un infarto si ha a livelli ben inferiori a 70 mg/dl.  I cittadini devono avere fiducia nei loro medici che, una volta identificato il loro rischio di base, consiglieranno i provvedimenti sulla stile di vita (dietetici e sull’esercizio fisico) e farmacologici più opportuni”.

Articolo pubblicato il 12 febbraio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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