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Quotidiano di Sicilia

L'enorme costo delle incompiute
di Rosario Battiato

Codacons: “Ammontano a 868 queste opere in Italia, spreco per 4 miliardi di euro e ne serviranno 1,4 per completarle”. I numeri siciliani: 215 lavori per mezzo miliardo di spesa immobile, occorrono ancora 320 milioni

Tags: Incompiute, Codacons



PALERMO – C’è qualcosa di decisamente più pericoloso dello spreco. Ed è lo spreco che si autoalimenta. È il caso delle incompiute nazionali – opere pubbliche incomplete per svariate cause tra cui la mancanza di fondi, il fallimento dell’impresa appaltatrice o il mancato interesse al completamento da parte del gestore – che continuano a richiedere stanziamenti per il loro completamento. E spesso più lungo è il tempo dell’abbandono e più costa la ripresa e l’operatività della struttura. Una tragedia nazionale da 868 opere, che in Sicilia celebra il punto più alto così come abbiamo denunciato lo scorso novembre proprio su queste pagine. Ieri il Codacons è tornato sull’argomento con una dolorosa nota nella quale si ribadisce il triste calvario delle infrastrutture nazionali.

“Altro che spending review e risparmi: in Italia si registra una abnorme crescita delle opere incompiute, il cui numero ha raggiunto quota 868”. Le parole del Codacons commentano gli ultimi dati dell’Anagrafe sulle opere non portate a compimento esistenti nel nostro paese. Il sistema informativo di monitoraggio del ministero delle Infrastrutture, all’interno del portale del servizio contratti pubblici, è stato aggiornato al luglio dello scorso anno con i dati che fanno riferimento al 2014 e che sono in crescita rispetto all’anno precedente.

“Ponti, strade, dighe e infrastrutture di interesse nazionale, iniziate e mai terminate, hanno prodotto un immenso spreco di soldi pubblici pari a 4 miliardi di euro – ha denunciato il Codacons –. Nel 2013 le opere incompiute italiane erano 692; nel 2014, ultimo dato disponibile, sono salite a 868. Il record negativo spetta alla Sicilia, regione che vede sul proprio territorio ben 215 opere rimaste incompiute”.

Numeri gravissimi che pesano come macigni sulle tasche degli italiani. “Queste infrastrutture sono già costate in media 166 euro a famiglia, e per portarle a compimento servirebbero altri 1,4 miliardi di euro – ha spiegato Carlo Rienzi, presidente e fondatore del Codacons –. Risorse sottratte alla collettività costretta a finanziare dighe progettate negli anni ‘60 e poi lasciate in stato di abbandono, porti inaugurati e mai utilizzati, strade che non portano in nessun posto perché lasciate a metà, strutture inutilizzate a causa degli elevati costi di gestione, ecc”.

Nell’Isola si trova mezzo miliardo di spesa immobilizzata e serviranno ancora 320 milioni per il completamento. Complessivamente l’Isola ospita il 24% di tutte le incompiute nazionali così come recitano le undici pagine di elenco. Tra le opere segnalate ce ne sono 84 già fruibili anche se non completate, 91 opere con un processo di completamento tra l’11 e il 49%, 57 tra 50 e 99%, e 32 comprese tra l’anno zero e i dieci punti percentuali. Ne esistono anche 8 complete al 100% eppure “non fruibili” perché non collaudate o in attesa degli ultimi passaggi burocratici. Da questo blocco di opere congelate potrebbero derivare migliaia di posti di lavoro – una stima del QdS ha calcolato, sulla base di dati  Cresme, la possibilità di impiegare circa 8mila unità tra diretti e indotto nella fase di completamento delle opere – e ci sarebbe, inoltre, la possibilità di rimettere in piedi una parte di Sicilia altrimenti immobile.

Articolo pubblicato il 20 febbraio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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