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Calo delle vaccinazioni in Sicilia pesa la disinformazione online
di Serena Giovanna Grasso

Eurispes: il 16% dei genitori si informa sul web per decidere sui vaccini dei propri figli. Le coperture obbligatorie scendono al 93% e quelle consigliate intorno all’80%

Tags: Salute, Sanità, Vaccinazione, Sicilia



PALERMO – La disinformazione e le false notizie nuocciono gravemente alla salute. Infatti, secondo i dati contenuti all’interno del rapporto “Italia 2016” redatto da Eurispes (Istituto di ricerca degli italiani), l’80% dei genitori italiani naviga sulla rete e di questi il 70% utilizza le informazioni avute per decisioni relative alla propria salute o a quella dei figli.

Circa il 16% degli utenti internet utilizza il web per avere notizie relative alle vaccinazioni: infatti, i “vantaggi” della ricerca online consistono nella velocità e semplicità del rilevamento delle informazioni, rispetto a quella effettuata in modo tradizionale con la lettura di riviste, libri, o consultando il proprio medico. Altrettanto notevoli sono gli svantaggi derivanti dalla ricerca di notizie online: infatti, soprattutto in rete si rincorrono dicerie e posizioni molto critiche verso i vaccini, alcune di queste si basano sulla critica dell’utilizzo di ingredienti giudicati pericolosi e a dire del popolo di internet responsabili dell’insorgenza di malattie.

Così, le associazioni di controinformazioni scoraggiano la somministrazione del vaccino ai più piccoli. Ciò accade con una maggiore incidenza proprio nel Mezzogiorno. L’Istituto superiore di sanità e la Società italiana di pediatria lanciano l’allarme: “la copertura vaccinale nel nostro Paese è al limite della soglia di sicurezza”. Infatti, il tasso di adesione alle vaccinazioni decrementa dell’1% all’anno, con cali assai più drastici nell’Italia meridionale ed insulare.

Si pensi che proprio nel Mezzogiorno le vaccinazioni considerate obbligatorie, ovvero poliomielite, tetano, difterite ed epatite B, raggiungono una copertura inferiore al 95% (i dati sono del ministero della Salute e si riferiscono alle coperture vaccinali al compimento dei 24 mesi di vita relative al 2015). Sebbene si tratti di vaccinazioni obbligatorie, la copertura parziale è stata resa possibile dall’obiezione attiva, prassi che consente il rifiuto della somministrazione vaccinale obbligatoria senza incorrere nella commissione di un illecito. Inoltre, grazie al Dpr n.355/1999 i soggetti non vaccinati hanno libero accesso alla frequenza scolastica, carattere che contribuisce ulteriormente a ridurre la somministrazione. Ed è così che in Sicilia la copertura vaccinale delle quattro vaccinazioni obbligatorie cala al 93,48%. Valori inferiori sono rinvenibili in Campania (93,19%) ed addirittura anche in Valle d’Aosta (90,61%).

Naturalmente, ancora più contenuta è la copertura per le vaccinazioni non obbligatorie, ma consigliate: infatti, in Sicilia si raggiunge l’83,95% per morbillo, parotite e rosolia, il 79,02% per la varicella ed addirittura il 60,17% per il meningococco C. Valori altrettanto contenuti si rilevano in Calabria (83,2% per morbillo, parotite e rosolia, 51,07% per varicella e 66,21% per meningococco C), Campania (83,66% per morbillo, parotite e rosolia, 7,88% per varicella e 42,72% per meningococco C) e Molise (86,27% per morbillo, parotite e rosolia, 37,3% per varicella e 74,15% per meningococco C).

Ulteriore fattore che ha contribuito all’assai drastica riduzione delle somministrazioni vaccinali è stata la pubblicazione nel 1998 di un articolo del medico britannico Wakefield sulla rivista “The lancet”, dal quale emergeva la stretta connessione tra somministrazione vaccinale e rischio di insorgenza di autismo. Tale articolo è stato ritirato nel 2010, poiché conteneva dati falsificati, coinvolgeva un campione statisticamente non significativo (appena 12 bambini) ed oltretutto si scoprì che lo studio del medico fosse distorto da interessi economici. Al contrario, è stato dimostrato come la vaccinazione contro la rosolia evita i disturbi dello spettro autistico associati alla sindrome da rosolia congenita.

Dunque, è necessario fornire un quadro imparziale di sensibilizzazione sulla salute pubblica e puntare su una politica sanitaria che estenda il più possibile la copertura vaccinale sia obbligatoria che consigliata, al fine di evitare il ripresentarsi di malattie già debellate.

Articolo pubblicato il 25 febbraio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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