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Palermo - Passante ferroviario, vicina la svolta attesa dal 2012
di Gaspare Ingargiola

Si va verso l’abbattimento di cinque palazzine situate in vicolo Bernava. Le altre verranno recuperate. Una falda acquifera ha rallentato le operazioni di scavo e provocato cedimenti

Tags: Palermo, Ferrovie, Rfi, Passanet Ferroviario



PALERMO - Il consorzio Sis ha presentato al Dipartimento Ambiente della Regione siciliana il progetto definitivo e lo studio preliminare ambientale degli interventi per la ripresa degli scavi lungo la galleria Giustizia-Lolli del passante ferroviario.
Il progetto prevede l’abbattimento di cinque palazzine in vicolo Bernava, il consolidamento di altre due e la successiva riqualificazione dell’area.

Italferr ha già pubblicato l’avviso di esproprio degli immobili dato che il passante è “un’infrastruttura di interesse strategico nazionale”. Ora la palla passa alla Regione: l’assessorato all’Ambiente deve esprimere la valutazione d’impatto ambientale, quello ai Trasporti deve approvare la variante urbanistica per modificare la destinazione d’uso da “netto storico” ad “area verde”, in barba all’Amministrazione del capoluogo che avrebbe voluto salvaguardare le abitazioni.

Il parere del Consiglio comunale, infatti, è obbligatorio ma non vincolante. I proprietari degli immobili hanno 23 giorni di tempo dalla data di pubblicazione dell’avviso sul sito della Regione, il 19 febbraio, per presentare le proprie osservazioni.
Alla demolizione si arriva dopo anni di studi e di stop ai cantieri grazie alla consulenza del luminare Giovanni Barla, professore di geotecnica del Politecnico di Torino. Fin dal 2012, infatti, nella zona compresa tra via Serpotta e via Pacini, dove la nuova galleria passa sotto l’asse di vicolo Bernava, la presenza di una falda acquifera ha ostacolato gli scavi e ha provocato cedimenti agli edifici sovrastanti. Si parla di appena 60 metri lungo una tratta di 8,5 km che si estende da Roccella a Notarbartolo. Sufficienti, però, a bloccare i lavori.

Sono decine le famiglie sgomberate da sette palazzine che le Ferrovie hanno classificato con i numeri 30, 31, 31 bis, 31 ter, 32, 33, 34A, 34B. Di queste, cinque sono da demolire: 31 e 31bis, 32, 33 e 34A, mentre la 31ter e la 34B saranno consolidate e messe in sicurezza. La sentenza dei tecnici è inequivocabile: la conservazione degli edifici non conviene perché richiede 36 mesi di lavoro (20 per la galleria) e una spesa di 18,4 milioni.

Con l’abbattimento invece, ci sono due scenari: o l’esproprio e la demolizione degli edifici e l’abbattimento della falda tramite dei pozzi in emungimento (21 mesi di lavori, 15 per la galleria e una spesa di 16,085 milioni) o l’abbattimento degli edifici e l’esecuzione di pannelli di paratia per contrastare il flusso senza “l’aggottamento” della falda (24 mesi di lavori, 18 per la galleria e un costo totale di 17,421 milioni).

Dei 60 metri mancanti, “un tratto di circa 20 metri dal fronte Giustizia - si legge nella relazione tecnica di Rfi, Italferr e Nodo Palermo Spa - sarà scavato operando un modesto abbattimento della falda, mentre la parte restante, di circa 40 metri, lato fronte Lolli, sarà realizzata in artificiale, scavando dall'alto all'interno di un pozzo di diaframmi eseguiti con idrofresa. Rimane comunque confermato, anzi rafforzato, il criterio di operare dopo aver demolito gli edifici, tanto più che, oltre a tutte le considerazioni sulla sicurezza, la loro presenza è scarsamente compatibile con l'esecuzione dei diaframmi”.

L’intervento si snoderà in cinque fasi. Si parte dalla decostruzione degli edifici espropriati e dal trasporto a rifiuto dei materiali: “si demoliranno manualmente tutte le strutture aggettanti (come i balconi) rispetto al filo delle pareti perimetrali. Si procederà poi alla progressiva demolizione dall’alto verso il basso degli elementi strutturali, inducendo quindi uno scarico tensionale sulla struttura e quindi incrementando le sue riserve di resistenza”.

Ci sarà un itinerario di un chilometro per il trasferimento dei materiali di scavo dall’area di cantiere di vicolo Bernava all'area di cantiere “Giustizia” attraverso via Pacini, via Lo Forte, corso Finocchiaro Aprile, corso Alberto Amedeo, via Lascaris e via Imera.
Si passerà poi al consolidamento dei suoli sotto gli edifici demoliti, alla realizzazione di paratie e di nuovi scavi e drenaggi e alla realizzazione della galleria artificiale e delle tratte di connessione con la galleria naturale.

Le tappe finali dell’intervento riguardano il ricoprimento, il ripristino dei sottoservizi, la sistemazione finale delle aree e dei servizi a rete, il ripristino della viabilità.

L’area di superficie diventerà un giardino pubblico attrezzato con una cortina alberata lungo il perimetro liberato dalle costruzioni, uno spazio pedonale con panchine e alberature e un’area a verde per il gioco dei bambini.

Articolo pubblicato il 02 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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