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Migranti, continua l'invasione disordinata
di Carlo Alberto Tregua

Chiusa la Turchia, aperta la Libia

Tags: Migranti, Immigrazione



L’accordo fra Ue e Turchia, secondo il quale da domenica 20 marzo doveva essere impedito l’esodo di migranti verso le coste della Grecia, è praticamente fallito. Infatti, i poveracci continuano con ogni mezzo a percorrere quei quattro chilometri di mare che dividono i due Paesi.
L’accordo prevede che l’Unione europea paghi alla Turchia sei miliardi, perché questa si riprenda tutti coloro che arrivano in Grecia ma non ne hanno titolo, perché non sono rifugiati politici.
Per fare questo controllo, la Grecia dovrebbe mettere in atto strutture, sistemi informatici e personale qualificato per rilevare le identità dei migranti o, in caso di loro rifiuto, adoperare la forza per ottenerne l’identificazione, dopodiché avverrebbe la selezione fra chi ha diritto all’asilo e chi non lo ha, rispendendo questi ultimi in Turchia attraverso delle navi.
Ma di tutto questo apparato non vi è traccia e, quindi, almeno fino a oggi, l’accordo non ha effetti.

Lo stesso accordo prevede che per ogni rimpatriato l’Unione dovrebbe prendersi un nuovo migrante.
La questione demografica del movimento, dal Medio Oriente all’Europa, di milioni di persone, è stato sottovalutato, fino a quando molti Stati dell’Ue hanno chiuso col filo spinato i loro confini, vigilati giorno e notte dalle Forze dell’ordine.
È vero che la Germania ha già accolto un milione di migranti, ma il flusso incessante ha fatto esplodere le popolazioni dei Länder che hanno appena votato, in cui la protesta ha alimentato partiti xenofobi e l’insofferenza è ormai arrivata a vertici molto alti.
Qui non è in discussione se accogliere o no tanta gente che non ha più nulla, che ha perduto tutto e che cerca di sopravvivere con ogni mezzo. è in discussione il modo con cui essa dev’essere accolta, anche distinguendo il grano dal loglio. Con chiare parole, distinguendo chi fugge dalle guerre e chi da Paesi ove l’economia non è ancora sviluppata. La solidarietà vale per i primi, ma non per i secondi.
Il modo ordinato di dare soccorso ai migranti è proprio quello di controllarli, per verificare il loro buon diritto d’asilo, oppure rispedirli ai Paesi di provenienza.
 
La frontiera turco-greca non si è chiusa, ma forse, col passare delle settimane, i due Paesi riusciranno a mettere in atto l’accordo.
In ogni caso, rimane aperto l’altro canale su cui viaggiano i migranti, e cioè quello fra Libia e Sicilia. Solo in questo scorcio di anno sono arrivati tredicimila migranti, un terzo in più dello stesso periodo del 2015. Se continua così, quest’anno potrebbero arrivarne duecentomila.
Il che significa che lo Stato italiano, per tutti i servizi di salvataggio e accoglienza, quelli alberghieri, con vitto e alloggio, i servizi di ordine pubblico, con la relativa vigilanza, di trasporto e tutto quello che comporta l’assistenza a decine di migliaia di persone, potrebbe dover pagare 1,5/2 miliardi.
E mentre lo Stato italiano si occupa di questa azione umanitaria, si dimentica degli oltre quattro milioni di poveri sul territorio, numero in aumento.
Bisognerebbe contemperare le due necessità: l’azione umanitaria nei confronti degli stranieri e quella di sostegno nei confronti dei propri cittadini.

Le risorse a disposizione del governo sono poche. Tutto non può fare, ma deve operare scelte secondo principi etici di equità, sia nei confronti dei terzi che in quelli dei propri cittadini.
Un’azione che il governo italiano potrebbe mettere in atto concretamente sarebbe quella di stipulare convenzioni con i due governi libici, per attivare il traghettamento ordinato, prelevando dai porti del Paese nordafricano solo coloro che hanno diritto all’asilo politico. Quindi, con un filtro di controllo negli stessi porti. Per contro, i due governi libici dovrebbero impegnarsi a una forte azione di sorveglianza sulle proprie coste, per impedire le partenze di trabiccoli pericolosissimi, che hanno causato migliaia di morti. E dovrebbero provvedere a distruggere le imbarcazioni dei trafficanti per porre  freno a questo sporco traffico di persone.
La questione s’incancrenisce. Lasciare che peggiori ancora è da irresponsabili. Occorrono soluzioni strutturali, non pannicelli caldi.

Articolo pubblicato il 29 marzo 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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