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Finalmente trasparenza sui conti bancari
di Carlo Alberto Tregua

Così i furbetti saranno scoperti

Tags: Trasparenza, Banca



Il primo aprile di quest’anno è stata introdotta una grandissima novità, che inciderà nell’attività di lotta all’evasione che, meritoriamente, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza svolgono tutti i santi giorni,  per scoprire furbetti di ogni tipo.
Si tratta dell’obbligo di comunicazione dei dati di ciascun correntista, bancario o postale, o di qualunque altro soggetto finanziario per conti correnti, deposito titoli e altre fonti, relativamente al 2015.
Stiamo parlando di 500 milioni di dati che consentiranno ai verificatori di controllare la congruità delle dichiarazioni dei redditi (730 e Unico), ovvero se i movimenti possano destare sospetti che inducano ad approfondire le indagini.
I dati trasmessi e ormai svelati riguardano il saldo dei conti a inizio e fine anno, i movimenti raggruppati per categorie e altri criteri oggetto di valutazione.
I contribuenti che hanno sempre operato alla luce del sole non hanno alcunché da temere dalle verifiche, se le spese effettuate sono giustificate da entrate assoggettate a imposte.

Anche chi riceve accrediti bancari per cedole e capital gain (vendita di titoli con plusvalenze) - che non vanno inseriti nelle dichiarazioni fiscali perché la ritenuta d’imposta è effettuata in via definitiva dal sostituto (la banca) -, non ha nulla da temere perché può dimostrare immediatamente, con la relativa contabile, l’operazione.
In questo quadro, rientra l’aumento dei pagamenti in contanti da mille a tremila euro, introdotto con la Legge di Stabilità 2016. Tuttavia, non si capisce perché si debbano effettuare pagamenti in contanti quando è molto più comodo adoperare la carta di credito, che ha il vantaggio di addebitare l’importo il mese successivo.
Certo, chi ha traccheggiato deve temere gli strali giusti dei verificatori e quindi farebbe bene, in occasione della presentazione del prossimo 730 o di Unico, a regolarizzare la propria posizione fiscale, perché la dichiarazione spontanea riduce al minimo le sanzioni.
Così, finalmente, l’Italia diventa un Paese civile sul piano fiscale e da questo nuovo strumento si dovrebbe pensare che il recupero dell’evasione del 2016 possa passare da 15 a 20 miliardi.
 
Nessuno si illuda che l’immensa mole di dati non consenta il rilievo di anomalie. C’è Serpico (Servizi per i  contribuenti), il cervellone che scruta dentro la massa di numeri e rileva, secondo indirizzi dettati dall’Agenzia, quali possano essere le discrepanze fra uscite ed entrate portate da redditi tassati. Fra le entrate, oltre a interessi e capital gain già indicati, vi possono essere liberalità fra parenti in primo grado o donazioni, che però vanno dimostrate mediante atto notarile.
Nel caso di prestiti, occorre giustificare le somme in entrata o in uscita in maniera documentale. Lo stesso dicasi per vincite ufficiali, anche se protette dalla privacy, che però non vale nei confronti del Fisco.
In questa breve rassegna possono esservi omissioni, poiché non è esaustiva, ma offre un quadro generale nel quale ognuno si può regolare.

Anche le uscite potrebbero presentare anomalie perché, in particolare per ciò che riguarda quelle elevate, dovrebbe esserci un’idonea documentazione. Ma è inutile allarmarsi, perché verranno rilevati i casi più gravi che presentano ipotesi di evasione concreta, tenuto conto che l’organico dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza deve riuscire a sopportare questa innovazione, funzionando in modo più qualificato e mirato e tralasciando le violazioni formali per perseguire quelle effettive.
Questo è un preciso indirizzo della direttrice generale dell’Agenzia, Rossella Orlandi e del comandante generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, i quali, con apposite direttive, hanno ordinato ai propri verificatori una collaborazione con i contribuenti, la cosiddetta compliance, in modo da assumere tutte le informazioni idonee a chiarire questioni dubbie.
Con queste direttive si intende utilizzare meglio ispettori fiscali e finanzieri, in modo che possano ottenere risultati concreti piuttosto che controversie avanti le Commissioni tributarie ed eventualmente avanti la Cassazione, sezione tributaria.
L’obiettivo, insomma, è ricercare la verità e non farsi facile pubblicità.

Articolo pubblicato il 06 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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