Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Consulta, nel 2015 pronunce in linea con l'anno precedente
di Redazione

La relazione del presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, sull’attività sostenuta lo scorso anno

Tags: Paolo Grossi, Corte Costituzionale



ROMA - Nel 2015, “in linea con i dati già del 2014, ma in contro-tendenza rispetto ai due anni immediatamente precedenti, la parte preponderante delle pronunce” della Corte costituzionale “ha riguardato la definizione di giudizi incidentali”, quelli proposti dal giudice ordinario: “Su un totale di 145 pronunce quelle contenenti almeno una declaratoria di illegittimità costituzionale sono state 38, quelle di non fondatezza 38 e 10 quelle di manifesta infondatezza; 27 invece le decisioni di inammissibilità e 41 di manifesta inammissibilità”. Lo ha spiegato il presidente della Corte costituzionale Paolo Grossi, durante la relazione sull’attività della Consulta nel 2015.

Grossi ha riferito che “si sono poi avute 11 pronunce di restituzione degli atti al giudice rimettente per una nuova valutazione della rilevanza della questione. Non risulta adottata alcuna ordinanza istruttoria. Fra le 38 sentenze di accoglimento, la parte quantitativamente più consistente ha adottato dispositivi piuttosto che di illegittimità di intere disposizioni, di tipo additivo o ablatorio, o in altri due casi di tipo sostitutivo”.

“Nei giudizi incidentali le autorità rimettenti sono state, in misura nettamente prevalente, i tribunali ordinari. Le pronunce hanno avuto per oggetto, in misura nettamente prevalente, discipline statali (126 casi); molto meno spesso (17 casi) leggi regionali e solo occasionalmente (2 casi) leggi delle Province autonome (Trento)”, ha concluso il presidente della Consulta.

Trivelle: “Al referendum si deve andare a votare”
Rispondendo alla domanda di un giornalista, Grossi non ha mancato poi un passaggio sul quesito referendario di domenica prossima: “Al referendum si deve votare, nel modo in cui ogni cittadino crede di votare, ma si deve partecipare al voto”. Molti hanno fatto notare che, seppure indirettamente,  il presidente della Corte costituzionale ha risposto anche al premier Matteo Renzi, il quale ha detto che “è inutile” andare a votare. “Partecipare al voto significa essere pienamente cittadini”, ha aggiunto Grossi, sottolineando che “la partecipazione al voto fa parte della carta d’identità del buon cittadino”.

Carico eccessivo di lavoro per i giudici

Grossi ha sottolineato che “c’è un carico eccessivo di lavoro giudiziale e troppi pochi giudici, questo è uno dei mali strutturali della nostra organizzazione giudiziaria”. “La qualità della nostra magistratura è egregia” –ha aggiunto - anche se “in alcuni casi le “ordinanze di remissione talvolta siano malfatte”. “Il difetto è nel modo in cui è organizzata oggi” il settore giustizia, “abbiamo troppi pochi giudici e ci sono problemi gravi in ogni organismo giudiziario. Il giudice è oberato di oneri per cui è ovvio che non può fare a meno di un minimo di frettolosità”.
Tornando all’attività della Corte Costituzionale, Grossi ha ricordato che la durata dei processi della Consulta “nei diversi tipi di giudizio si è attestata, in media, intorno all’anno, risultando però anche più che dimezzata nel caso di questioni sollevate in giudizi che coinvolgevano un detenuto. Nel 2015, ha ricordato il presidente, “la Corte ha tenuto 22 udienze pubbliche e 15 camere di consiglio e ha adottato, complessivamente, 276 provvedimenti, vale a dire 168 sentenze e 108 ordinanze. Questo numero di decisioni, sensibilmente inferiore rispetto alla media degli ultimi vent’anni, va riferito a un Collegio che, nel corso dei medesimi ultimi venti anni, non ha mai avuto una composizione così ridotta, con la mancanza, tra gennaio e dicembre, prima di due e poi di tre giudici”.
Nel 2015 “il presidente del Consiglio dei ministri ha avuto una significativa presenza nei giudizi” alla Corte Costituzionale: “Risulta intervenuto in 148 dei giudizi incidentali originati da 200 atti di promovimento, confermando una netta propensione alla ‘difesa’ delle leggi statali denunciate. “Nei giudizi in via principale - ha proseguito - risulta parte ricorrente in 44 casi e resistente in 74, cioè in tutti; nei giudizi per conflitto tra enti, nei quali la legittimazione a intervenire per lo Stato spetta esclusivamente al Presidente del Consiglio dei ministri, è stato parte ricorrente in un solo caso e resistente, invece, in altri nove; nei giudizi per conflitto tra poteri risulta presente una sola volta, come ricorrente; ha anche partecipato a giudizi che hanno deciso sull’ammissibilità dei referendum”, ha aggiunto Grossi.

No a improbabili “prove di forza” tra le istituzioni
“La logica dei conflitti, per molti anni, come si sa, estranei al panorama della giurisprudenza costituzionale, assegna alla Corte, su impulso dell’autorità che lamenti una lesione delle proprie prerogative costituzionali, il compito di ristabilire l’ordine delle competenze, sul presupposto che le istituzioni sappiano autonomamente governare le vicende dei loro reciproci rapporti e non ingaggino improbabili ‘prove di forza’”, ha detto il presidente della Corte costituzionale.
Grossi ha ricordato che l’anno passato “tutti i ricorsi per conflitto tra poteri hanno visto coinvolta un’autorità giudiziaria: nella fase di ammissibilità, in due casi come parte ricorrente (Corte di cassazione contro Senato e contro Presidenza della Repubblica) e in un caso come resistente (Presidente del Consiglio dei ministri contro Corte di cassazione); nella fase di merito tutti i giudizi hanno riguardato la questione dell’insindacabilità di opinioni espresse da parlamentari”.

Riforme: la Consulta giudicherà secondo ragionevolezza

 La Corte Costituzionale “giudicherà all’insegna del principio di ragionevolezza”, ha spiegato Paolo Grossi durante la conferenza stampa rispondendo a un giornalista che gli chiedeva quale fosse l’orientamento della Consulta a proposito del parere preventivo sulla legge elettorale, inserito nel ddl riforme.
“Nella Corte la collegialità è osservata assolutamente, tutto è frutto di una discussione approfondita, ma emerge la volontà del collegio nelle nostre sentenze”, ha aggiunto.

Intercettazioni? Un mio parere sarebbe un’interferenza
“Non ho pareri, il terreno è delicatissimo, se ne discute negli ambienti politici, nel Parlamento e qui è bene che il giudice costituzionale osservi il più assoluto silenzio”. “Sarebbe un’interferenza in un itinerario che si sta svolgendo, che forse darà modo al parlamento un intervento legislativo specifico. Sarebbe incauto e inopportuno”, ha concluso Grossi.

Articolo pubblicato il 12 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus