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La Sicilia che non riesce a crescere
di Rosario Battiato

Secondo l’Istat il Pil pro capite è crollato di circa duemila euro, nel periodo compreso tra il 2005 e il 2014. Al ribasso i principali indicatori macroeconomici degli ultimi 10 anni. La crisi, da sola, non è la giustificazione

Tags: Sicilia, Economia, Pil, Istat



PALERMO – Non si scherza con i numeri. Nella seconda puntata per scandagliare l'ultimo report online dell'Istat “Noi Italia 2016” – la prima è stata pubblicata sabato scorso e ha riguardato il tasso di natalità/mortalità delle imprese produttive (Rapporto Istat "condanna" la Sicilia) – abbiamo fatto il punto sui più rilevanti indicatori macroeconomici (pil, esportazioni, consumi, inflazione) che hanno riguardato l'Isola fino al 2014. Il quadro, anche in questo caso, è abbastanza allarmante.

Tra il 2005 e il 2014 nel Centro-Nord il pil pro capite è sceso di dieci punti percentuali, anche se la caduta più evidente è stata nel Mezzogiorno (-11,7%) con un divario territoriale che rintraccia i “valori più bassi – leggiamo nel report – in Calabria e Campania (inferiori a 16 mila euro), più elevati nella provincia autonoma di Bolzano e in Valle d'Aosta, seguite da Lombardia, provincia autonoma di Trento, Emilia-Romagna e Lazio, tutte con valori superiori ai 30 mila euro”. La Sicilia si colloca al terzultimo posto nazionale con poco più di 16mila euro, confezionando il dato più basso nel periodo preso in considerazione e in calo di circa 2mila euro rispetto al riferimento del 2004.

Anche il quadro relativo alle esportazioni non è certamente migliorato, agevolato in questo crollo, almeno per quello che riguarda la Sicilia, dalla consistente riduzione del peso dei prodotti petroliferi raffinati. “Le ripartizioni territoriali con le quote più elevate di esportazioni sono il Nord-ovest (40,2%) e il Nord-est (31,8%); in particolare, la Lombardia (27,5%) è anche la regione con il maggior numero di operatori all'export (oltre 61 mila)”. La Sicilia si prende circa il 2,4% del totale delle esportazioni nazionali, uno dei dati più bassi del periodo preso in considerazione.

“Nel 2013 la quota dei consumi finali interni sul pil – leggiamo sul report – è molto elevata nelle regioni del Mezzogiorno, superando il 100 per cento in Calabria, Sicilia, Sardegna e Puglia; il valore minimo si registra in Lombardia”. I consumi finali interni, utilizzati nei confronti regionali, per il settore delle famiglie includono solo la spesa per beni e servizi effettuata sul territorio economico.
  
Anche sulla produttività del lavoro (rapporto tra una misura di quantità di prodotto e una misura di quantità di lavoro impiegato per produrlo) la Sicilia non brilla con la sua diciassettesima posizione in graduatoria (28,7 migliaia di euro) e distanziata di circa 10mila euro dalla testa della classifica che vede svettare la Lombardia. In generale la crescita della produttività del lavoro supera la media nazionale nel Nord (1,3%) e nelle Isole (1,4%), mentre è inferiore nel Sud (1,0%) e nel Centro (0,7%).

Crollano invece le quote di investimenti sul pil in quasi tutte le regioni. Le eccezioni sono Basilicata, provincia autonoma di Bolzano e Molise che registrano una crescita degli investimenti in termini reali. Nel 2015 scivola ancora più in basso l'inflazione – in Sicilia è entrata in deflazione per pochissimo (-0,1%) – con un dato che a livello nazionale è compreso tra il valore negativo di Emilia-Romagna, Umbria, Puglia e Sardegna (-0,2%) e il dato positivo della provincia autonoma di Bolzano (+0,5%).

Articolo pubblicato il 14 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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