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Messina - Il Polo oncologico d'eccellenza è rimasta una promessa
di Lina Bruno

Avrebbe dovuto potenziare l’offerta sanitaria dell’Ospedale Papardo con un investimento di 39 mln di euro. A sette anni dal via libera istituzionale, il progetto è rimasto soltanto sulla carta

Tags: Messina



MESSINA - Un polo oncologico d’eccellenza mai nato quello dell’Ospedale Papardo, eppure una legge regionale del 2009 prevedeva per la sua realizzazione importanti risorse. Una struttura all’avanguardia per la quale erano stati stanziati 39 milioni di euro, di cui 28 provenienti da una linea di  finanziamento europeo. A sette anni di distanza, però, non vi è traccia di nulla e adesso si cerca di individuare le responsabilità e, se possibile, recuperare quell’obiettivo.

La norma che ne sanciva la realizzazione non è mai stata resa esecutiva, tanto che nel 2010 il progetto sparì dal Piano sanitario regionale, provvedimento in contrasto con l’accordo quadro del 2003 con il quale i ministri della Salute e dell’Economia, oltre ai rappresentanti regionali, prevedevano la struttura. L’allora assessore alla Sanità Massimo Russo, insieme ai vertici aziendali, avrebbe disposto lo spostamento delle risorse per interventi che di fatto anticipavano l’accorpamento tra il Papardo e il Piemonte, prevedendo l’unificazione di doppioni delle Unità operative. Una vicenda che è stata oggetto di un’interrogazione presentata dall’europarlamentare Michela Giuffrida, che chiede una verifica di come siano stati spesi quei finanziamenti erogati e che potrebbe avere come estrema conseguenza la richiesta da parte degli organi comunitari, della restituzione dei fondi. 

Intanto però l’assessorato della Salute della Regione siciliana, con il decreto del 12 maggio 2014, aveva ammesso alla rendicontazione i fondi strutturali dell’intervento relativo alla “Realizzazione di un centro di eccellenza oncologico nell’ambito del Presidio ospedaliero Papardo di Messina”, circostanza mai verificatasi.

Si impegna da lungo tempo su questo fronte anche l’associazione Cittadinanzattiva, che ha raccolto una serie di documenti che dimostrano il fallimento di un progetto che mirava a interrompere la migrazione di malati oncologici dalla Sicilia verso il Nord d’Italia e creare nel nosocomio della zona Nord un punto di riferimento per l’intero meridione. Il finanziamento, invece, è stato impiegato per l’acquisto di attrezzature mediche mai utilizzate e per la ristrutturazione di un padiglione del nosocomio rimasto però vuoto, così come il reparto di terapia intensiva. Uno spreco che è all’attenzione della Commissione regionale e su cui potrebbe indagare anche la Corte dei Conti.

“Dopo l’insediamento - aveva detto lo stesso direttore generale dell’Azienda ospedaliera, Michele Vullo - abbiamo trovato dispositivi medici e arredi ammassati senza essere stati mai inventariati e utilizzati con evidente danno erariale”. Sulle anomalie riscontrate Vullo aveva inviato l’estate scorsa una lettera alla Corte dei conti, alla Procura, all’assessore alla Salute e alla Presidenza della Regione.

Eppure un’oncologia d’eccellenza il Papardo l’aveva cominciata a costruire negli anni novanta, con il Centro voluto da Saverio D’Aquino, parlamentare nazionale per quattro legislature e sottosegretario in vari governi. Un’Unità medica che venne depotenziata dopo la morte, nel 1997, del suo fondatore. Da quell’esperienza aveva preso corpo l’accordo di programma del 2003, ma che evidentemente contrastava con altri obiettivi che la politica intanto aveva messo in campo. Nel 2004 la Regione aveva erogato 550 mila euro alla fondazione D’Aquino, nata proprio per la gestione della struttura specialistica, fondazione poi sciolta dall'assessore Massimo Russo perchè in realtà non c’era nessun  polo oncologico d’eccellenza.

Il presidente di Cittadinanzattiva Giuseppe Pracanica, vuole tenere viva l’attenzione su una vicenda così paradossale ed è per questo che aveva promosso nel Salone delle bandiere di Palazzo Zanca una conferenza dei sindaci della provincia per coinvolgerli su eventuali iniziative da intraprendere ma a rispondere all’appello sono stati, oltre Messina, solo i comuni di Savoca, San Pier Niceto, Terme Vigliatore, Ucria e Milazzo.

Articolo pubblicato il 23 aprile 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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