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Povertà educativa: al Sud colpisce un minore su tre
di Anna Claudia Dioguardi

Save the children evidenzia le difficoltà dei genitori nell’educare i figli. Investire sui servizi per l’infanzia e arginare così il gap culturale

Tags: Educazione, Save The Children



CATANIA – La recessione che negli ultimi anni ha colpito il nostro Paese ha inciso profondamente sullo stile di vita della popolazione. Che la povertà di tipo materiale sia strettamente collegata ad una recessione culturale è un fenomeno ormai ampiamente evidenziato da studi e statistiche in materia. Che a pagarne le conseguenze siano anche i più piccoli è invece meno noto.

A riportare l’attenzione sulla correlazione tra povertà materiale ed educativa è il rapporto di Save the Children “Le equilibriste. Da scommessa a investimento: la sfida della maternità in Italia”, pubblicato alla vigilia della festa della mamma e di cui già ieri abbiamo pubblicato un primo approfondimento. Il terzo capitolo dell’indagine è dedicato alla povertà educativa. Un fenomeno complesso che non riguarda solo l’ambito accademico – ricorda Save the Children -  ma che investe negativamente anche le capacità ‘non-cognitive’, relazionali e sociali andando ad influenzare il livello di benessere personale e conseguentemente collettivo. Facile intuire il legame con il disagio economico delle famiglie che, proprio a causa delle difficoltà finanziarie, possono offrire minori possibilità educative ai propri figli.

A vivere tale condizione è il 34,5% dei minori nel Sud e nelle Isole e il 22% di quelli del Nord-Ovest.  Più nel dettaglio, come già evidenziato da Save the Children nel rapporto “Illuminiamo il futuro 2030”, pubblicato a settembre 2015, la percentuale di adolescenti del Sud e Isole che non raggiunge competenze minime in matematica è il 44,2% e in letteratura il 42%. Se le ragazze sono più svantaggiate in matematica (il 23% delle alunne non raggiunge le competenze minime contro il 20% dei maschi), l’opposto avviene in letteratura: il 23% dei ragazzi risulta insufficiente contro l’11% delle coetanee.
 
Il Sud resta fanalino di coda al di là delle differenze di genere con risultati inferiori in entrambi gli ambiti di apprendimento. Un esempio su tutti: a non raggiungere le competenze minime in matematica è il 32% delle adolescenti del Sud contro il 16% delle coetanee settentrionali. La percentuale raddoppia anche sul fronte maschile: è carente il 28% dei ragazzi meridionali contro il 14% di quelli del Nord. Intervenire nei primi anni di vita del bambino è la strada individuata da Save tare Children per arginare il fenomeno. Ciò si traduce nell’attribuzione di un ruolo fondamentale ai servizi di prima infanzia nel colmare il divario educativo derivante dalle differenti capacità economiche delle famiglie. Un recente studio canadese ha infatti dimostrato come l’accesso ai nidi consenta di diminuire o eliminare completamente il divario educativo tra bambini provenienti da famiglie disagiate e non.

Le politiche in favore del welfare si sa, tuttavia, non brillano certo nel Bel Paese. “il ruolo  fondamentale dei nidi come prima barriera alla povertà educativa – recita il rapporto - non è supportato da investimenti adeguati”.

La Ong ricorda infatti che il Fondo per il rilancio del Piano di intervento straordinario per i servizi socio-educativi alla prima infanzia è stato finanziato a singhiozzo dal 2007, azzerato a partire dal 2011, rifinanziato per il 2015 con 100 milioni, per essere nuovamente azzerato nel 2016. Sebbene il Paese sia in linea con l’area Ocse per quanto riguarda le spese destinate all’istruzione, infine, continua ad essere sottovalutata la fascia di età tra 0 e 5 anni, destinataria della metà degli investimenti rispetto alle fasce comprese tra 6 e17 anni.

Articolo pubblicato il 06 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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