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Quotidiano di Sicilia

Bruciare i rifiuti nei cementifici è deleterio per due ragioni
di Giuseppe Solarino

Palazzo dei Normanni in difficoltà, si fa strada un’altra possibilità. Già individuate sei potenziali strutture. Dai Verdi aretusei all’amministrazione di Augusta, l’elenco dei contrari è lungo

Tags: Sicilia, Rifiuti, Cementificio, Discarica



AUGUSTA (SR) - Per risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia la Regione starebbe pensando di bruciare i rifiuti nei cementifici seguendo il modello abruzzese. Le discariche infatti ormai sono in via di esaurimento. Sarebbero stati individuati sei cementifici dove i rifiuti potrebbero essere utilizzati come combustibile. I sei cementifici attivi in Sicilia si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero i rifiuti “trasformati” in combustibile dopo un passaggio negli impianti di “trattamento meccanico biologico” come quello inaugurato recentemente a Bellolampo.

Giuseppe Patti, consigliere nazionale della Federazione dei Verdi di Siracusa esprime la propria contrarietà: “I rifiuti nei cementifici sono uno schiaffo alla salute dei siciliani. Sono impianti industriali altamente inquinanti ed equipararli agli inceneritori non è un vantaggio. Infatti per gli inquinanti gassosi i limiti di emissione dei cementifici sono da 2 a 9 volte maggiori rispetto a quelli degli inceneritori classici, mentre per i microinquinanti (diossine e metalli pesanti) i limiti sono gli stessi. Questo vuol dire che i cementifici inquinano molto di più con un aumento almeno triplo di CO2 rispetto d un inceneritore classico. Bruciare i rifiuti non è mai una soluzione sostenibile, sotto nessun profilo. I rifiuti non vanno bruciati ma vanno avviati al recupero di materie, ma la politica ha preso una strada diversa, pur ricevendo pareri negativi dalle commissioni parlamentari competenti. Nella passata legislatura la commissione Sanità aveva espresso più di una perplessità nell’accettare la proposta del ministro all’ambiente Clini, proprio sull’ipotesi che adesso il presidente Crocetta si accinge ad avviare. Alle lobby dei cementifici conviene bruciare il combustibile solido secondario (CSS) ricavato dalla frazione secca dei rifiuti con l’aggiunta di altre componenti perché costa meno dei combustibili fossili, perchè è il modo che hanno per sopravvivere, ma non lo possono più fare sottraendo risorse alle comunità perché i rifiuti sono delle risorse”.

Contraria anche l’Amministrazione comunale di Augusta nel cui territorio esiste un cementificio, il sindaco, Cettina Di Pietro, ha dichiarato: “La nostra zona è già carica di impianti industriali e devastata dal punto di vista ambientale. Agiremo qualora sarà necessario nelle sedi competenti per opporci a decisioni che non condividiamo per il futuro del territorio augustano”. L’assessore comunale all’Ambiente, Danilo Pulvirenti, aggiunge: “Per trasformare i rifiuti che andrebbero a finire nel cementificio in CSS occorrono appositi impianti che non esistono nella nostra zona”.

Giovanni Caire, direttore del cementificio Buzzi Unicem di Augusta dichiara che: “L’impianto è in possesso delle autorizzazioni Aia e Via che lo abilitano a trattare il CSS. Ma deve essere un combustibile di ottima qualità ed è dunque indispensabile l’esistenza di impianti capaci di produrlo prima che venga da noi ricevuto”. Agostino Di Ciaula, coordinatore comitato scientifico Isde Italia (Associazione medici per l’ambiente), ha dichiarato che “Bruciare CSS nei cementifici non conviene né all’ambiente né alla salute. Se si volesse realmente affrontare il problema della sostenibilità dei cementifici - continua Di Ciaula - allora sarebbe opportuno proporre il divieto di utilizzo di alcuni combustibili, come il pet-coke e imporre limiti di emissione più restrittivi”.

Articolo pubblicato il 10 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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