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Trasmissione d'impresa in Sicilia per 1 su 5
di Roberto Pelos

Dati Confartigianato 2006-2016: l’Isola al secondo posto dopo la Basilicata (21%). Passaggio complicato anche a livello nazionale. Catania e Palermo tra le prime 10 città con aziende che hanno cessato l’attività dopo 3 anni

Tags: Startup, Impresa, Sicilia, Confartigianato



COURMAYEUR - Favorire la trasmissione d’impresa per non disperdere il patrimonio economico e di competenze professionali consolidato nelle aziende che hanno molti anni di attività alle spalle. è l’auspicio dei giovani imprenditori di Confartigianato, espresso durante l’assemblea svoltasi nei giorni scorsi; e in effetti, come sottolineato nel corso dell’incontro, dal 2005 al 2014, la quota di titolari d’azienda anziani interessati al passaggio del testimone è aumentata del 43,3% (34.605 in più); dal 2006 ad oggi il passaggio generazionale nelle piccole imprese fino a nove addetti ha riguardato il 27,3% delle aziende, al ritmo di 53 imprese al giorno.

Secondo i dati dell’ente, la Sicilia è tra le regioni italiane maggiormente coinvolte nel passaggio generazionale entro il 2016. La nostra terra, infatti, con una quota del 20,8%, è seconda in classifica dopo la Basilicata (21%), ma prima rispetto al Molise (20,2%) e alla Liguria (20%). Il passaggio di testimone, anche a livello nazionale, tuttavia si rivela complicato, come la sopravvivenza delle neo imprese: infatti il 42% delle aziende nate nel 2010, pari a 111.325 imprese, ha cessato la propria attività a tre anni dalla nascita con la conseguente perdita di 144.301 posti di lavoro.

Dal Rapporto presentato durante l’assemblea emerge come le start-up innovative, costituite dal 2012 ad oggi, siano soltanto 5.324 e al tempo stesso cresca in generale il tasso di cessazione delle nuove aziende a tre anni di vita. Tra il 2001 e il 2010 è cresciuto di 10 punti percentuali: dal 32% per le imprese nate nel 2001, è passato al 42% per le aziende costituite nel 2010. In Sicilia, la quota di sopravvivenza delle aziende nate nel 2010 e ancora in attività a fine 2013 è del 61,6%, mentre la quota di cessazione delle imprese non più attive è del 38,4% per un rank di cessazione del 2%. Sia per quota di sopravvivenza che di cessazione, peggio della nostra regione va solo il Lazio (57,8% e 42,2%) mentre le cose vanno sicuramente meglio, su entrambi i fronti, in Basilicata (69,2% e 30,8%) e in Trentino-Alto Adige (69,1% e 30,1%).

Tra le prime 22 province con imprese che hanno cessato la loro attività nel 2013, a tre anni dalla nascita, al primo posto spicca Roma con una quota del 44,7%, al terzo posto troviamo Catania (41,5%), al settimo posto Palermo (40,1%), in ventesima posizione Trapani (38,3%) mentre al ventiduesimo posto si piazza Verbano-Cusio-Ossola (38,2%); si tratta, in entrambe le classifiche sopra citate, di elaborazione dell’Ufficio Studi Confartigianato su dati Unioncamere.

Il settore più colpito dal tasso di mortalità imprenditoriale è quello delle costruzioni, che dal 2010 ha perso 29.364 addetti. In occasione dell’Assemblea di Curmayeur, è stato anche eletto il nuovo presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato: è Damiano Pietri che ha chiesto maggiore impegno a livello istituzionale per quel che riguarda il ricambio tra anziani e giovani all’interno delle imprese.

“Non solo start up: chiediamo al Governo – ha detto – di concentrare l’attenzione e gli investimenti sul passaggio generazionale nelle imprese italiane. Nelle aziende ‘anziane’ – ha aggiunto Damiano Pietri - c’è un grande valore economico e di cultura produttiva che deve essere preservato e rilanciato dai giovani, sostenendo e facilitando il passaggio di testimone a chi, erede del titolare o dipendente, vuole rilevare l’impresa con gli stessi incentivi fiscali e creditizi oggi previsti per far nascere le start up”.

Articolo pubblicato il 31 maggio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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