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Salute, 11 milioni di cittadini hanno rinunciato alle cure
di Roberto Pelos

Aumentano gli italiani che non si fidano della sanità pubblica: è inadeguata per un meridionale su 7. è quanto emerge da un Rapporto del Censis: + 2 milioni dal 2012

Tags: Salute, Sanità, Censis



ROMA – Le lunghe liste d’attesa presso le strutture sanitarie pubbliche costringono spesso tanti cittadini a rivolgersi ai privati o a fare a meno delle cure mediche in mancanza di disponibilità economiche. è quanto emerge dall’ultimo rapporto del Censis, “Dalla fotografia dell'evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo”, realizzato in collaborazione con un’importante compagnia specializzata nell’assicurazione sanitaria e presentato di recente in occasione del VI “Welfare day”.

Sono aumentati gli italiani che negli ultimi anni hanno dovuto rinviare o rinunciare alle cure mediche per difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni. Nel 2012 erano nove milioni, nel 2016 sono diventati 11 milioni; il fenomeno riguarda, in special modo, 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials. è una situazione desolante quella che emerge dal rapporto del Censis come dimostrano le opinioni dei cittadini soprattutto al Meridione d’Italia dove il 52,8% considera peggiorata la qualità del Servizio sanitario pubblico nella propria regione. Le cose non migliorano di molto al Centro, dove ad avere la stesso parere è il 49% di coloro che sono stati interpellati; la percentuale al Nord-Ovest si attesta al 39,4% e al Nord-Est al 35,4%. Sempre al Mezzogiorno si trova il più alto numero di cittadini che pensano che il servizio sanitario pubblico della propria regione sia inadeguato. La quota, al Sud, arriva al 68,9% e al Centro al 56,1%; le cose migliorano al Nord-Ovest (41,3%) e al Nord-Est (32,8%).

Una conferma della scarsa fiducia dei cittadini verso la sanità pubblica si trova leggendo un altro dato del Rapporto Censis: la spesa sanitaria privata,  è arrivata a 34,5 miliardi di euro e ha registrato un incremento in termini reali del 3,2% dal 2013 al 2015; quella delle strutture a pagamento è la soluzione scelta dal 30,2% degli italiani anche perché laboratori, ambulatori e studi medici sono aperti la sera, nel pomeriggio e nel fine settimana. Il 45,4% dei cittadini del nostro Paese (5,6 punti percentuali in più rispetto al 2013) ha pagato ticket nel privato spendendo le stesse somme o di poco superiori alle tariffe della sanità pubblica; ad aver fatto ricorso all’intramoenia sono stati 7,1 milioni d’italiani, il 66,4% di loro, proprio per evitare le lunghe liste d’attesa che, come già accennato, sono motivo di notevole disagio per tutti.

 Il dossier realizzato dal Censis sottolinea, infine, come un gran numero di italiani, ormai più di 26 milioni, siano dell’idea di sottoscrivere una polizza sanitaria o di aderire ad un Fondo sanitario integrativo, mentre il 57,1% è dell’opinione che, chi può permettersi una polizza sanitaria o lavora in un settore in cui è disponibile la sanità integrativa, dovrebbe stipularla e aderire. Il 30,7% di coloro che hanno optato per questa soluzione lo ha fatto per risparmiare, il 25% perché la copertura può essere estesa a tutto il nucleo familiare, il 13,6% lo ha fatto per accedere più velocemente alle prestazioni. Chi rifiuta lo fa per l’alto costo della polizza (49,7%), perché non è convinto dell’utilità della stessa (28,7%) o perché non si fida di assicurazioni private, fondi sanitari integrativi, ecc. (21,0%). Altro tema affrontato all’interno dell’analisi è quello delle prescrizioni inutili, col 51,3% degli italiani che si dichiara contrario a sanzionare i medici che le fanno, nonostante che 5,4 milioni di cittadini abbiano ricevuto, nell’ultimo anno, prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti che si sono rivelati tali.

Articolo pubblicato il 21 giugno 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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